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Patto per la Salute 2013-2015

I pissoli ospedali saranno chiusi

29 Gen 12
articolo32.it

La conferenza Stato-Regioni nei prossimi giorni inizierà l'esame del testo del nuovo Patto per la Salute. L'accordo, che dovrà regolare il funzionamento del servizio sanitario nazionale negli anni 2013-2015 dovrà essere siglato entro il mese di aprile per evitare che il Governo proceda d'autorità.

La bozza che circola in queste ore parte da alcuni presupposti preoccupanti.

Innanzitutto i tagli delle risorse per gli anni 2012-2014 mettono in crisi, per stessa ammissione delle regioni, la tenuta del sistema. "Un finanziamento decrescente - si legge nelldocumento - pone il problema del mantenimento degli attuali standard assistenziali".

D'altra parte si ritiene che il difficilissimo momento possa costituire, come spesso si dice, una opportunità per "affrontare un processo riformator in grado di mantenere, sia pure con risorse inferiori, lo stesso livello di garanzie e di diritti per i cittadini".

"Risulta francamente difficile conciliare la carenza di fondi con il mantenimento delle garanzie dei diritti", commenta Simone Dal Pozzo, redattore della bozza di documento del Comitato Nazionale "articolo 32" da sottoporre per l'approvazione ai soggetti che fanno parte del comitato e che si sono riuniti a Guardiagrele (CH) lo scorso 11 dicembre.

"In effetti - prosegue - dalla lettura della prima bozza del Patto per la Salute è difficile che dalla situazione attuale si possa addirittura elevare la qualità, soprattutto se si considerano, tra le altre, alcune scelte che la Conferenza si accinge ad esaminare.

Mi riferisco alla decisione di riconvertire tutti gli ospedali italiani con meno di 120 posti letto. Purtroppo l'esperienza delle regioni commissariate ha chiarito che la riconversione dei piccoli ospedali non corrisponde affatto al miglioramento della qualità dei servizi.

Se consideriamo i casi dell'Abruzo e del Lazio, ad esempio, ci si rende conto che le strutture terrotoriali che dovevano sostituire gli ospedali (i presidi di Assistenza in Abruzzo e gli ospedali distrettuali nel Lazio) non hanno mai veramente funzionato come ci si aspettava. E questo è tanto più vero se si considera che gli ospedali che dovevano essere chiusi e che grazie alle azioni legali sono rimasi, almeno per ora aperti, oggi costituiscono la valvola di salvezza per l'assistenza sanitaria.

E' il caso, ad esempio, dell'ospedale di Guardiagrele (CH) o di Anagni (FR) che continuano a ricoverare pazienti affetti da patologie acute, anche di media e alta complessità.

Il modello delle regioni commissariate - prosegue Dal Pozzo - che pare essere il riferimento per il nuovo Pattoha dimostrato di non funzionare ed è questo uno degli aspetti sui quali il Comitato Nazionale intende promuovere la sua azione".

La bozza del nuovo Patto per la Salute, poi, mette in evidenza un'altra grave criticità. Si tratta del tema del personale.

Le Regioni ammettono che sanzionare il deficit con il solo blocco del turn over ha costituito in alcuni casi una lesione dei livelli essenziali di assistenza e che, addirittura, spesso è sono state adottate soluzioni spesso più onerose del problema da risolvere.

"Si chiarisce - aggiunge Dal Pozzo - che è più costoso sopperire a carenze di organico con turni aggiuntivi o convenzionamenti con privati che con nuove assunzioni, tanto che lo stesso legislatore ha previsto la possibilità di intervenire sbloccando il turn over".

Un capitolo interessante della bozza riguarda la proposta di interventi per modificare i poteri dei Commissari "anche per una più idonea difesa davanti al TAR".

"Questa scelta - conclude Simone Dal Pozzo che ha difeso comuni e comitati in tre delle cinque regioni commissariate contro i Programmi Operativi che hanno chiuso i piccoli ospedali - conferma la forza degli argomenti portati davanti al Tribunali, forza alla quale si è cercato di reagire con provvedimenti normativi che hanno annullatoi le sentenze dei TAR".

Nei prossimi giorni il Comitato promuoverà una iniziativa di sensibilizzazione partendo dall'approvazione del "documento base" del Comitato Nazionale (oggi all'esdame dei comuni e dei comitati promotori) e, quindi, sollecitando i Ministeri e la stessa Conferenza Stato-Regioni all'adozione di misure che non aggravino ulteriormente il quadro attuale.

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Diritto alla salute

Convegno domenica 11 dicembre

09 Dic 11
articolo32.it

“Diritto alla salute, diritto calpestato”. Questo è il titolo del convegno che si terrà domenica mattina a Guardiagrele dalle 10.30 presso il Cinema Garden.

L’iniziativa si pone come momento di confronto tra le esperienze di quattro delle cinque regioni commissariate per il debito sanitario e vedrà la partecipazione qualificata di amministratori pubblici e comitati che hanno intrapreso azioni legali contro i Commissari regionali e le aziende sanitarie a causa dei drastici tagli agli ospedali delle zone interne.

L’incontro sarà introdotto dai quattro capigruppo di centrosinistra al consiglio provinciale: Nicola Tinari (PRC), Eliana Menna (IdV), Camillo D’Amico (PD) e Giovanni Mariotti (SEL).

Seguiranno, quindi, gli interventi di Armando Sammartino e Franco Di Nucci del comitato “Articolo 32” di Agnone, in Molise; Alessandro Compagno e Piero Ammanniti, del comitato “Salviamo l’ospedale” di Anagni, in provincia di Frosinone; Luciano Monticelli, sindaco di Pineto e Pierluigi Mattucci e Giuseppe Forcella di Atri; Vincenzo Cesareo, Direttore del Dipartimento Ospedaliero degli Ospedali Riuniti Tirreno-Casentino di Cetraro, in provincia di Cosenza; Francesco Pelliccia e Claudia Di Pasquali, rispettivamente sindaco e presidente del Consiglio Comunale di Subiaco, in provincia di Roma.

I lavori saranno conclusi dai consiglieri del gruppo “Guardiagrele il bene in comune” Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando e Gianluca Primavera, promotori dell’iniziativa.

“La provenienza dei relatori fa comprendere come il problema della tutela dei piccoli ospedali non sia un problema locale, ma nazionale. Il sottotitolo dell’iniziativa, poi, “difendiamo la sanità pubblica” vuole sottolineare il fatto che non è solo un problema di tutela di piccoli ospedali e, quindi, come in molti accusano, di campanili, ma di un modo di fare politica sanitaria a scapito di fasce numerose e spesso vulnerabili (per il fatto di risiedere in zone interne, per l’età media non certamente bassa, per la mancanza assoluta di servizi alternativi o complementari).

Basta considerare che i bacini di utenza dei cinque ospedali di Agnone, Anagni, Atri, Subiaco, Cetraro e Guardiagrele si aggirano complessivamente intorno ai cinquecentomila abitanti (non è, infatti, coinvolta solo la popolazione dei comuni sedi delle strutture). A livello nazionale, quindi, parliamo di milioni di cittadini il cui diritto alla salute viene messo in crisi dalle scelte dei ministeri (salute ed Economia) e delle regioni.

Tutte le realtà delle quattro regioni coinvolte hanno fatto i conti con i Tribunali per difendere il diritto a mantenere in vita gli essenziali servizi sanitari e in tutti i casi, almeno fino ad ora, le ragioni del diritto hanno prevalso su quelle dell’economia.

Insomma, alla prova dei fatti, i Programmi Operativi di Abruzzo, Molise, Lazio e Calabria stanno mostrando fortissimi limiti e questo sancisce il fallimento di una politica sanitaria che non vuole fare i conti con i territori e, quando va male, che si basano su teorie indimostrate o, peggio, fondate su numeri falsi.

Davanti ai Tribunali, infatti, i numeri che giustificherebbero, secondo i commissari, la chiusura degli ospedali, sono stati smentiti. Questo verranno a raccontarci i rappresentanti delle amministrazioni e dei comitati che, con noi, hanno condiviso la battaglia legale.

L’11 dicembre del 2010, grazie al decreto del Consiglio di Stato, l’ospedale di Guardiagrele era salvato dalla manovra del commissario regionale alla sanità; esattamente a distanza di un anno da quel traguardo, vengono a Guardiagrele a parlarci di realtà che hanno riacquistato una speranza proprio sulla scia dell’azione legale promossa per il SS. Immacolata.

