“Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.
Bracciano: l'ospedale non chiude
Il Consiglio di Stato sospende la sentenza
Il Consiglio di Stato, con il decreto monocratico n. 691/2012, ha sospeso l'efficacia della sentenza n. 9949/2011 del TAR Lazio che aveva dato il via libera alla chiusura dell'ospedale di Bracciano, caduto sotto la scure dei provvedimenti del 2010 del commissario per la sanità.
In sostanza il supremo giudice amministrativo ha deciso che, almeno fino all'udienza del prossimo 9 marzo, il presidio di Bracciano non sarà chiuso e che, quindi, non avranno esecuzione i decreti del Commissario della regione Lazio 80 e 113 del 2010.
L'appello contro la sentenza del TAR Lazio è stato promosso dai comuni di Bracciano , Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Ladispoli, Canale Monterano e Cerveteri difesi dallo studio Damiani di Roma, che aveva già curato il primo grado, e dallo studio Dal Pozzo di Guardiagrele che ha curato altre azioni legali in difesa degli ospedali nelle regioni commissariate (Guardiagrele, Agnone, Anagni, Pontecorvo, Subiaco).
Il decreto del Consiglio di Stato, depositato nella tarda mattinata di oggi, oltre a rilevare la gravità del pregiudizio derivante dalla chiusura di un ospedale, mette in evidenza una discordanza tra i dati dell'istruttoria che il Tar ordinò e la sentenza stessa.
Il provvedimento ha carettere interinale e conserverà la sua efficacia almeno fino all'udienza del 9 marzo quando, davanti al collegio, sarà discussa l'istanza di sospensione dell'efficacia della sentenza.
Patto per la Salute 2013-2015
I pissoli ospedali saranno chiusi
La conferenza Stato-Regioni nei prossimi giorni inizierà l'esame del testo del nuovo Patto per la Salute. L'accordo, che dovrà regolare il funzionamento del servizio sanitario nazionale negli anni 2013-2015 dovrà essere siglato entro il mese di aprile per evitare che il Governo proceda d'autorità.
La bozza che circola in queste ore parte da alcuni presupposti preoccupanti.
Innanzitutto i tagli delle risorse per gli anni 2012-2014 mettono in crisi, per stessa ammissione delle regioni, la tenuta del sistema. "Un finanziamento decrescente - si legge nelldocumento - pone il problema del mantenimento degli attuali standard assistenziali".
D'altra parte si ritiene che il difficilissimo momento possa costituire, come spesso si dice, una opportunità per "affrontare un processo riformator in grado di mantenere, sia pure con risorse inferiori, lo stesso livello di garanzie e di diritti per i cittadini".
"Risulta francamente difficile conciliare la carenza di fondi con il mantenimento delle garanzie dei diritti", commenta Simone Dal Pozzo, redattore della bozza di documento del Comitato Nazionale "articolo 32" da sottoporre per l'approvazione ai soggetti che fanno parte del comitato e che si sono riuniti a Guardiagrele (CH) lo scorso 11 dicembre.
"In effetti - prosegue - dalla lettura della prima bozza del Patto per la Salute è difficile che dalla situazione attuale si possa addirittura elevare la qualità, soprattutto se si considerano, tra le altre, alcune scelte che la Conferenza si accinge ad esaminare.
Mi riferisco alla decisione di riconvertire tutti gli ospedali italiani con meno di 120 posti letto. Purtroppo l'esperienza delle regioni commissariate ha chiarito che la riconversione dei piccoli ospedali non corrisponde affatto al miglioramento della qualità dei servizi.
Se consideriamo i casi dell'Abruzo e del Lazio, ad esempio, ci si rende conto che le strutture terrotoriali che dovevano sostituire gli ospedali (i presidi di Assistenza in Abruzzo e gli ospedali distrettuali nel Lazio) non hanno mai veramente funzionato come ci si aspettava. E questo è tanto più vero se si considera che gli ospedali che dovevano essere chiusi e che grazie alle azioni legali sono rimasi, almeno per ora aperti, oggi costituiscono la valvola di salvezza per l'assistenza sanitaria.
E' il caso, ad esempio, dell'ospedale di Guardiagrele (CH) o di Anagni (FR) che continuano a ricoverare pazienti affetti da patologie acute, anche di media e alta complessità.
