“Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.
Il Programma Operativo è nullo
Il TAR Abruzzo salva i piccoli ospedali
Il TAR Abruzzo ha accolto uno dei ricorsi promossi dal gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" ed ha annullato il Programma Operativo 2010: i piccoli ospedali non si toccano!
Si tratta del ricorso iscritto al n. 533/2010 ed è quello presentato dagli esponenti del TdM di Guardiagrele in supporto all'azione iniziata del gruppo di centrosinistra.
La sentenza ben motivata promuove la posizione dei ricorrenti su tutta la linea e sancisce il principio per il quale il Programma Operativo è nullo perchè contrario alle previsioni del Piano Sanitario del 2008.
Si tratta di una decisione ben articolata che muove dalla spinta della decisione di gennaio del Consiglio di Stato.
L'effetto della decisione è eclatante perchè sconfessa una volta per tutte l'operato del Commissario che aveveva sancito la chiusura dei piccoli ospedali.
La stessa sentenza, infatti, è ora attesa anche per gli ospedali di Casoli, Pescina, Gissi e Tagliacozzo che pure avevano impugnato il Programma Operativo.
Il gruppo consiliare promotore è stato difeso dall'avvocato Simone Dal Pozzo che nei due ricorsi, sin dal mese di agosto 2010, ha denunciato l'illegittimità del provvedimento agendo davanti al TAR e, poi, ottenendo dal Consiglio di Stato una decisione che certamente ha aperto la strada alla sentenza di oggi.
La sorte di questo ricorso si vede unita a quella del ricorso dell'amministrazione comunale di Guardiagrele.
Da questa decisione si attendono effetti positivi anche in altre sedi nell'ambito di iniziative giudiziarie affidate anche allo stesso avvocato Simone Dal Pozzo.
E' della scorsa settimana il pronunciamento del TAR Molise sul ricorso promosso da un comitato di circa mille agnonesi e dsi attende il prossimo 25 maggio la decisione sulla
sospensiva richiesta dal comitato in difesa dell'ospedale di Anagni, nel Lazio.
L'ospedale di Agnone non si tocca
Accolta la sospensiva dal TAR Molise
Il TAR Molise ha accolto la sospensiva nel ricorso contro la riconversione dell'ospedale di Agnone promosso da circa 1000 cittadini del centro
molisano che fanno capo al comitato "articolo 32" guidato da Franco Di Nucci e Armando Sammartino
Nel provvedimento si dice che il ricorso appare fondato soprattutto con riferimento alla mancata considerazione della effettiva realtà geografica dell'alto
Molise, all'effettivo pericolo per il diritto alla salute derivante dalla diminuzione di operatività dei reparti del Caracciolo e, infine, con riguardo al
fatto che il Consiglio Regionale è stato spodestato della sua prerogativa in materia di programmazione sanitaria.
L'ordinanza è articolata e, pur rinviando la decisione sul merito all'udienza pubblica del prossimo 21 settembre, anticipa l'esame di alcuni temi centrali
solevati nel ricorso presentato dagli avvocati Franco Cianci e Simone Dal Pozzo.
Nei ricorsi (il primo depositato a febbraio e il successivo ad inizio aprile) erano state mosse numerose censure all'operato della Regione e dell'Azienda Sanitaria
mettendo in evidenza una assoluta carenza di istruttoria e di motivazione circa la conformazione geografica ed orografica del territorio che, con la riconversione dell'ospedale, si
vedrebbe notevolmente penalizzata. Negli atti, inoltre, è stata messa in evidenza la assoluta carenza di potere del commissario a decidere su una materia che, in base alla legge, è
rimessa alla esclusiva competenza del Consiglio Regionale che decide con legge e non certo con atti amministrativi.
L'effetto di questa decisione appare dirompente poichè non sono stati sospesi solo gli ultimi atti relativi al depotenziamento del Pronto Soccorso, del Laboratorio Analisi e
della Radiologia, ma, sebbene limitatamente alle previsioni che riguardano l'ospedale di Agnone, anche il Programma Operativo del maggio 2010 e il successivo atto
aziendale dell'ASREM.