Il convegno di domenica non sarà un punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro condiviso con le altre regioni per portare all’attenzione anche del neo ministro una proposta concreta che tenga realmente conto delle esigenze di popolazioni spesso costrette a rivolgersi lontano, come dimostra la mobilità passiva in Abruzzo.

Sarà interessante verificare come le problematiche del nostro territorio sono praticamente identiche a quelle delle altre regioni: carenza di personale, servizi territoriali che non funzionano, rete dell’emergenza non idonea, non condivisione delle scelte…

L’incontro di domenica si colloca proprio nel momento in cui la sorte dell’ospedale di Guardiagrele è messa ancora una volta in discussione dall’atto aziendale della ASL di Chieti.

Contro questo atto oggi stesso abbiamo notificato un nuovo ricorso (il sesto, ormai) e confidiamo che il Tribunale vorrà sospendere tutti i provvedimenti impugnati e trasmettere finalmente gli atti alla Corte Costituzionale. Alla Consulta chiediamo che venga dichiarata contraria alla Costituzione il decreto legge 98/2011 che, convertendo in legge il Programma Operativo che il TAR aveva annullato, ha fatto rivivere ciò che il TAR aveva già bocciato”.

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Lettera a Napolitano

Presidente, non promulghi il decreto

29 Giu 11
articolo32.it

I consiglieri comunali di Guardiagrele che hanno lanciato l'allarme nazionale sui contenuti della manovra finanziaria, hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica.

Questo il testo:

"Signor Presidente della Repubblica,
da mesi seguiamo con assiduità le sorti della organizzazione sanitaria della regione Abruzzo e, in modo particolare, quelle dei piccoli ospedali (tra i quali quello di Guardiagrele, la città nella quale esercitiamo il ministero di consiglieri comunali).

Il Commissario ad acta per il rientro dai disavanzi del settore sanità della regione Abruzzo nell’agosto dello scorso anno approvò il c.d. Programma Operativo (previsto dalla L. 191/2009) che prevedeva la disattivazione (chiusura) entro il 31 dicembre 2010 dell’ospedale di Guardiagrele, un presidio collocato in zona montana che serve una popolazione di circa quarantamila abitanti.

Contro quei provvedimenti (si tratta di due delibere commissariali), promuovemmo due ricorsi davanti al TAR. Prima il Consiglio di Stato in sede di appello cautelare e, quindi, il TAR Abruzzo con due recentissime sentenze del maggio scorso (la n. 263/2011 e la n. 292/2011), hanno dapprima sospeso e, poi, annullato il Programma Operativo “salvando”, di fatto, l’ospedale di Guardiagrele non ancora chiuso e sancendo la riapertura di altri piccoli ospedali che, intanto, erano stati già disattivati.

Ora, nella bozza della manovra economica che il Governo si accinge ad adottare, si stabilisce l’approvazione del Programma Operativo 2010 che il TAR aveva annullato perché in contrasto con le Leggi della Regione Abruzzo in tema di organizzazione sanitaria e con lo stesso “Piano di rientro” che il Commissario era chiamato ad adottare. In sostanza, quegli atti commissariali diventano legge dello Stato e, con legge dello Stato, si stabilisce la chiusura di piccoli ospedali!

Questo provvedimento, che riteniamo illegittimo perché in contrasto con i principi di sussidiarietà, leale collaborazione, uguaglianza, ragionevolezza e separazione delle competenze e dei poteri, appare lesivo dei diritti dei cittadini perché, con poche righe, trasforma la Costituzione della Repubblica in carta straccia.

Noi ci appelliamo a Lei, Signor Presidente, perché eserciti con vigore tutte le Sue prerogative facendo in modo che il decreto che il Governo si accinge ad approvare non contenga quella sciagurata previsione e perché, se sarà necessario, non proceda alla sua promulgazione.

Riteniamo, infatti, che qualora la norma dovesse entrare in vigore, in un solo colpo il diritto alla salute di migliaia di cittadini verrebbe letteralmente calpestato.

Confidando nel Suo intervento, salutiamo con deferenza.

I Consiglieri comunali

Gianna Di Crescenzo - Carla Altorio - Simone Dal Pozzo – Angelo Orlando –Gianluca Primavera
 

L'INVITO E' A SCRIVERE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA LO STESSO TESTO (SE ABRUZZESI) O ADATTANDOLO. LE LETTERE POSSONO ESSERE INVIATE UTILIZZANDO IL LINK "POSTA" IN ALTO A DESTRA SUL SITO QUIRINALE.IT O INVIANDO UN FAX AL NUMERO 06.46993125

Ospedali chiusi per decreto legge

Super poteri ai commissari

29 Giu 11
articolo32.it

La bozza della manovra economica che il governo approverà il 30 giugno contiene alcune previsioni che riguardano direttamente i temi delal tutela della salute e dei piccoli ospedali.

Lo segnalano in un comunicato i consiglieri del gruppo "Guardiagrele il bene in comune" di Guardiagrele, ma è evidente che la previsione è destinata a sortire effetti in tutte le regioni commissariate.

Il Gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" segue con la massima attenzione la questione relativa alla chiusura dei piccoli ospedali prevista dal Programma Operativo 2010 del commissario alla sanità e presidente della regione Abruzzo.

Dopo avere impugnato quel provvedimento ed avere riportato una vittoria in fase cautelare davanti al Consiglio di Stato e, quindi, due vittorie nel merito davanti al TAR Abruzzo, annuncia che l'Ufficio commissariale ha proposto appello contro le sentenze chiedendone la revoca.

Appena dopo le sentenze (maggio 2011), il presidente Chiodi chiese ed ottenne la convocazione di un vertice a Roma per verificare come poter proseguire l'incarico commissariale, a suo avviso ostacolato dai provvedimenti del Giudice Amministrativo.

In quella sede venne annunciato un provvedimento da parte del Governo.

A questo punto, per evitare colpi di mano da parte del Governo nazionale e regionale, lo scorso 1° giugno, il gruppo consiliare ha diffidato il Presidente del Consiglio Regionale dal portare in discussione provvedimenti modificativi del Piano Sanitario del 2008 e il Governo (nelle persone del presidente del Consiglio e dei Ministri dell'Economia e della Salute) dall'adottare atti che potessero attribuire poteri commissariali confliggenti con le norme di legge che dicono che ad altri spetta il potere diprogrammazione sanitaria.

Il gruppo consiliare, che ha agito in giudizio conil patrocinio dell'Avv. Simone Dal Pozzo, ha seguito la fase successiva e anche gli sviluppi degli ultimi giorni relativi alla manovra economica di cui nella serata del 28 giugno 2011, a seguito del vertice di maggioranza, è stata diffusa una bozza.
Il gruppo, quindi, si rivela ancora una volta una sentinella posta a guardia della tutela degli interssi della comunità e lancia, a un anno dalla prima bozza del Programma Operativo, l'allarme su un decreto che potrebbe far rivivere quel che il TAR aveva, su nostro ricorso, cancellato.
 
Dalla lettura del documento emerge che quel che il governo aveva annunciato lo scorso 24 maggio nel vertice romano con i commissari alla sanità si è materializzato a pagina 24 della bozza di manovra economica discussa il 28 giugno nel vertice di maggioranza e, anzi, quel che il Governo si appresterebbe ad approvare è addirittura peggio di quanto si potesse immaginare.
 
"Nella manovra estiva proposta da Tremonti si dicono essenzialmente due cose.
 
La prima che vale per tutte le regioni commissariate. Se vi sono contrasti tra il Piano di rientro e il Programma Operativo da una parte e, dall'altra, norme regionali, il Consiglio regionale, rilevato il contrasto anche su indicazione del commissario, è chiamato ad adottare i provvedimenti necessari entro sessanta gionri. Se non lo fa, interviene il Governo sostituendosi alla regione.
 
La seconda previsione è quella più pericolosa perchè riserva un trattamento speciale alla regione Abruzzo quale evidente effetto delle sentenze con le quali il TAR ha salvato i piccoli ospedali.
 
Il Governo trasforma in una legge dello stato il programma operativo 2010 (quello bocciato dai TAR) e, dopo avergli modificato l'incarico commissariale, dà 60 giorni a Chiodi per approvare il Piano Sanitario regionale 2011 - 2012.
 
Purtroppo le previsioni di un colpo di mano che ci avevano costretto a diffidare anche il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri delle Finanze e della Salute, alla luce dei fatti, si sono rivelate fondate. E questo dimostra ancora una volta la forza delle posizioni espresse da ormai un anno dal gruppo consiliare di centrosinistra "Guardiagrele il bene in comune" che ha condotto una battaglia pionieristica sulla salvaguardia dei piccoli ospedali, aprendo la strada ad un filone che ha fatto scuola anche in Molise e nel Lazio; una forza che, per essere contrastata, ha richiesto addirittura un intervento del governo nazionale.
 
