“Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.
L'ospedale di Anagni non chiude
Il Consiglio di Stato sospende gli atti
La terza sezione del Consiglio di Stato, in
accoglimento dell'appello promosso dal comitato
"Salviamo l'ospedale di Anagni" contro l'ordinanza del TAR Lazio che
aveva rigettato la sospensiva degli atti commissariali di chiusura
dell'ospedale di Anagni, ha ribaltato le sorti del presidio
anagnino.
L'ospedale, in base all'ordinanza
depositata oggi all'esito dell'udienza del 26 agosto,
non dovrà chiudere dal 1° ottobre come era previsto nei provvedimenti del
Commissario alla sanità negli atti che sono stati sospesi.
L'esito era stato anticipato all'inizio del mese
quando, con un decreto monocratico, era stato salvato
il pronto soccorso. Oggi la portata del provvedimento
che sospende i provvedimenti commissariali è estesa all'intero presidio ospedaliero.
Il comitato di Anagni è stato rappresentato dall'avvocato Simone Dal Pozzo che ha già ottenuto analoghi risultati a Guardiagrele (in Abruzzo) e ad Agnone (in Molise).
"L'ordinanza del Consiglio di Stato - commenta
l'avvocato Dal Pozzo - coglie nel segno e fa suoi tutti gli
argomenti che avevamo portato alla sua attenzione. Eravamo
convinti che l'ordinanza del TAR di fine maggio fosse
ingiusta poichè considerava esaustiva una istruttoria che oggi,
invece, appare gravemente lacunosa e carente come
avevamo dimostrato negli atti difensivi e con i documenti".
Queste le motivazioni dell'accoglimento:
"Visto che con i provvedimenti impugnati in primo
grado, tra l'altro, è disposta la chiusura dell'ospedale di
Anagni a partire dal 1 ottobre 2011;
Considerato che, allo stato, gli atti di causa suffragano la fondatezza, tra l'altro, della censura di difetto di istruttoria dei
provvedimenti suddetti, risultando una palese
discordanza tra i dati statistici regionali
relativi ad una ridotta utilizzazione della
struttura ospedaliera in questione (al di sotto dei parametri stabiliti come minimi) e quelli rilevabili dalla documentazione allegata daglia ppellanti;
Rilevato che la struttura ospedaliera come attualmrente
organizzata, dotata di unità di terapia intensiva e di varie unità operative, serve un bacino
di 80.000 assistiti circa, residenti in oltre 10 Comuni
della zona;
Considerato, altresì, che, ad un primo esame, la
diversa tipologia di presidi sanitari prevista è idonea a garantire prestazioni sanitarie di portata molto circoscritta;
Ritenuto, pertanto, che la disposta chiusura del
suddetto ospedale arrecherebbe danno grave ed
irreparabile agli appellanti, residenti nella
zona servita da tale struttura ospedaliera, in quanto
li priverebbe dell'accesso, con modalità ragionevoli, ad un
livello di assistenza sanitaria effettivamente
corrispondente alle esigenze terapeutiche richieste
da patologie molto diffuse".
"Come si vede - commenta l'avv. Simone Dal Pozzo - l'ordinanza è
particolarmente articolata perchè prende in considerazione gli aspetti più importanti della
vicenda e sottolinea come gli atti commissariali non
siano sostenuti dalla necessaria istruttoria.
Questo provvedimento chiude la fase cautelare del
giudizio, ma contiene elementi che saranno
certamente utili nella fase di merito, visto che il difetto di istruttoria è uno
dei motivi di
annullamehto dell'atto amministrativo".
L'ordinanza invita il TAR Lazio a fissare sollecitamente l'udienza di merito e quella sarà la sede nella quale verrà emessa la
sentenza definitiva.
Va sottolineato come dei 24 ospedali per i quali i
decreti della Polverini prevedevano la chiusura,
quello di Anagni è probabilmente l'unico che viene
interamente salvato grazie all'azione giudiziaria.
L'ordinanza non può essere impugnata , ma solo eseguita dalle Amministrazioni
interessate. Regione, Commissario e ASL dovranno, quindi, assicurare la
funzionalità dell'ospedale di Anagni che, in questo modo, potrà
continuare ad assolvere la sua funzione di tutela della salute dei
cittadini dell'intero comprensorio.