Si tratta dei provvedimenti con i quali il Commissario di Governo e presidente della Regione e la Direzione Generale ASREM avevano iniziato la riconversione dell'ospedale
Caracciolo, oggi bloccata.
Ai fini pratici, va detto che, almeno fino alla decisione di merito e, comunque, salvo l'eventuale appello, non potrà essere adottato nessun atto che, in attuazione del
Programma Operativo, costituisca una ulteriore "spoliazione" del presidio agnonese.
Ceprano
Il Consiglio di Stato boccia la ASL
Il Consiglio di Stato ha rigettato l'appello promosso dalla ASL di Frosinone contro l'ordinanza del TAR che aveva dato ragione a tre medici dell'ospedale di
Ceprano.
I sanitari si erano scagliati contro la decisione della ASL di eliminare il punto di Primo Soccorso quando tale previsione non era contemplata dai provvedimenti
regionali.
La ASL di Frosinone, che aveva deciso di impugnare l'ordinanza perchè decisa ad andare avanti nel suo disegno, si vede ora impossibilitata a farlo perchè il Consiglio di Stato ha
sostanzialmente detto che questo non è possibile.
Insomma, l'Azienda Sanitaria, che voleva fare addirittura di più di quello che la Regione aveva deciso, si trova di fronte ad una solenne bocciatura.
La situazione dell'ospedale di Ceprano, però, non è assimilabile a quella degli ospedali dei quali è, invece, prevista la chiusura totale, come Anagni e Pontecorvo
che attendono nelle prossime settimane le decisioni sui ricorsi da loro presentati.
Infatti, in questi ultimi casi, oggetto del ricorso sono gli atti commissariali che hanno deciso la disattivazione degli ospedali. Il caso di Ceprano, invece, riguarda il solo servizio di emergenza che, sebbene salvato dalla Regione, era messo in pericolo da una ingiustificata previsione della ASL.
TAR Abruzzo
Il Commissario non può cambiare il PSR
Il TAR Abruzzo deve ancora pronunciarsi sui ricorsi proposti contro il Programma Operativo che Chiodi elaborò ed approvò lo scorso anno.
Nonostante siano passati quasi due mesi dalla discussione, il TAR non ha ancora deciso anche se alcuni recentissimi pronunciamenti lasciano intendere che il Tribunale si sia fatto
un'idea sul problema.
In effetti, con le sentenze 238, 239, 240, 241, 242, 243, 244 e 245 depositate giovedì scorso (il 5 maggio), il TAR, ha deciso sui ricorsi presentati da alcune cliniche private
contro un atto commissariale che sospendeva la previsione legislativa del Piano Sanitario.
Il TAR, aderendo all'indirizzo espresso dalla Corte Costituzionale nella sentenza 361 dello scorso anno, ha stabilito il principio per il quale, "acclarato che il Commissario per la
sanità è un organo amministrativo è ovvio che un organo amministrativo, per il principio di separazione dei poteri tuttora vigente nel nostro ordinamento, non è legittimato ad
incidere su atti aventi natura legislativa primaria, in deroga alle competenze costituzionali esclusivamente riservate al Consiglio regionale ovvero, in via del tutto eccezionale,
al Consiglio dei ministri, ed è tenuto per converso al rispetto delle disposizioni di rango primario nell’emanazione degli atti amministrativi di competenza.
Perspicua conseguenza di quanto precede - continua il TAR - è che l’atto (amministrativo) che sospende una legge regionale è dunque violativo della stessa e pertanto
illegittimo".
Nei ricorsi presentati dal gruppo consiliare di centrosinistra e curati dall'avv. Simone Dal Pozzo si è ripetuto più volte questo principio sottolineando che il Programma Operativo
è contrario alle previsioni del Piano Sanitario che venne approvato con la Legge Regionale 5 del 2008.
"Ma si tratta di una sentenza che non decide i nostri ricorsi - precisano i ricorrenti - e, quindi, è pur sempre prudente non fare nessuna previsione".