Il modello delle regioni commissariate - prosegue Dal Pozzo - che pare essere il riferimento per il nuovo Patto, ha dimostrato di non funzionare ed è questo uno degli aspetti sui quali il Comitato Nazionale intende promuovere la sua azione".
La bozza del nuovo Patto per la Salute, poi, mette in evidenza un'altra grave criticità. Si tratta del tema del personale.
Le Regioni ammettono che sanzionare il deficit con il solo blocco del turn over ha costituito in alcuni casi una lesione dei livelli essenziali di assistenza e che, addirittura, spesso è sono state adottate soluzioni spesso più onerose del problema da risolvere.
"Si chiarisce - aggiunge Dal Pozzo - che è più costoso sopperire a carenze di organico con turni aggiuntivi o convenzionamenti con privati che con nuove assunzioni, tanto che lo stesso legislatore ha previsto la possibilità di intervenire sbloccando il turn over".
Un capitolo interessante della bozza riguarda la proposta di interventi per modificare i poteri dei Commissari "anche per una più idonea difesa davanti al TAR".
"Questa scelta - conclude Simone Dal Pozzo che ha difeso comuni e comitati in tre delle cinque regioni commissariate contro i Programmi Operativi che hanno chiuso i piccoli ospedali - conferma la forza degli argomenti portati davanti al Tribunali, forza alla quale si è cercato di reagire con provvedimenti normativi che hanno annullatoi le sentenze dei TAR".
Nei prossimi giorni il Comitato promuoverà una iniziativa di sensibilizzazione partendo dall'approvazione del "documento base" del Comitato Nazionale (oggi all'esdame dei comuni e dei comitati promotori) e, quindi, sollecitando i Ministeri e la stessa Conferenza Stato-Regioni all'adozione di misure che non aggravino ulteriormente il quadro attuale.
Diritto alla salute
Convegno domenica 11 dicembre
“Diritto alla salute, diritto calpestato”. Questo
è il titolo del
convegno che si
terrà domenica mattina a Guardiagrele
dalle 10.30 presso il Cinema Garden.
L’iniziativa si pone come momento di confronto tra le esperienze di quattro delle cinque regioni commissariate per il debito sanitario e vedrà la partecipazione qualificata di amministratori pubblici e comitati che
hanno intrapreso azioni legali contro i Commissari regionali e le aziende
sanitarie a causa dei drastici tagli agli ospedali delle zone interne.
L’incontro sarà introdotto dai quattro capigruppo di centrosinistra al
consiglio provinciale: Nicola Tinari (PRC), Eliana
Menna (IdV), Camillo D’Amico (PD) e Giovanni Mariotti
(SEL).
Seguiranno, quindi, gli interventi di Armando Sammartino e Franco Di Nucci del comitato “Articolo 32” di Agnone, in Molise; Alessandro Compagno e Piero Ammanniti, del comitato “Salviamo l’ospedale” di
Anagni, in provincia di Frosinone; Luciano Monticelli, sindaco di Pineto e
Pierluigi Mattucci e Giuseppe Forcella di Atri; Vincenzo Cesareo, Direttore del Dipartimento Ospedaliero degli Ospedali Riuniti
Tirreno-Casentino di Cetraro, in provincia di Cosenza; Francesco Pelliccia
e Claudia Di Pasquali, rispettivamente sindaco e presidente del Consiglio Comunale di Subiaco, in provincia
di Roma.
I lavori saranno conclusi dai consiglieri del gruppo “Guardiagrele il bene in comune” Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando e Gianluca Primavera,
promotori dell’iniziativa.
“La provenienza dei relatori fa comprendere come il problema della tutela dei piccoli ospedali non sia un problema locale, ma nazionale. Il sottotitolo dell’iniziativa, poi,
“difendiamo la sanità pubblica” vuole sottolineare il fatto che non è solo un problema di tutela di piccoli ospedali e, quindi, come in molti accusano, di campanili, ma di un modo
di fare politica sanitaria a scapito di fasce numerose e spesso vulnerabili (per il fatto di risiedere in zone interne, per l’età media non certamente bassa, per la mancanza
assoluta di servizi alternativi o complementari).
Basta considerare che i bacini di utenza dei cinque ospedali di Agnone, Anagni, Atri, Subiaco, Cetraro e Guardiagrele si aggirano complessivamente intorno ai cinquecentomila
abitanti (non è, infatti, coinvolta solo la popolazione dei comuni sedi delle strutture). A livello nazionale, quindi, parliamo di milioni di cittadini il cui diritto alla salute
viene messo in crisi dalle scelte dei ministeri (salute ed Economia) e delle regioni.