"La situazione di Anagni - aggiunge l'Avv. Simone
Dal Pozzo - mi spinge ad un confronto con la regione
Abruzzo, nella quale risiedo. Da noi, a causa di una previsione nella
recente manovra finanziaria, gli atti del
Commissario che chiudevano i piccoli ospedali,
inizialmente annullati dal TAR sono stati trasformati in legge. Se questa norma fosse stata scritta anche per la regione
Lazio, oggi non avremmo ottenuto questo risultato".
Lettera a Napolitano
Presidente, non promulghi il decreto
I consiglieri comunali di Guardiagrele che hanno lanciato l'allarme nazionale sui contenuti della manovra finanziaria, hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica.
Questo il testo:
"Signor Presidente della Repubblica,
da mesi seguiamo con assiduità le sorti della organizzazione sanitaria della regione Abruzzo e, in modo particolare, quelle dei piccoli ospedali (tra i quali quello
di Guardiagrele, la città nella quale esercitiamo il ministero di consiglieri comunali).
Il Commissario ad acta per il rientro dai disavanzi del settore sanità della regione Abruzzo nell’agosto dello scorso anno approvò il c.d. Programma
Operativo (previsto dalla L. 191/2009) che prevedeva la disattivazione (chiusura) entro il 31 dicembre 2010 dell’ospedale di Guardiagrele, un presidio collocato in zona
montana che serve una popolazione di circa quarantamila abitanti.
Contro quei provvedimenti (si tratta di due delibere commissariali), promuovemmo due ricorsi davanti al TAR. Prima il Consiglio di Stato in sede di
appello cautelare e, quindi, il TAR Abruzzo con due recentissime sentenze del maggio scorso (la n. 263/2011 e la n. 292/2011), hanno dapprima sospeso e, poi, annullato il Programma
Operativo “salvando”, di fatto, l’ospedale di Guardiagrele non ancora chiuso e sancendo la riapertura di altri piccoli ospedali che, intanto, erano stati già disattivati.
Ora, nella bozza della manovra economica che il Governo si accinge ad adottare, si stabilisce l’approvazione del Programma Operativo 2010 che il TAR aveva annullato
perché in contrasto con le Leggi della Regione Abruzzo in tema di organizzazione sanitaria e con lo stesso “Piano di rientro” che il Commissario era chiamato ad adottare. In
sostanza, quegli atti commissariali diventano legge dello Stato e, con legge dello Stato, si stabilisce la chiusura di piccoli ospedali!
Questo provvedimento, che riteniamo illegittimo perché in contrasto con i principi di sussidiarietà, leale collaborazione, uguaglianza, ragionevolezza e separazione
delle competenze e dei poteri, appare lesivo dei diritti dei cittadini perché, con poche righe, trasforma la Costituzione della Repubblica in carta straccia.
Noi ci appelliamo a Lei, Signor Presidente, perché eserciti con vigore tutte le Sue prerogative facendo in modo che il decreto che il Governo si accinge ad approvare non
contenga quella sciagurata previsione e perché, se sarà necessario, non proceda alla sua promulgazione.
Riteniamo, infatti, che qualora la norma dovesse entrare in vigore, in un solo colpo il diritto alla salute di migliaia di cittadini verrebbe letteralmente calpestato.
Confidando nel Suo intervento, salutiamo con deferenza.
I Consiglieri comunali
Gianna Di Crescenzo - Carla Altorio - Simone Dal Pozzo – Angelo Orlando –Gianluca Primavera
L'INVITO E' A SCRIVERE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA LO STESSO TESTO (SE ABRUZZESI) O ADATTANDOLO. LE LETTERE POSSONO ESSERE INVIATE UTILIZZANDO IL LINK "POSTA" IN ALTO A DESTRA SUL SITO QUIRINALE.IT O INVIANDO UN FAX AL NUMERO 06.46993125
Ospedali chiusi per decreto legge
Super poteri ai commissari
La bozza della manovra economica che il governo approverà il 30 giugno contiene alcune previsioni che riguardano direttamente i temi delal tutela della salute e dei piccoli ospedali.
Lo segnalano in un comunicato i consiglieri del gruppo "Guardiagrele il bene in comune" di Guardiagrele, ma è evidente che la previsione è destinata a sortire effetti in tutte le regioni commissariate.
Il Gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" segue con la massima attenzione la questione relativa alla chiusura dei piccoli ospedali prevista dal Programma Operativo 2010 del commissario alla sanità e presidente della regione Abruzzo.