Temevamo, in effeti, che il Governo potesse superare quanto il TAR aveva detto e, cioè, che il potere di programmazione sanitaria spetta alla Regione e così, purtroppo, è stato.

Ovviamente si tratta di una bozza, ma se il tutto si trasformasse nel decreto legge annunciato per giovedì, questo significherebbe che in pochi giorni l'ospedale di Guardiagrele sarebbe chiuso e quelli che, pur essendo disattivati, sono stati salvati, perderanno definitivamente la speranza di tornare a funzionare.
 
Un decreto legge, infatti, appena dopo la firma del Presidente della Repubblica, è legge ed ha efficacia immediata anche prima della conversione in legge che deve avvenire in Parlamento entro sessanta giorni dalla sua adozione.
 
Insomma, l'ospedale di Guardiagrele chiude per decreto legge: questa è la verità dei fatti di fronte alla quale non ci si può arrendere.
 
E' vero che in poche sciagurate righe si cancellano mesi e mesi di battaglie e si barattano i diritti per i bilanci che certamente non sono in rosso per i piccoli ospedali, ma è altrettanto vero che la guerra non è ancora finita. Sbaglia, infatti, il Governo se crede di poter liquidare la pratica con la decretazione d'urgenza.
 
Resta aperto il fronte giudiziario anche a seguito dell'appello appena notificato dal commissario, appello che, però, potrebbe anche avere una vita breve se il Consiglio di Stato, alla luce del decreto legge, dovesse dichiarare cessata la materia del contendere visto che il Programma Operativo, come atto amministrativo non esiste più. Comunque sia, annunciamo sin da ora che queste norme saranno immediatamente impugnate davanti alla Corte Costituzionale.
 
Resta, poi, aperto anche il fronte della "lotta" politica. Con una nota inviata la scorsa notte al Presidente Napolitano lo abbiamo invitato a non firmare il decreto legge non solo per salvare il nostro ospedale, ma anche perchè quel provvedimento demolisce in un solo colpo i principi più importanti della Costituzione in tema di autonomie: sussidiarietà e leale collaborazione.
 
Se anche su questo decreto legge, qualora fosse approvato così come è, il governo dovesse porre la fiducia, è chiaro che i parlamentari abruzzesi che la votassero, assumerebbero di fronte all'intera regione una grave responsabilità.
 
Resta, per ora, l'invito al Governo a stralciare completamente questa parte dal decreto legge con l'invito ad abbandonare la via autoritativa e a rispettare i diritti dei cittadini.
 

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Il Governo trema

Tutti i commissari a Roma

20 Mag 11
articolo32.it

La sentenza del TAR che riguarda Guardiagrele fa tremare il Governo che convoca a Roma tutti i commissari (Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Lazio) forse per informarli del fatto che le leggi regionali e i piani di rientro non si toccano e che, anzi, l'unico compito che hanno è quallo di darvi attuazione.

La riunione si terrà a Roma, martedì prossimo, 24 maggio (ore 10,30 Ministero dell'Economia), per una attenta riflessione sul ruolo dell'organo commissariale e sui poteri che allo stesso attengono.

La riunione congiunta del Tavolo adempimenti e del Comitato Lea è stata tempestivamente convocata da Francesco Massicci del Dipartimento Ragioneria del ministero dell'Economia, in recepimento alla richiesta formulata dal presidente della Regione Abruzzo, e Commissario ad acta per la Sanità, Gianni Chiodi.

Il sollecito di un chiarimento generale era stato chiesto da Chiodi a seguito delle ultime sentenze del Tar Abruzzo che hanno di fatto annullato alcune deliberazioni commissariali inerenti il Programma operativo 2010 e la riorganizzazione della rete ospedaliera abruzzese.

"Con le riferite pronunce viene fra l'altro evidenziato - aveva scritto Chiodi in una nota inviata anche ai ministri Giulio Tremonti, Ferruccio Fazio e Raffaele Fitto - in relazione al dettato costituzionale (art. 120) ed alla recente sentenza della Corte costituzionale 361/2010, l'impossibilità per l'organo commissariale di adottare atti in difformità a previsioni legislative regionali previgenti, ovvero di disporre la sospensione di disposizioni in esse contenute".

"Pertanto - sempre il Commissario Chiodi - sembra pregiudicato il potere commissariale di adottare provvedimenti di riordino del complessivo sistema sanitario regionale".

"Quella del Commissario è una figura che si sta rivelando quantomai complessa - spiega Chiodi - sospesa tra la necessità di adottare provvedimenti atti a risanare il sistema sanitario ed i bilanci regionali e quella di tener conto dei dettami della recente giurisprudenza.

Non sempre, anzi quasi mai, è possibile conciliare i due aspetti. Per questo - conclude - ho chiesto al Governo un confronto anche con gli altri Commissari e subcommissari d'Italia, tutti alle prese con dubbi interpretativi che compromettono la normale e più equa gestione della Sanità in Regioni già evidentemente in difficoltà".

Le perplessità del commissario abruzzese saranno probabilmente le stesse del commissario molisano Iorio che la settimana scorsa si è visto sospendere il suo Programma Operativo con una ordinanza del TAR di Campobasso.

Il Programma Operativo è nullo

Il TAR Abruzzo salva i piccoli ospedali

17 Mag 11
articolo32.it

Il TAR Abruzzo ha accolto uno dei ricorsi promossi dal gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" ed ha annullato il Programma Operativo 2010: i piccoli ospedali non si toccano!

Si tratta del ricorso iscritto al n. 533/2010 ed è quello presentato dagli esponenti del TdM di Guardiagrele in supporto all'azione iniziata del gruppo di centrosinistra.

La sentenza ben motivata promuove la posizione dei ricorrenti su tutta la linea e sancisce il principio per il quale il Programma Operativo è nullo perchè contrario alle previsioni del Piano Sanitario del 2008.

Si tratta di una decisione ben articolata che muove dalla spinta della decisione di gennaio del Consiglio di Stato.

L'effetto della decisione è eclatante perchè sconfessa una volta per tutte l'operato del Commissario che aveveva sancito la chiusura dei piccoli ospedali.

La stessa sentenza, infatti, è ora attesa anche per gli ospedali di Casoli, Pescina, Gissi e Tagliacozzo che pure avevano impugnato il Programma Operativo.

Il gruppo consiliare promotore è stato difeso dall'avvocato Simone Dal Pozzo che nei due ricorsi, sin dal mese di agosto 2010, ha denunciato l'illegittimità del provvedimento agendo davanti al TAR e, poi, ottenendo dal Consiglio di Stato una decisione che certamente ha aperto la strada alla sentenza di oggi.

La sorte di questo ricorso si vede unita a quella del ricorso dell'amministrazione comunale di Guardiagrele.

Da questa decisione si attendono effetti positivi anche in altre sedi nell'ambito di iniziative giudiziarie affidate anche allo stesso avvocato Simone Dal Pozzo.

E' della scorsa settimana il pronunciamento del TAR Molise sul ricorso promosso da un comitato di circa mille agnonesi e dsi attende il prossimo 25 maggio la decisione sulla sospensiva richiesta dal comitato in difesa dell'ospedale di Anagni, nel Lazio.
 

TAR Abruzzo

Il Commissario non può cambiare il PSR

07 Mag 11
articolo32.it

Il TAR Abruzzo deve ancora pronunciarsi sui ricorsi proposti contro il Programma Operativo che Chiodi elaborò ed approvò lo scorso anno.

Nonostante siano passati quasi due mesi dalla discussione, il TAR non ha ancora deciso anche se alcuni recentissimi pronunciamenti lasciano intendere che il Tribunale si sia fatto un'idea sul problema.

In effetti, con le sentenze 238, 239, 240, 241, 242, 243, 244 e 245 depositate giovedì scorso (il 5 maggio), il TAR, ha deciso sui ricorsi presentati da alcune cliniche private contro un atto commissariale che sospendeva la previsione legislativa del Piano Sanitario.

Il TAR, aderendo all'indirizzo espresso dalla Corte Costituzionale nella sentenza 361 dello scorso anno, ha stabilito il principio per il quale, "acclarato che il Commissario per la sanità è un organo amministrativo è ovvio che un organo amministrativo, per il principio di separazione dei poteri tuttora vigente nel nostro ordinamento, non è legittimato ad incidere su atti aventi natura legislativa primaria, in deroga alle competenze costituzionali esclusivamente riservate al Consiglio regionale ovvero, in via del tutto eccezionale, al Consiglio dei ministri, ed è tenuto per converso al rispetto delle disposizioni di rango primario nell’emanazione degli atti amministrativi di competenza.