Tutte le realtà delle quattro regioni coinvolte hanno fatto i conti con i Tribunali per difendere il diritto a mantenere in vita gli essenziali servizi sanitari e in tutti i casi,
almeno fino ad ora, le ragioni del diritto hanno prevalso su quelle dell’economia.
Insomma, alla prova dei fatti, i Programmi Operativi di Abruzzo, Molise, Lazio e Calabria stanno mostrando fortissimi limiti e questo sancisce il fallimento di una politica
sanitaria che non vuole fare i conti con i territori e, quando va male, che si basano su teorie indimostrate o, peggio, fondate su numeri falsi.
Davanti ai Tribunali, infatti, i numeri che giustificherebbero, secondo i commissari, la chiusura degli ospedali, sono stati smentiti. Questo verranno a raccontarci i rappresentanti
delle amministrazioni e dei comitati che, con noi, hanno condiviso la battaglia legale.
L’11 dicembre del 2010, grazie al decreto del Consiglio di Stato, l’ospedale di Guardiagrele era salvato dalla manovra del commissario regionale alla sanità; esattamente a distanza
di un anno da quel traguardo, vengono a Guardiagrele a parlarci di realtà che hanno riacquistato una speranza proprio sulla scia dell’azione legale promossa per il SS.
Immacolata.
Il convegno di domenica non sarà un punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro condiviso con le altre regioni per portare all’attenzione anche del neo ministro una proposta concreta
che tenga realmente conto delle esigenze di popolazioni spesso costrette a rivolgersi lontano, come dimostra la mobilità passiva in Abruzzo.
Sarà interessante verificare come le problematiche del nostro territorio sono praticamente identiche a quelle delle altre regioni: carenza di personale, servizi territoriali che non
funzionano, rete dell’emergenza non idonea, non condivisione delle scelte…
L’incontro di domenica si colloca proprio nel momento in cui la sorte dell’ospedale di Guardiagrele è messa ancora una volta in discussione dall’atto aziendale della ASL di
Chieti.
Contro questo atto oggi stesso abbiamo notificato un nuovo ricorso (il sesto, ormai) e confidiamo che il Tribunale vorrà sospendere tutti i provvedimenti impugnati e trasmettere
finalmente gli atti alla Corte Costituzionale. Alla Consulta chiediamo che venga dichiarata contraria alla Costituzione il decreto legge 98/2011 che, convertendo in legge il
Programma Operativo che il TAR aveva annullato, ha fatto rivivere ciò che il TAR aveva già bocciato”.
Ospedale di Subiaco
Il Consiglio di Stato sospende la chiusura
Il Comune di Subiaco comunica che il Consiglio di
Stato, con provvedimento monocratico in via d’urgenza, ha accolto l’appello cautelare
avverso l’ordinanza del Tar che rigettava la richiesta
di sospensiva riguardo l’efficacia del provvedimento azienzale di chiusura del reparto di terapia intensiva
dell’ospedale “A. Angelucci” di Subiaco.
Lo ha comunicato telefonicamente al
Sindaco Pelliccia l’Avv. Simone Dal Pozzo, incaricato recentemente dai Comuni di Subiaco, Rocca Canterano,
Agosta, Cervara di Roma, Anticoli Corrado,
di curare gli interventi ad adiuvandum nel
ricorso promosso a gennaio scorso dalla
Comunità Montana dell’Aniene; in corso di formalizzazione
anche gli interventi dei Comune di Vallepietra e Rocca Santo
Stefano.
Alla luce del provvedimento odierno, il
reparto di rianimazione non potrà essere dismesso, almeno sino al 13
gennaio, giorno in cui è stata fissata l’udienza sul merito cautelare. “E’ il doveroso riconoscimento
degli sforzi e delle istanze dei cittadini della Valle dell’Aniene;
ora attendiamo con trepidazione e giustificata speranza il provvedimento di merito. Bisogna
continuare a marciare uniti, senza perderci
dietro inutili e dannose schermaglie: questa
rimane l’unica strada per ottenere i risultati
che con grande sacrificio percorriamo quotidianamente, amministratori e cittadini” è il commento del Sindaco dr. Francesco
Pelliccia.
Ufficio Stampa del Comune di Subiaco
