“Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.
Diritto alla salute
Convegno domenica 11 dicembre
“Diritto alla salute, diritto calpestato”. Questo
è il titolo del
convegno che si
terrà domenica mattina a Guardiagrele
dalle 10.30 presso il Cinema Garden.
L’iniziativa si pone come momento di confronto tra le esperienze di quattro delle cinque regioni commissariate per il debito sanitario e vedrà la partecipazione qualificata di amministratori pubblici e comitati che
hanno intrapreso azioni legali contro i Commissari regionali e le aziende
sanitarie a causa dei drastici tagli agli ospedali delle zone interne.
L’incontro sarà introdotto dai quattro capigruppo di centrosinistra al
consiglio provinciale: Nicola Tinari (PRC), Eliana
Menna (IdV), Camillo D’Amico (PD) e Giovanni Mariotti
(SEL).
Seguiranno, quindi, gli interventi di Armando Sammartino e Franco Di Nucci del comitato “Articolo 32” di Agnone, in Molise; Alessandro Compagno e Piero Ammanniti, del comitato “Salviamo l’ospedale” di
Anagni, in provincia di Frosinone; Luciano Monticelli, sindaco di Pineto e
Pierluigi Mattucci e Giuseppe Forcella di Atri; Vincenzo Cesareo, Direttore del Dipartimento Ospedaliero degli Ospedali Riuniti
Tirreno-Casentino di Cetraro, in provincia di Cosenza; Francesco Pelliccia
e Claudia Di Pasquali, rispettivamente sindaco e presidente del Consiglio Comunale di Subiaco, in provincia
di Roma.
I lavori saranno conclusi dai consiglieri del gruppo “Guardiagrele il bene in comune” Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando e Gianluca Primavera,
promotori dell’iniziativa.
“La provenienza dei relatori fa comprendere come il problema della tutela dei piccoli ospedali non sia un problema locale, ma nazionale. Il sottotitolo dell’iniziativa, poi,
“difendiamo la sanità pubblica” vuole sottolineare il fatto che non è solo un problema di tutela di piccoli ospedali e, quindi, come in molti accusano, di campanili, ma di un modo
di fare politica sanitaria a scapito di fasce numerose e spesso vulnerabili (per il fatto di risiedere in zone interne, per l’età media non certamente bassa, per la mancanza
assoluta di servizi alternativi o complementari).
Basta considerare che i bacini di utenza dei cinque ospedali di Agnone, Anagni, Atri, Subiaco, Cetraro e Guardiagrele si aggirano complessivamente intorno ai cinquecentomila
abitanti (non è, infatti, coinvolta solo la popolazione dei comuni sedi delle strutture). A livello nazionale, quindi, parliamo di milioni di cittadini il cui diritto alla salute
viene messo in crisi dalle scelte dei ministeri (salute ed Economia) e delle regioni.
Tutte le realtà delle quattro regioni coinvolte hanno fatto i conti con i Tribunali per difendere il diritto a mantenere in vita gli essenziali servizi sanitari e in tutti i casi,
almeno fino ad ora, le ragioni del diritto hanno prevalso su quelle dell’economia.
Insomma, alla prova dei fatti, i Programmi Operativi di Abruzzo, Molise, Lazio e Calabria stanno mostrando fortissimi limiti e questo sancisce il fallimento di una politica
sanitaria che non vuole fare i conti con i territori e, quando va male, che si basano su teorie indimostrate o, peggio, fondate su numeri falsi.
Davanti ai Tribunali, infatti, i numeri che giustificherebbero, secondo i commissari, la chiusura degli ospedali, sono stati smentiti. Questo verranno a raccontarci i rappresentanti
delle amministrazioni e dei comitati che, con noi, hanno condiviso la battaglia legale.
L’11 dicembre del 2010, grazie al decreto del Consiglio di Stato, l’ospedale di Guardiagrele era salvato dalla manovra del commissario regionale alla sanità; esattamente a distanza
di un anno da quel traguardo, vengono a Guardiagrele a parlarci di realtà che hanno riacquistato una speranza proprio sulla scia dell’azione legale promossa per il SS.
Immacolata.
Il convegno di domenica non sarà un punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro condiviso con le altre regioni per portare all’attenzione anche del neo ministro una proposta concreta
che tenga realmente conto delle esigenze di popolazioni spesso costrette a rivolgersi lontano, come dimostra la mobilità passiva in Abruzzo.
Sarà interessante verificare come le problematiche del nostro territorio sono praticamente identiche a quelle delle altre regioni: carenza di personale, servizi territoriali che non
funzionano, rete dell’emergenza non idonea, non condivisione delle scelte…
L’incontro di domenica si colloca proprio nel momento in cui la sorte dell’ospedale di Guardiagrele è messa ancora una volta in discussione dall’atto aziendale della ASL di
Chieti.