Perspicua conseguenza di quanto precede - continua il TAR - è che l’atto (amministrativo) che sospende una legge regionale è dunque violativo della stessa e pertanto illegittimo".

Nei ricorsi presentati dal gruppo consiliare di centrosinistra e curati dall'avv. Simone Dal Pozzo si è ripetuto più volte questo principio sottolineando che il Programma Operativo è contrario alle previsioni del Piano Sanitario che venne approvato con la Legge Regionale 5 del 2008.

"Ma si tratta di una sentenza che non decide i nostri ricorsi - precisano i ricorrenti - e, quindi, è pur sempre prudente non fare nessuna previsione".

Piccoli ospedali

Il punto sui ricorsi

02 Mag 11
articolo32.it

Il movimento creato intorno alla tutela dei piccoli ospedali ha prodotto impegni, in termini di azioni legali, nelle diverse regioni commissariate che si sono trovate di fronte a provvedimenti fortemente penalizzanti.

Grazie all'azione del comitato "articolo 32", che ha fatto conoscere l'azione portata avanti dal gruppo consiliare di opposizione al comune di Guardiagrele, altre iniziative giudiziarie sono nate ed attendono il pronunciamento dell'Autorità Giudiziaria.

Il comitato "articolo 32" di Agnone attende per il prossimo 11 maggio la discussione davanti al TAR Molise del ricorso presentato contro una pluralità di provvedimenti adottati tanto dal Commissario quanto dal Direttore Generale dell'Azienda Regionale. Il ricorso è stato curato dagli avvocati Franco Cianci di Termoli e Simone Dal Pozzo di Guardiagrele.

Per il 25 maggio, invece, si attende la decisione sulla sospensiva chiesta dal comitato in difesa dell'ospedale di Anagni che ha impugnato i provvedimenti del Commissario alla sanità che prevedono la chiusura del presidio anagnino. Il ricorso, anche in questo caso curato dall'Avvocato Simone Dal Pozzo, è stato presentato in una pubblica assemblea lo scorso 22 aprile e giovedì 11 maggio sarà probabilmente oggetto di discussione anche davanti al consiglio comunale convocato sul tema dell'ospedale.

In Abruzzo, il comune di Pineto ha presentato ricorso contro il ridimensionamento dell'ospedale di Atri e la discussione davanti al TAR è fissata per il prossimo 22 giugno anche se le insistenti voci di provvedimenti immediati fanno pensare che vi potrà essere un pronunciamento anche prima di quella data.

A fine aprile, nel Lazio, il ricorso presentato dal comune di Bracciano per scongiurare la chiusura dell'ospedale ha ottenuto un primo successo grazie alla sospensiva concessa a causa della inadeguata istruttoria sul tema della tutela dell'emergenza sanitaria.

Il comune e il comitato di Pontecorvo (FR), invece, si sono visti rigettare la sospensiva sulla base della presunta obbligatorietà dell'azione del Commissario che sarebbe tenuto ad adottare i provvedimenti che ridimensionano la sanità pubblica a causa del piano di rientro sottoscritto con il governo nazionale.

Esito negativo anche per l'ospedale di Trebisacce, in Calabria, che, a fine gennaio, si è vista respinta la sospensiva degli atti commissariali che, con il patrocinio dell'Avv. Giuseppe Mormandi, erano stati impugnati.

Tornando in Abruzzo, va segnalato che è attesissima la sentenza di merito del TAR davanti al quale il 23 marzo sono stati discussi vari ricorsi relativi alla disattivazione dell'ospedale di Guardiagrele. Ricorsi sono stati presentati dai comuni di Casoli, Pescina,. Gissi, Tagliacozzo e Guardiagrele. Anche il gruppo consiliare di centrosinistra aveva impugnato gli atti commissariali ottenendo, unico caso in Italia, una sospensiva dal Consiglio di Stato lo scorso 14 gennaio.

Come si vede, ci troviamo di fronte ad un quadro composito che, per ora, consegna la sensazione che, per difendere il diritto alla salute, sia necessario rivolgersi alla Magistratura e non alla politica.

150° dell'Unità d'Italia

17 Mar 11
articolo32.it
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Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
 

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Il 23 marzo sentenza in Abruzzo

Si decidono i ricorsi contro il Piano Operativo

05 Mar 11
articolo32.it

Il prossimo 23 marzo il TAR de L'Aquila pronuncerà le prime sentenze sui ricorsi contro il Programma Operativo della Regione Abruzzo.

Con le delibere 44 e 45 dell'agosto 2010 il Commissario Chiodi aveva firmato, insieme con il sub commissario BAraldi, gli atti che sancivano la disattivazione di cinque piccoli ospedali: Casoli, Gissi, Guardiagrele, Pescina e Tagliacozzo.

Grazie all'azione giudiziaria il Consiglio di Stato, su un appello curato dall'avv. Simone Dal Pozzo di Guardiagrele contro la sospensiva negata dal TAR abruzzese, aveva sospeso le delibere commissariali, ma limitatamente all'ospedale di Guardiagrele.

Il ""SS. Immacolata", quindi, che doveva cessare i ricoveri per pazienti acuti dalla metà di dicembre 2010, ha continuato a funzionare a pieno regime, mentre l'ospedale di Chieti (indicato come quallo al quale la popolazione avrebbe dovuto far riferimento) continua ancora oggi a scoppiare di pazienti.

La decisione è attesissima e forse è questo il motivo per il quale, a differenza delal Regione Lazio, in Abruzzo non c'è ancora traccia dei Programmi Operativi 2011-2012 che il Commissario si era impegnato ad adottare entro fine 2010.

Purtroppo, però, gli altri piccoli ospedali, disattivati tra agosto e settembre 2010, non hanno più da mesi reparti per acuti: la sfida, in caso di accoglimento dei ricorsi, sarà quella di riportare tutto come era prima.

Certo è che il Consiglio di Stato, comunque vadano le cose, tornerà a pronunciarsi perchè contro la decisione del TAR, certamente una delle parti in causa ricorrerà per affermare le proprie ragioni.

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Abruzzo: governo sconfitto

Dopo l'ordinanza del Consiglio di Stato

20 Gen 11
articolo32.it

Il gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune", all'opposizione a Guardiagrele, sede di un piccolo ospedale che era destinato alla chiusura, torna sull'ordinanza che ha disposto la sospensione del Programma Operativo.

"Il provvedimento giudiziario mette sotto scacco la politica abruzzese e, in particolare, il disegno di quella che doveva essere la nuova sanità della regione.

E' evidente che ci troviamo di fronte ad una sconfitta dal governo regionale e del governo nazionale che ha dettato la linea militarizzando nei fatti la sanità della nostra regione.

L'ordinanza del Consiglio di Stato, poi, dovrebbe zittire quanti hanno continuato a ritenere che la nostra azione giudiziaria era pretestuosa e dettata dal pregiudizio ideologico: i giudici della V sezione di Palazzo Spada hanno colto tutti gli aspetti che nella fase cautelare avevamo già segnalato al TAR senza che questo ci desse ascolto.

Del resto, non va dimenticato che la più recente decisione del Tribunale abruzzese (quella che ha portato Chiodi ad esprimere soddisfazione) confermava il Programma Operativo e dava per buono il tentativo di correggere la linea sul tema dell'emergenza con la delibera 81 di fine anno 2010.

Il Consiglio di Stato, invece, ha detto alla regione che il Programma Operativo è da rifare.

Chiodi dovrebbe sapere che il giudizio della magistratura amministrativa supera anche i pareri dell'Agenzia sanitaria nazionale e del Ministero i quali, anzi, farebbero bene a rivedere le loro posizioni e a rendersi conto di avere affidato la partita più importante (basti considerare che il bilancio della sanità mangia l'80% dell'intero bilancio regionale) a chi non è stato neanche in grado di compiere una efficace istruttoria.

A questo proposito, poi, va pure detto che, sebbene sia vero che la partita non finisce qui, è vero pure che il difetto di istruttoria è uno dei motivi che potrebbe portare all'annullamento dell'intero Piano anche nel merito.

Infine, va preso atto che anche Chiodi, dopo che Zavattaro lo aveva ripetuto più volte, sostiene che la chiusura dei piccoli ospedali non serviva per risparimare.