Dopo avere impugnato quel provvedimento ed avere riportato una vittoria in fase cautelare davanti al Consiglio di Stato e, quindi, due vittorie nel merito davanti al TAR Abruzzo, annuncia che l'Ufficio commissariale ha proposto appello contro le sentenze chiedendone la revoca.
Appena dopo le sentenze (maggio 2011), il presidente Chiodi chiese ed ottenne la convocazione di un vertice a Roma per verificare come poter proseguire l'incarico commissariale, a suo avviso ostacolato dai provvedimenti del Giudice Amministrativo.
In quella sede venne annunciato un provvedimento da parte del Governo.
A questo punto, per evitare colpi di mano da parte del Governo nazionale e regionale, lo scorso 1° giugno, il gruppo consiliare ha diffidato il Presidente del Consiglio Regionale dal portare in discussione provvedimenti modificativi del Piano Sanitario del 2008 e il Governo (nelle persone del presidente del Consiglio e dei Ministri dell'Economia e della Salute) dall'adottare atti che potessero attribuire poteri commissariali confliggenti con le norme di legge che dicono che ad altri spetta il potere diprogrammazione sanitaria.
Il gruppo consiliare, che ha agito in giudizio conil patrocinio dell'Avv. Simone Dal Pozzo, ha seguito la fase successiva e anche gli sviluppi degli ultimi giorni
relativi alla manovra economica di cui nella serata del 28 giugno 2011, a seguito del vertice di maggioranza, è stata diffusa una bozza.
Il gruppo, quindi, si rivela ancora una volta una sentinella posta a guardia della tutela degli interssi della comunità e lancia, a un anno dalla prima bozza del Programma
Operativo, l'allarme su un decreto che potrebbe far rivivere quel che il TAR aveva, su nostro ricorso, cancellato.
Dalla lettura del documento emerge che quel che il governo aveva annunciato lo scorso 24 maggio nel vertice romano con i commissari alla sanità si è materializzato
a pagina 24 della bozza di manovra economica discussa il 28 giugno nel vertice di maggioranza e, anzi, quel che il Governo si appresterebbe ad approvare è addirittura peggio di
quanto si potesse immaginare.
"Nella manovra estiva proposta da Tremonti si dicono essenzialmente due cose.
La prima che vale per tutte le regioni commissariate. Se vi sono contrasti tra il Piano di rientro e il Programma Operativo da una parte e, dall'altra, norme regionali, il
Consiglio regionale, rilevato il contrasto anche su indicazione del commissario, è chiamato ad adottare i provvedimenti necessari entro sessanta gionri. Se non lo fa, interviene il
Governo sostituendosi alla regione.
La seconda previsione è quella più pericolosa perchè riserva un trattamento speciale alla regione Abruzzo quale evidente effetto delle sentenze con le quali il TAR
ha salvato i piccoli ospedali.
Il Governo trasforma in una legge dello stato il programma operativo 2010 (quello bocciato dai TAR) e, dopo avergli modificato l'incarico commissariale, dà 60
giorni a Chiodi per approvare il Piano Sanitario regionale 2011 - 2012.
Purtroppo le previsioni di un colpo di mano che ci avevano costretto a diffidare anche il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri delle Finanze e della Salute,
alla luce dei fatti, si sono rivelate fondate. E questo dimostra ancora una volta la forza delle posizioni espresse da ormai un anno dal gruppo consiliare di centrosinistra
"Guardiagrele il bene in comune" che ha condotto una battaglia pionieristica sulla salvaguardia dei piccoli ospedali, aprendo la strada ad un filone che ha fatto scuola anche in
Molise e nel Lazio; una forza che, per essere contrastata, ha richiesto addirittura un intervento del governo nazionale.
Temevamo, in effeti, che il Governo potesse superare quanto il TAR aveva detto e, cioè, che il potere di programmazione sanitaria spetta alla Regione e così, purtroppo, è
stato.
Ovviamente si tratta di una bozza, ma se il tutto si trasformasse nel decreto legge annunciato per giovedì, questo significherebbe che in pochi giorni l'ospedale di
Guardiagrele sarebbe chiuso e quelli che, pur essendo disattivati, sono stati salvati, perderanno definitivamente la speranza di tornare a funzionare.
Un decreto legge, infatti, appena dopo la firma del Presidente della Repubblica, è legge ed ha efficacia immediata anche prima della conversione in legge che deve avvenire in
Parlamento entro sessanta giorni dalla sua adozione.