Contro questo atto oggi stesso abbiamo notificato un nuovo ricorso (il sesto, ormai) e confidiamo che il Tribunale vorrà sospendere tutti i provvedimenti impugnati e trasmettere
finalmente gli atti alla Corte Costituzionale. Alla Consulta chiediamo che venga dichiarata contraria alla Costituzione il decreto legge 98/2011 che, convertendo in legge il
Programma Operativo che il TAR aveva annullato, ha fatto rivivere ciò che il TAR aveva già bocciato”.
Ospedale di Subiaco
Il Consiglio di Stato sospende la chiusura
Il Comune di Subiaco comunica che il Consiglio di
Stato, con provvedimento monocratico in via d’urgenza, ha accolto l’appello cautelare
avverso l’ordinanza del Tar che rigettava la richiesta
di sospensiva riguardo l’efficacia del provvedimento azienzale di chiusura del reparto di terapia intensiva
dell’ospedale “A. Angelucci” di Subiaco.
Lo ha comunicato telefonicamente al
Sindaco Pelliccia l’Avv. Simone Dal Pozzo, incaricato recentemente dai Comuni di Subiaco, Rocca Canterano,
Agosta, Cervara di Roma, Anticoli Corrado,
di curare gli interventi ad adiuvandum nel
ricorso promosso a gennaio scorso dalla
Comunità Montana dell’Aniene; in corso di formalizzazione
anche gli interventi dei Comune di Vallepietra e Rocca Santo
Stefano.
Alla luce del provvedimento odierno, il
reparto di rianimazione non potrà essere dismesso, almeno sino al 13
gennaio, giorno in cui è stata fissata l’udienza sul merito cautelare. “E’ il doveroso riconoscimento
degli sforzi e delle istanze dei cittadini della Valle dell’Aniene;
ora attendiamo con trepidazione e giustificata speranza il provvedimento di merito. Bisogna
continuare a marciare uniti, senza perderci
dietro inutili e dannose schermaglie: questa
rimane l’unica strada per ottenere i risultati
che con grande sacrificio percorriamo quotidianamente, amministratori e cittadini” è il commento del Sindaco dr. Francesco
Pelliccia.
Ufficio Stampa del Comune di Subiaco
L'ospedale di Anagni non chiude
Il Consiglio di Stato sospende gli atti
La terza sezione del Consiglio di Stato, in
accoglimento dell'appello promosso dal comitato
"Salviamo l'ospedale di Anagni" contro l'ordinanza del TAR Lazio che
aveva rigettato la sospensiva degli atti commissariali di chiusura
dell'ospedale di Anagni, ha ribaltato le sorti del presidio
anagnino.
L'ospedale, in base all'ordinanza
depositata oggi all'esito dell'udienza del 26 agosto,
non dovrà chiudere dal 1° ottobre come era previsto nei provvedimenti del
Commissario alla sanità negli atti che sono stati sospesi.
L'esito era stato anticipato all'inizio del mese
quando, con un decreto monocratico, era stato salvato
il pronto soccorso. Oggi la portata del provvedimento
che sospende i provvedimenti commissariali è estesa all'intero presidio ospedaliero.
Il comitato di Anagni è stato rappresentato dall'avvocato Simone Dal Pozzo che ha già ottenuto analoghi risultati a Guardiagrele (in Abruzzo) e ad Agnone (in Molise).
"L'ordinanza del Consiglio di Stato - commenta
l'avvocato Dal Pozzo - coglie nel segno e fa suoi tutti gli
argomenti che avevamo portato alla sua attenzione. Eravamo
convinti che l'ordinanza del TAR di fine maggio fosse
ingiusta poichè considerava esaustiva una istruttoria che oggi,
invece, appare gravemente lacunosa e carente come
avevamo dimostrato negli atti difensivi e con i documenti".
Queste le motivazioni dell'accoglimento:
"Visto che con i provvedimenti impugnati in primo
grado, tra l'altro, è disposta la chiusura dell'ospedale di
Anagni a partire dal 1 ottobre 2011;
Considerato che, allo stato, gli atti di causa suffragano la fondatezza, tra l'altro, della censura di difetto di istruttoria dei
provvedimenti suddetti, risultando una palese
discordanza tra i dati statistici regionali
relativi ad una ridotta utilizzazione della
struttura ospedaliera in questione (al di sotto dei parametri stabiliti come minimi) e quelli rilevabili dalla documentazione allegata daglia ppellanti;
Rilevato che la struttura ospedaliera come attualmrente
organizzata, dotata di unità di terapia intensiva e di varie unità operative, serve un bacino
di 80.000 assistiti circa, residenti in oltre 10 Comuni
della zona;
Considerato, altresì, che, ad un primo esame, la
diversa tipologia di presidi sanitari prevista è idonea a garantire prestazioni sanitarie di portata molto circoscritta;
Ritenuto, pertanto, che la disposta chiusura del
suddetto ospedale arrecherebbe danno grave ed
irreparabile agli appellanti, residenti nella
zona servita da tale struttura ospedaliera, in quanto
li priverebbe dell'accesso, con modalità ragionevoli, ad un
livello di assistenza sanitaria effettivamente
corrispondente alle esigenze terapeutiche richieste
da patologie molto diffuse".