Anche Budassi e Zavattaro, poi, hanno buttato giù la maschera quando ammettono che il policlinico scoppia. Ci chiediamo: ma davvero la soluzione è quella di dare a Chieti nuovi posti o non è, piuttosto, il rafforzamento di una struttura, come quella guardiese, che davvero può offrire una soluzione concreta al decongestionamento dell'ospedale di Chieti?

Ma, allora, qual è il reale senso di queste scelte? Non è che si vuole spostare l'attenzione da interessi ben più grandi come quelli della sanità privata che da questo Piano non è stata minimamente intaccata?

Con questa sospensione, è ovvio che l'ospedale di Guardiagrele non solo resta aperto, ma va reintegrato di tutto ciò che era stato già eliminato causando l'inizio di una morte lenta che abbiamo segnalato anche alla Procura della Repubblica di Chieti.

Probabilmente saremo, ancora una volta, costretti a diffidare i vertici della regione e della ASL dal porre in essere atti che vanno contro questa decisione del Consiglio di Stato".
 

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Piano Operativo Abruzzo da rifare

Lo ha deciso il Consiglio di Stato

18 Gen 11
articolo32.it

"Il Consiglio di Stato (sezione V)...ritenuto che all’esame proprio della fase cautelare non sembrano del tutto sfornite di fondamento le perplessità sollevate dagli appellanti nei confronti degli atti di chiusura dell’Ospedale di Guardiagrele in ordine alla mancata o insufficiente considerazione, quanto alla sufficienza ed all’adeguatezza delle misure alternative predisposte (con riferimento soprattutto ai presidi attivabili ed al Punto di Pronto Intervento H24), della particolare conformazione del territorio, dei comuni afferenti al bacino di utenza della struttura ospedaliera, della effettiva rapida raggiungibilità degli ospedali vicini soprattutto nel periodo invernale nonché della popolazione residente nel bacino territoriale dell’Ospedale di Guardiagrele, formata per la maggior parte da soggetti ultrasessantacinquenni;

Considerato che i contrapposti interessi in gioco possono essere opportunamente contemperati ordinando il riesame degli atti impugnati alla luce dei motivi di censura sollevati, con particolare riguardo a quelli attinenti al prospettato difetto di istruttoria;

P.Q.M.

Accoglie l'appello (Ricorso numero: 10310/2010) e, per l'effetto, in riforma dell'ordinanza impugnata, accoglie l'istanza cautelare in primo grado ai fini del riesame, nei sensi e nei limiti indicati in motivazione.

Questo il testo dell'ordinanza n. 118/2010 del Consiglio di Stato che si è pronunciato sull'appello promosso dal gruppo "Guardiagrele il bene in comune" con il supporto del TdM di Guardiagrele contro l'ordinanza con la quale all'inizio di dicembre il TAR aveva rigettato la sospensiva.

"La portata di questa ordinanza del Consiglio di Stato  - dice il gruppo consiliare nel suo comunicato - appare dirompente perchè mina alle fondamenta il disegno della regione Abruzzo che si era illusa di ridisegnare la rete ospedaliera liquidando la questione in due parole e, soprattutto, lasciando interi territori sforniti di ogni presisio assistenziale e sanitario efficace e realmente rispondente ai bisogni.

A differenza del provvedimento del TAR di qualche giorno fa, che sostanzialmente approvava il disegno Chiodi-Baraldi di costituire il Presidio di Assistenza in sostituzione dell'ospedale rinviando la chiusura alla piena attuazione del Piano Operativo, il supremo Giudice amministrativo ha chiarito che il Piano è tutto da rifare.
 
Sollevando il problema della carenza assoluta di istruttoria, il Consiglio di Stato chiarisce, poi, che il Piano Operativo è illegittimo
e che, quindi, le delibere commissariali vanno completamente riesaminate.
 
Insomma, tutto resta fermo finche non ci sarà un nuovo Piano che tenga conto dei rilievi, tutt'altro che superficiali, sollevati, sulla base dei nostri motivi d'appello, dal Consiglio di Stato.
 
Dal provvedimento, poi, viene un messaggio che sconfessa per la seconda volta la posizione di chi ritiene che i piccoli ospedali siano pericolosi o inutili. L'ordinanza di ieri ci dice, invece, che sono indispensabili perchè non si può non tener conto della realtà delle zone interne.
 
Quando si dubita della adeguatezza e della efficacia delle misure alternative predisposte (compreso, quindi, il Punto di Primo Intervento che, come disegnato dalla nuova delibera 81, doveva essere la soluzione definitiva ad ogni problema), si va in profondità e si censura l'operato della regione e del commissario proprio nel nucleo fondante del Piano Operativo e della nuova geografia della rete ospedaliera.
 

Questa volta la soddisfazione è piena e chi si sentiva appagato dal provvedimento del TAR, farebbe bene a fare una seria e approfondita riflessione".
 
 

Abruzzo: sanità e lavoro

Piano Operativo, finanziaria e atti ASL a confronto

04 Gen 11
articolo32.it

Il    gruppo consiliare di opposizione al comune di Guardiagrele lancia l'allarme sul tema del personale nella sanità.

"Il Piano Operativo  - affermano in una nota - forse mieterà vittime anche tra i lavoratori del comparto sanitario soprattutto se non sarà fatta chiarezza nella giungla di norme e previsioni che riguardano proprio la materia del personale.

Approfondendo i contenuto del Piano Operativo anche nella parte che riguarda la spesa per il personale e confrontando quanto in esso è stabilito con i recenti atti della ASL di Chieti e, soprattutto, con la legge di stabilità per il 2011, la confusione aumenta sempre più.

La partita delle stabilizzazioni  - prosegue il comunicato - e delle nuove assunzioni è delicatissima e viene da pensare che la chiusura di strutture ospedaliere sia solo la conseguenza dell’incapacità di ricollocare in maniera più intelligente le risorse umane disponibili.

Le perplessità nascono dall’esame di un caso concreto, quello dell’ospedale di Guardiagrele che è stato, almeno per ora, graziato dalla sospensiva del Consiglio di Stato. Il presidio vive una situazione drammatica se si guarda ai servizi di diagnostica.

Dal 1° gennaio sono cessati dal servizio due medici della Radiologia e il blocco delle assunzioni diventa la principale causa di preoccupazione per la vita del SS. Immacolata di Guardiagrele.

Ma ci chiediamo  - dicono ancora - se veramente ci dovrà essere questo blocco delle assunzioni e, soprattutto, in che misura".

La nota passa in rassegna le disposizioni relative al personale contenute nel Piano Operativo, negli atti aziendali e nella nuova finznaiaria (oggi legge di stabilità).

"Il Piano Operativo -  la delibera commissariale 44/2010) - si dice nel comunicato - prevede che, al di là della possibilità di trasformazione di posti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato (“che non comporta alcun aumento di spesa”), “eventuali ulteriori assunzioni potranno effettuarsi nel limite massimo del 10% del turn-over rispetto alle cessazioni di personale che si verificano nell’anno 2010”.

Ciò significa che, in base al Piano Operativo, su 100 cessazioni, appena 10 potranno essere le assunzioni. Il primo problema è che questa viene presentata come una eventualità e non come un obbligo.

In base a questa previsione, la ASL, con la delibera 1042/2010 (non si sa se ancora al vaglio del Commissario), ha previsto la trasformazione di 95 contratti da tempo determinato a tempo indeterminato attingendo da concorsi o da mobilità. Sfugge su questo punto la logica seguita per individuare il numero dei contratti da trasformare dal momento che è chiaro che i precari della sanità della provincia di Chieti sono ben più di 95. E non si comprende neanche la logica seguita per stabilire che alcune figure professionali vengono attinte da graduatorie di concorso e altre da mobilità.

Insomma, visto che queste trasformazioni non comportano alcun aumento di spesa (è lo stesso ritornello che la direzione generale ha ripetuto per farci capire – ma noi lo sapevamo benissimo – che la disattivazione dell’ospedale di Guardiagrele non avrebbe comportato nessun risparmio), perché non si trasformano tutti i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato?

La previsione più sconcertante della delibera aziendale, poi, è quella secondo la quale le nuove assunzioni (nel famoso limite del 10% rispetto alle cessazioni entro il 2010) sono appena 17 e riguardano esclusivamente direttori di struttura complessa e dirigenti medici. Viene da chiedersi: e le altre figure professionali? Perché il tetto del 10% riguarda solo le cessazioni dal lavoro di dirigenti medici e non tutte le categorie?