Insomma, l'ospedale di Guardiagrele chiude per decreto legge: questa è la verità dei fatti di fronte alla quale non ci si può arrendere.
E' vero che in poche sciagurate righe si cancellano mesi e mesi di battaglie e si barattano i diritti per i bilanci che certamente non sono in rosso per i piccoli ospedali, ma è
altrettanto vero che la guerra non è ancora finita. Sbaglia, infatti, il Governo se crede di poter liquidare la pratica con la decretazione d'urgenza.
Resta aperto il fronte giudiziario anche a seguito dell'appello appena notificato dal commissario, appello che, però, potrebbe anche avere una vita breve se il
Consiglio di Stato, alla luce del decreto legge, dovesse dichiarare cessata la materia del contendere visto che il Programma Operativo, come atto amministrativo non esiste più.
Comunque sia, annunciamo sin da ora che queste norme saranno immediatamente impugnate davanti alla Corte Costituzionale.
Resta, poi, aperto anche il fronte della "lotta" politica. Con una nota inviata la scorsa notte al Presidente Napolitano lo abbiamo invitato a non firmare il
decreto legge non solo per salvare il nostro ospedale, ma anche perchè quel provvedimento demolisce in un solo colpo i principi più importanti della Costituzione in tema di
autonomie: sussidiarietà e leale collaborazione.
Se anche su questo decreto legge, qualora fosse approvato così come è, il governo dovesse porre la fiducia, è chiaro che i parlamentari abruzzesi che la votassero, assumerebbero di
fronte all'intera regione una grave responsabilità.
Resta, per ora, l'invito al Governo a stralciare completamente questa parte dal decreto legge con l'invito ad abbandonare la via autoritativa e a rispettare i diritti dei
cittadini.
Il Governo trema
Tutti i commissari a Roma
La sentenza del TAR che riguarda Guardiagrele fa tremare il Governo che convoca a Roma tutti i commissari (Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e
Lazio) forse per informarli del fatto che le leggi regionali e i piani di rientro non si toccano e che, anzi, l'unico compito che hanno è quallo di darvi attuazione.
La riunione si terrà a Roma, martedì prossimo, 24 maggio (ore 10,30 Ministero dell'Economia), per una attenta riflessione sul ruolo dell'organo commissariale e sui
poteri che allo stesso attengono.
La riunione congiunta del Tavolo adempimenti e del Comitato Lea è stata tempestivamente convocata da Francesco Massicci del Dipartimento Ragioneria del
ministero dell'Economia, in recepimento alla richiesta formulata dal presidente della Regione Abruzzo, e Commissario ad acta per la Sanità, Gianni Chiodi.
Il sollecito di un chiarimento generale era stato chiesto da Chiodi a seguito delle ultime sentenze del Tar Abruzzo che hanno di fatto annullato alcune deliberazioni commissariali
inerenti il Programma operativo 2010 e la riorganizzazione della rete ospedaliera abruzzese.
"Con le riferite pronunce viene fra l'altro evidenziato - aveva scritto Chiodi in una nota inviata anche ai ministri Giulio Tremonti, Ferruccio Fazio e Raffaele
Fitto - in relazione al dettato costituzionale (art. 120) ed alla recente sentenza della Corte costituzionale 361/2010, l'impossibilità per l'organo commissariale
di adottare atti in difformità a previsioni legislative regionali previgenti, ovvero di disporre la sospensione di disposizioni in esse contenute".
"Pertanto - sempre il Commissario Chiodi - sembra pregiudicato il potere commissariale di adottare provvedimenti di riordino del complessivo sistema sanitario
regionale".
"Quella del Commissario è una figura che si sta rivelando quantomai complessa - spiega Chiodi - sospesa tra la necessità di adottare provvedimenti atti a risanare il sistema
sanitario ed i bilanci regionali e quella di tener conto dei dettami della recente giurisprudenza.
Non sempre, anzi quasi mai, è possibile conciliare i due aspetti. Per questo - conclude - ho chiesto al Governo un confronto anche con gli altri Commissari e subcommissari d'Italia,
tutti alle prese con dubbi interpretativi che compromettono la normale e più equa gestione della Sanità in Regioni già evidentemente in difficoltà".
Le perplessità del commissario abruzzese saranno probabilmente le stesse del commissario molisano Iorio che la settimana scorsa si è visto sospendere il suo
Programma Operativo con una ordinanza del TAR di Campobasso.