"Come si vede - commenta l'avv. Simone Dal Pozzo - l'ordinanza è
particolarmente articolata perchè prende in considerazione gli aspetti più importanti della
vicenda e sottolinea come gli atti commissariali non
siano sostenuti dalla necessaria istruttoria.
Questo provvedimento chiude la fase cautelare del
giudizio, ma contiene elementi che saranno
certamente utili nella fase di merito, visto che il difetto di istruttoria è uno
dei motivi di
annullamehto dell'atto amministrativo".
L'ordinanza invita il TAR Lazio a fissare sollecitamente l'udienza di merito e quella sarà la sede nella quale verrà emessa la
sentenza definitiva.
Va sottolineato come dei 24 ospedali per i quali i
decreti della Polverini prevedevano la chiusura,
quello di Anagni è probabilmente l'unico che viene
interamente salvato grazie all'azione giudiziaria.
L'ordinanza non può essere impugnata , ma solo eseguita dalle Amministrazioni
interessate. Regione, Commissario e ASL dovranno, quindi, assicurare la
funzionalità dell'ospedale di Anagni che, in questo modo, potrà
continuare ad assolvere la sua funzione di tutela della salute dei
cittadini dell'intero comprensorio.
"La situazione di Anagni - aggiunge l'Avv. Simone
Dal Pozzo - mi spinge ad un confronto con la regione
Abruzzo, nella quale risiedo. Da noi, a causa di una previsione nella
recente manovra finanziaria, gli atti del
Commissario che chiudevano i piccoli ospedali,
inizialmente annullati dal TAR sono stati trasformati in legge. Se questa norma fosse stata scritta anche per la regione
Lazio, oggi non avremmo ottenuto questo risultato".
Lettera a Napolitano
Presidente, non promulghi il decreto
I consiglieri comunali di Guardiagrele che hanno lanciato l'allarme nazionale sui contenuti della manovra finanziaria, hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica.
Questo il testo:
"Signor Presidente della Repubblica,
da mesi seguiamo con assiduità le sorti della organizzazione sanitaria della regione Abruzzo e, in modo particolare, quelle dei piccoli ospedali (tra i quali quello
di Guardiagrele, la città nella quale esercitiamo il ministero di consiglieri comunali).
Il Commissario ad acta per il rientro dai disavanzi del settore sanità della regione Abruzzo nell’agosto dello scorso anno approvò il c.d. Programma
Operativo (previsto dalla L. 191/2009) che prevedeva la disattivazione (chiusura) entro il 31 dicembre 2010 dell’ospedale di Guardiagrele, un presidio collocato in zona
montana che serve una popolazione di circa quarantamila abitanti.
Contro quei provvedimenti (si tratta di due delibere commissariali), promuovemmo due ricorsi davanti al TAR. Prima il Consiglio di Stato in sede di
appello cautelare e, quindi, il TAR Abruzzo con due recentissime sentenze del maggio scorso (la n. 263/2011 e la n. 292/2011), hanno dapprima sospeso e, poi, annullato il Programma
Operativo “salvando”, di fatto, l’ospedale di Guardiagrele non ancora chiuso e sancendo la riapertura di altri piccoli ospedali che, intanto, erano stati già disattivati.
Ora, nella bozza della manovra economica che il Governo si accinge ad adottare, si stabilisce l’approvazione del Programma Operativo 2010 che il TAR aveva annullato
perché in contrasto con le Leggi della Regione Abruzzo in tema di organizzazione sanitaria e con lo stesso “Piano di rientro” che il Commissario era chiamato ad adottare. In
sostanza, quegli atti commissariali diventano legge dello Stato e, con legge dello Stato, si stabilisce la chiusura di piccoli ospedali!
Questo provvedimento, che riteniamo illegittimo perché in contrasto con i principi di sussidiarietà, leale collaborazione, uguaglianza, ragionevolezza e separazione
delle competenze e dei poteri, appare lesivo dei diritti dei cittadini perché, con poche righe, trasforma la Costituzione della Repubblica in carta straccia.
Noi ci appelliamo a Lei, Signor Presidente, perché eserciti con vigore tutte le Sue prerogative facendo in modo che il decreto che il Governo si accinge ad approvare non
contenga quella sciagurata previsione e perché, se sarà necessario, non proceda alla sua promulgazione.
Riteniamo, infatti, che qualora la norma dovesse entrare in vigore, in un solo colpo il diritto alla salute di migliaia di cittadini verrebbe letteralmente calpestato.
Confidando nel Suo intervento, salutiamo con deferenza.
I Consiglieri comunali
Gianna Di Crescenzo - Carla Altorio - Simone Dal Pozzo – Angelo Orlando –Gianluca Primavera
L'INVITO E' A SCRIVERE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA LO STESSO TESTO (SE ABRUZZESI) O ADATTANDOLO. LE LETTERE POSSONO ESSERE INVIATE UTILIZZANDO IL LINK "POSTA" IN ALTO A DESTRA SUL SITO QUIRINALE.IT O INVIANDO UN FAX AL NUMERO 06.46993125