In questo quadro si innesta la previsione della legge di stabilità per il 2011 (legge 13.12.2010, n. 220) che, al comma 52 dell’articolo 1, ha praticamente stabilito che, nel caso in cui i tavoli di verifica dei piani di rientro delle regioni commissariate (tra cui l’Abruzzo) accertino una attuazione dei piani di rientro anche “in misura parziale,…non operano le…misure di blocco automatico del turn-over, nel limite massimo del 10 per cento e in correlazione alla necessità di garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza”.

Insomma, la legge ha stabilito che nella regione Abruzzo (per la quale non c’è stata una bocciatura, come si rileva dagli ultimi verbali dei tavoli di verifica), si può procedere a 10 nuove assunzioni per 100 pensionamenti. Anche in questo caso non si fa differenza tra categorie professionali con la conseguenza che questo sblocco – sia pure parziale - del turn over riguarda tutti i lavoratori (quindi anche infermieri, operatori assistenziali…).

Il quadro appare complicato dal momento che ci troviamo di fronte alla sovrapposizione (o affiancamento?) della previsione del Piano Operativo e della Legge 220/2010. Qualcuno deve spiegare cosa si può fare e, soprattutto, deve dire se sia legittimo limitare il turn-over (sia pure nella misura del 10%) ai soli dirigenti medici o direttori di strutture complesse. Anche perché, a questo ultimo proposito, se è vero che le Unità Operative Complesse dovranno essere ridotte, è chiaro che vi sarà la disponibilità di Direttori che ben potrebbero essere ricollocati anziché procedere a nuove assunzioni.

Qualcuno, poi, dovrebbe anche dire  - si interrogano i consiglieri - se questo sblocco può essere esteso al 20% (10% previsto dal Piano Operativo e 10% previsto dalla legge di stabilità) e, soprattutto, dovrebbe chiarire il criterio con il quale operare dal momento che la legge è chiara nel precisare che le nuove assunzioni devono servire a garantire i livelli essenziali di assistenza. Ciò vuol dire, tornando al caso di Guardiagrele, che i posti vacanti in un servizio di diagnostica essenziale come la radiologia, non possono essere lasciati vuoti.

Il tema del personale, infine, si completa con la partita delle mobilità conseguenti alla disattivazione degli ospedali.

Mentre per Casoli e Gissi il quadro delle unità di personale disponibile a seguito delle chiusure e da ricollocare era stato concordato con i sindacati (e da lì si vedeva, ad esempio, che il Pronto Soccorso era praticamente sparito e sarebbe sparito anche a Guardiagrele), per il SS. Immacolata il piano è stato praticamente adottato d’imperio.

Sappiamo che la scorsa settimana in una riunione i Sindacati avrebbero dovuto discuterne e sappiamo anche che, grazie alla sospensione del Piano Operativo che abbiamo ottenuto, quell’incontro non si è più tenuto.

Eppure, richieste di mobilità verso altre strutture della ASL, formulate nel dubbio circa il futuro prossimo della struttura ospedaliera di Guardiagrele continuano ad essere sollecitate sulla base di un “avviso di mobilità” che ci auguriamo sia sparito visto che tutte le procedure per la disattivazione sono praticamente sospese, almeno fino al prossimo 14 gennaio.

Il quadro appare abbastanza complicato a causa del sovrapporsi di norme e disposizioni che a volte sono complementari, a volte sono contraddittorie.

Certo è che, se è possibile procedere a nuove assunzioni, non si vede la ragione per la quale si limita la possibilità di azione quando, invece, la necessità di garantire assistenza è sempre crescente, come dimostrato dal fatto che in questi giorni l’ospedale di Guardiagrele, che dal 31 doveva essere praticamente vuoto, è, invece, stracolmo di degenti nei reparti per acuti.

Non vorremmo che questa partita - concludono - oltre che pesare sul diritto alla salute, pesi in maniera non meno preoccupante sul diritto al lavoro".

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Ospedale di Guardiagrele

L'opposizione va in Procura

31 Dic 10
articolo32.it

La notizia del blocco del servizio di chirurgia ambulatoriale ha destato preoccupazione e, nonostante la probabile smentita (o, meglio, il probabile passo indietro della Direzione Generale della ASL), resta un clima di confusione che conferma la necessità che si vigili con la massima attenzione su quella che potrebbe essere una disattivazione di fatto dell'ospedale.

"Quel che ci preoccupa  è che l'ospedale, anche se tenuto in vita grazie alla terapia giudiziaria, sia, d'altra parte, sottoposto ad una lenta ma inesorabile eutanasia a causa di spostamenti di personale, mancata sostituzione di figure essenziali (come nel caso delal radiologia), annullamento di servizi, blocco di prenotazioni"; così dice un comunicato del gruppo "Guardiagrele il bene in comune", all'opposizione in comune.

grave che il Direttore Generale non conosca un provvedimento che elimina uno dei servizi più importanti dell'ospedale, servizio che doveva essere addirittura potenziato secondo le previsioni dello stesso Piano Operativo. E' grave, poi, che dichiari che la notizia era falsa quando, invece, essa è documentata da atti e non da semplici voci di corridoio. D'altra parte, una smentita non può limitarsi a bollare sbrigativamente come falsa un provvedimento formale.

Tra l'altro a noi risulta che questo documento sia stato firmato dopo la pronuncia del Consiglio di Stato e, se ciò fosse vero, ci troveremmo di fronte ad un fatto gravissimo.

Stiamo assistendo ad uno spettacolo preoccupante che ci ha imposto una decisione che avevamo rinviato fino ad oggi e che, invece, alla luce dei fatti si rivela ancor più urgente.

Oggi il gruppo "Guardiagrele il bene in comune" ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, per il tramite della stazione dei Carabinieri di Guardiagrele, nel quale chiediamo semplicemente di vigilare su quel che accade nel nostro ospedale visto che, nonostante una formale diffida inoltrata lo scorso 15 dicembre, la funzionalità del SS. Immacolata viene messa e potrebbe essere ancora messa a rischio e ciò nonostante l'ospedale debba continuare a svolgere il suo essenziale servizio.

Anche se il servizio di chirurgia ambulatoriale fosse ancora attivo (e su questo ci aspettiamo un formale provvedimento della Direzione Aziendale che assegni medici e spazi al servizio che ha sempre garantito la sua piena operatività e professionalità), restano altri problemi dei quali chi ha autorità deve necessariamente farsi carico; si tratta dei problemi messi in evidenza in una diffida inoltrata alle competenti autorità lo scorso 15 dicembre, all'indomani del provvedimento del Consiglio di Stato.

Il fatto che la disposizione, che sembra adottata addirittura all'insaputa della Direzione Generale, sia stata smentita, infatti, non ci conforta perchè, anzi, conferma lo stato di abbandono in cui versa la nostra sanità dove, tra l'altro, non solo il diritto alla salute, ma anche quello al lavoro pare messo in discussione come abbiamo messo in evidenza in una relazione trasmessa alla stampa".

Si resta in attesa, ora dei futuri sviluppi.

Il Piano Operativo in bilico

A gennaio le prime udienze

23 Dic 10
articolo32.it

Gli ospedali di Guardiagrele, Pescina, TAgliacozzo e Casoli hanno ottenuto la sospensione totale o parziale delle delibere commissariali.

Per Guardiagrele il Consiglio di Stato ha sospeso la delibera 45/2010 nella parte in uci prevede la disattivazione dell'ospedale. La conseguenza è che, fino al 14 gennaio, data della camera di consiglio, tutto resterà come prima.

Il Consiglio di Stato ha deciso in via d'urgenza su un appello promosso dal gruppo consiliare di opposizione
contro la denegata sospensiva dello scorso 1° dicembre.

L'ospedale di Guardiagrele, in ogni caso, è stato anche oggetto di due decreti del TAR emessi su due diversi ricorsi (uno dell'amministrazione comunale e uno dell'opposizione), che, però, riguardano il solo Pronto Soccorso e i servizi annessi.

Questa stessa limitazione riguarda anche gli ospedali di Pescina, Tagliacozzo e Casoli.

Le sospensive del TAR saranno discusse il 12 gennaio, cioè due giorni prima dell'udienza del Consiglio di Stato.

Per le feste natalizie, quindi, l'ospedale di Guardiagrele resterà tutto aperto mentre resterà salvo il Pronto Soccorso degli altri piccoli ospedali.

Articolo32.it augura buone feste!

Salvi anche Pescina e Tagliacozzo

Sulla scia di Guardiagrele

18 Dic 10
articolo32.it

Dopo l'ospedale di Guardiagrele anche quelli di Pescina e Tagliacozzo non chiudono più.

In realtà c'è una differenza perchè per i due presidi della provincia di L'Aquila la disattivazione era stata già decretata.

Le ordinanze di sospensione riguardano
, infatti, solo il servizio di pronto soccorso e i servizi teconolgici e di diagnostica annessi.

I due provvedimenti del TAR L'Aquila seguono quelli "gemelli" che il Tribunale aveva emesso per l'ospedale di Guardiagrele (uno richiesto dall'opposizione e uno dall'amministrazione) ma, soprattutto, il pronunciamento di lunedì scorso del Consiglio di Stato che ha sospeso la chiusura dell'intero ospedale.

Si riaccende, quindi, la speranza in Abruzzo, nella regione colpita da un Piano Operativo per il 2010 che aveva letteralmente falcidiato la sanità pubblica.

La discussione nel merito per gli ospedali di Pescina e Tagliacozzo ci sarà a maggio ed è facile prevedere che anche per Guardiagrele si attenderà quella data prima di sconvolgere, magari per poco tempo, gli equilibri ancora mentenuti.

Ospedale di Guardiagrele

Il Consiglio di Stato blocca la chiusura

14 Dic 10
articolo32.it

Il Consiglio di Stato ha sconfessato il Programma Operativo e ha sospeso la delibera 45 del 5 agosto 2010. L’ordinanza del Consigliere delegato della V Sezione del Consiglio di Stato Marzio Branca ha praticamente travolto la delibera commissariale che disponeva la disattivazione dell’ospedale di Guardiagrele entro il 31 dicembre 2010.

Il gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune” ha ottenuto il risultato per il quale stava lottando dallo scorso mese di agosto.

Il Consiglio di Stato si è pronunciato sulla istanza di revoca dell’ordinanza del TAR de L’Aquila con la quale era stata rigettata la richiesta di sospensiva sul presupposto, oggi smentito dal Consiglio di Stato, che il Pronto Soccorso avrebbe continuato ad operare secondo le modalità ordinarie e preesistenti.

Nell’appello, curato dall'Avv. Simone Dal Pozzo, depositato lunedì scorso, si era messo in evidenza come questo dato era sostanzialmente smentito dalla stessa delibera 45 che prevedeva una assistenza medica e infermieristica per sole 12 ore al giorno.

Ed è stato proprio questo il dato che ha convinto il Consiglio di Stato che, però, si è spinto oltre stabilendo, in considerazione del rilievo costituzionale del diritto alla salute, la sospensione della delibera commissariale.

Il primo effetto pratico del provvedimento del Consiglio di Stato è il blocco delle procedure che avrebbero portato, entro fine anno, alla chiusura dell’ospedale.

Ciò significa che l’interruzione dei ricoveri nei reparti di degenza (Medicina, Geriatria e Lungodegenza) che sarebbe partito domani (15 dicembre), dovrà essere revocata e, quindi, l’attività di tutti i reparti e di tutti i servizi proseguirà ordinariamente in attesa della discussione nella camera di consiglio che è stata fissata per il prossimo 14 gennaio.

La decisione giunge a pochi giorni dalla decisione della Direzione Generale che non solo sospendeva i ricoveri ma azzerava anche i servizi annessi all’ospedale.

Con un verbale del 3 dicembre scorso, infatti, la ASL aveva deciso la riduzione dell’orario di servizio della radiologia e del laboratorio analisi che sarebbero stati operativi, rispettivamente, solo per 12 e 6 ore al giorno. Il Pronto Soccorso, poi, era trasformato in un Punto di Primo Intervento che non avrebbe potuto garantire il suo normale servizio anche a causa della disattivazione del servizio di navetta verso Chieti.

Insomma, di fronte all’annullamento del fondamentale diritto alla salute, grazie all’azione caparbia e convinta del gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune”, portata avanti di fronte allo scandaloso silenzio dell’amministrazione comunale, la città di Guardiagrele si vede restituita la speranza che un disegno così nefasto possa essere portato a compimento.

Non è solo il Pronto Soccorso, quindi, a dover essere mantenuto ma l’intero ospedale e questo è il risultato che tutti speravamo e che riconsegna alla legalità e alla sicurezza un intero territorio depredato del suo bene più importante.

Il ricorso, promosso dal gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune” e sostenuto nella sua seconda formulazione dal TdM, è solo uno degli atti giudiziari che il centrosinistra guardiese ha intentato per scardinare l’impianto del Piano Operativo.

Proprio stamattina, infatti, è stato depositato un nuovo atto con il quale sono stati impugnati gli atti da ultimo adottati dalla Direzione Generale e sui quali è stato chiamato a pronunciarsi il Presidente del TAR.

Ma questa decisione è certamente superata da quella del Consiglio di Stato che sostanzialmente assorbe ogni altro provvedimento dal momento che sancisce la sospensione della delibera 45 nella parte in cui prevede la disattivazione di tutto l’ospedale.

Questa decisione, ancor più importante perché emanata dal Consiglio di Stato, dovrebbe convincere chi non ha ritenuto di spendersi fino in fondo contro il Programma Operativo, del fatto che non c’era nessun allarmismo quando si denunciavano i pericoli contenuti nel disegno del Commissario Chiodi e del sub-commissario Baraldi.

Soprattutto è un monito per chi ha fatto pubbliche dichiarazioni, persino in diretta televisiva, circa la presunta conservazione della situazione.

Non è possibile, infatti, far ritenere alla cittadinanza di un intero comprensorio che tutto sarebbe rimasto come prima quando, invece, così non è.

Questo è, quindi, il momento di una riflessione seria anche sugli atteggiamenti di chi aveva ed ha ruoli che richiedevano ben altro impegno.

Se il nostro ricorso non fosse stato discusso il 1° dicembre non avremmo creato il presupposto perché oggi il Consiglio di Stato ci desse ragione e perché si tornasse a discutere su un punto – quello relativo alla sicurezza del Pronto Soccorso – che oggi, come avevamo abbondantemente previsto, risultava smentito da provvedimenti aziendali che fortunatamente il Consiglio di Stato ha travolto.

Dovrebbe interrogarsi chi riteneva di avere strappato conquiste (RSA, centri Alzheimer e ospedali di comunità) portando in consiglio comunale proposte irricevibili e affiggendo manifesti sul presunto futuro dell’ospedale. Dovrebbe recitare il mea culpa chi ha avuto il coraggio di dire che la prevista chiusura era stata smentita.

Quel che è certo è che per ora la delibera di Chiodi è stata sonoramente bocciata e, con essa, il disegno di chi ha continuato a spacciare per riconversione la chiusura dei piccoli ospedali.

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Piccoli ospedali: una necessità

Contributo da Guardiagrele

07 Dic 10
articolo32.it

Pubblichiamo un contributo sulla importanza dei piccoli ospedali apparso questa mattina sulla pagina dei lettori del quotidiano regionale abruzzese "Il Centro".

La lettera al direttore del consigliere comunale di Guardiagrele Simone Dal Pozzo, fa riferimento all'intervento del prof. Marco Valenti pubblicata domenica scorsa sul tema della chiusura dei piccoli ospedali.

"Da troppo tempo su questo argomento si leggono analisi “scientifiche” troppo generali e sprovviste del conforto dei dati e del confronto con la realtà e si pensa che la questione sia solo oggetto di scontro politico, anche se così non è visto che in queste settimane ci siamo trovati di fronte a battaglie solitarie che non hanno visto la politica fare sistema.

La mia opinione, che vorrei brevemente illustrare, viene dalla lettura di dati probabilmente poco conosciuti e che, anzi, la stessa stampa ha difficoltà a far passare perché più presa dalla notizia ad effetto (gente che sale sui tetti, striscioni, attacchi a questo o quel politico).

Vado subito al dunque.

Contesto, innanzitutto, il fatto che la chiusura dei piccoli ospedali sia necessaria per risparmiare denaro e lo dimostro con due dati.

Il Piano Operativo 2010 ci dice chiaramente che “la struttura dei costi fissi (personale dipendente incluso) rimane sostanzialmente invariata” e, almeno per quel che riguarda la ASL di Chieti, il Direttore Generale ha più volte dichiarato (e mai smentito) che la manovra di riconversione dei piccoli ospedali “non comporta un euro di risparmio”.

Quanto all’incapacità di trattare patologie complesse, dico che questo non è mai stato un problema dal momento che da sempre i piccoli ospedali, proprio perché strutture generaliste, hanno avuto una sola mission: quella di garantire un servizio nei rispettivi territori per le acuzie e le post acuzie evitando di caricare le strutture maggiori (oggi si dice di riferimento) destinate, invece, ad occuparsi delle patologie più complesse, essendo ospedali di eccellenza. Anzi, poiché queste eccellenze sono messe sempre più in pericolo dalla incapacità di fare fronte alla domanda (le barelle nelle cliniche universitarie di Chieti sono all’ordine del giorno e la mobilità passiva ha ripreso a salire) è chiaro che la qualità del servizio ne guadagnerebbe se i piccoli ospedali chiusi o da chiudere fossero (stati) messi realmente in grado di dare risposte.

Siamo sicuri, poi, che la riorganizzazione della rete ospedaliera sia stata il frutto di una analisi completa e oggettiva del sistema?

Tralascio il capitolo sui 40 minuti dall’ospedale più vicino che giustificherebbero la chiusura delle piccole strutture e quello sui 60 minuti dal pronto soccorso di riferimento.

Se leggiamo e confrontiamo gli indicatori di attività ospedaliera delle strutture pubbliche e private, ci rendiamo conto che i criteri che hanno guidato le scelte dell’ufficio commissariale sono stati manipolati, probabilmente con il preciso scopo di avvantaggiare una parte (quella privata) rispetto all’altra (quella pubblica).

Il Piano Operativo, infatti, mentre ci dice che sono da chiudere i reparti che hanno un tasso di occupazione inferiore all’80% (ciò dimostrerebbe un basso livello di fabbisogno di ricoveri e prestazioni ospedaliere), ha previsto la disattivazione di strutture che sono ben al di sopra di questi numeri. Questo emerge in maniera chiara leggendo i dati relativi al 2008 e le tabelle per l’anno 2009 che il subcommissario ha recentemente consegnato nel corso della sua audizione in commissione regionale.

Quanto, poi, alla necessità di una rete territoriale di assistenza, l’analisi sarebbe condivisibile se tenesse conto della realtà di fronte alla quale ci pone il disegno del Piano Operativo per il 2010.

Le acuzie, infatti, non spariscono insieme all’ospedale e, quindi, con la disattivazione dei piccoli presidi, dovranno trovare altrove una risposta, se la troveranno. I posti letto di medicina, di geriatria e di medicina sono, infatti, essenziali soprattutto delle zone interne vista l’età della popolazione e le patologie, magari non complesse ma pur sempre acute; l’elevato tasso di occupazione, poi, rivela che ve ne è necessità.

Approfitto, infine, per dare un dato che fino ad oggi non ho letto in nessuna analisi.

Il commissario giustifica il taglio degli ospedali con la necessità di dare attuazione al Patto per la Salute firmato lo scorso anno che ha ridotto a 3,5 per mille il numero dei posti letto per acuti. Nessuno dice, però, che questo livello era stato già raggiunto dalla precedente programmazione sanitaria validata dal piano di rientro del 2007 e che, quindi, non erano necessari altri tagli.

Se Chiodi avesse seguito il criterio che hanno applicato anche in Lazio e Molise (pure commissariate), calcolando matematicamente il numero dei posti letto in base al numero dei residenti, scopriremmo che non solo non era necessario tagliare 886 posti letto in più del necessario, ma che, addirittura, visto che la popolazione è aumentata, bisognava aggiungerne 135 a quelli esistenti".
 

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Il TAR rigetta la sospensiva

Guardiagrele: l'ospedale chiuderà

02 Dic 10
articolo32.it

Il TAR de L'Aquila, con una ordinanza depositata oggi,ha rigettato la richiesta di sospensione delle delibere commissariali che decretano la chiusura dell'ospedale di Guardiagrele, dopo averne chiusi altri quattro in Abruzzo.
 
"La decisione - dichiara il gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune", promotore dell'iniziativa giudiziaria - legittima l'operato di chi vuole definitivamente affossare la sanità pubblica e il diritto alla salute e all'assistenza nelle zone interne. Questo è un fatto gravissimo.
 
Noi andremo avanti - prosegue il comunicato - Impugneremo davanti al Consiglio di Stato questa decisione e percorreremo ogni strada per difendere una posizione di cui siamo fermamente convinti".

Se tutto andrà secondo le previsioni, la Direzione Generale dovrebbe sospendere i ricoveri a partire dalla prossima settimana.

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Il TAR decide sull'ospedale

Domani il responso

01 Dic 10
articolo32.it

Stamattina si è svolta davanti al TAR L'Aquila la discussione del ricorso promosso dal gruppo consiliare di centrosinistra "Guardiagrele il bene in comune" contro le delibere con le quali si decide la chiusura dell'ospedale di Guardiagrele entro il prossimo 31 dicembre.

Nel corso della discussione davanti al Tribunale l'avvocatura distrettuale ha prodotto un documento a firma della Baraldi dal quale, secondo la difesa dell'amministrzione, dovrebbe risultare che la popolazione è sicura.

La difesa dei ricorrenti ha fatto presente al Tribunale che il Piano Operativo mette nero su bianco (pag. 17 dell'allegato B) che l'assistenza medica e infermieristica è prevista per le 12 ore e che le stesse difese avversarie prevedono la costituzione di un PTA da affidare alle cure dei medici di famiglia per occuparsi di codici bianchi e verdi.

E' stata manifestata la disponibilità ad una sospensione con invito all'amministrazione al riesame delle delibere tenendo conto dei vizi che sono stati denunciati nel ricorso.

Ieri, intanto, al termine dell'assemblea in ospedale nel corso della quale i consiglieri hanno informato ancora una volta i cittadini, questi sono saliti sul tetto dell'ospedale ed hanno issato uno striscione che rivendica "diritto alla salute e diritto all'ospedale".

Ospedale di Guardiagrele

Mercoledì si decide

29 Nov 10
articolo32.it

Mercoledì prossimo il TAR de L'Aquila deciderà sulla richiesta di sospensione delle delibere 44 e 45 del Commissario alla Sanità, Chiodi, che prevedono la disattivazione dell'ospedale di Guardiagrele entro il prossimo 31 dicembre.

Il ricorso sul quale si discuterà è quello promosso dal gruppo consiliare di centrosinistra all'opposizione in comune e appoggiato dalla locale sezione del Tribunale per i diritti del Malato.

In caso di rigetto, le delibere spiegheranno i loro effetti e, quindi, porteranno alla sostituzione dell'ospedale "SS. Immacolata" con un presidio territoriale di assistenza (PTA).

Il comune, intanto, da parte sua ha fatto ricorso contro le stesse delibere inserendosi nell'azione giudiziaria che la precedente amministrazione aveva intrapreso lo scorso anno contro la delibera dell'ex commissario che, nei fatti, determinava la chiusura dell'ospedale.

A Guardiagrele chiusura a dicembre

Se il TAR rigetterà la sospensiva

24 Nov 10
articolo32.it

In una riunione del comitato per la difesa dell'ospedale di Guardiagrele, il direttore sanitario del "SS. Immacolata" ha comunicato che la Direzione Sanitaria aziendale attenderà l'esito della discussione  al TAr prevista per il prossimo 15 dicembre.

Se il Tribunale rigetterà la richiesta di sospensione, la ASL darà avvio alle procedure per la disattivazione
dell'ospedale con la cessazione dei ricoveri a partire dal 15 dicembre, dando così attuazione al Piano Operativo licenziato dal commissario Chiodi.

Mentre l'amministrazione comunale annuncia di avere fatto ricorso contro quel provvedimento, il gruppo di opposizione "Guardiagrele il bene in comune" comunica di essere stato ricevutoi nel pomeriggio di oggi dal Prefetto di Chieti.

Il Prefetto ha mostrato sensibilità e disponibilità assumendo l'impegno di rappresentare i motivi di preoccupazione agli Organi istituzionali superiori.

Stamattina la Direzione generale della ASL ha incontrato le sezioni del Tribunale del Malato per comunicare gli sviluppi delle previsioni del Piano Operativo.

L'opposizione va dal Prefetto

Iniziativa a Guardiagrele

23 Nov 10
articolo32.it

Mentre si attende l’udienza del 1° dicembre quando il TAR deciderà sulla richiesta di sospensiva del programma operativo e delle sorti dell’ospedale di Guardiagrele per il quale la chiusura è prevista il 31 dicembre, il gruppo consiliare, a poche settimane da quella data, intraprende nuove iniziative.
 
Con una nota a firma dei cinque consiglieri del gruppo “Guardiagrele il bene in comune” (Gianna Di Crescenzo, Carla Al torio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando e Gianluca Primavera), è stato chiesto un incontro al Prefetto di Chieti per informarlo della situazione, delle iniziative giudiziarie, di quanto risulta dalla documentazione che è stata anche pubblicamente esibita e per rappresentare tutta la preoccupazione per un provvedimento che, se non sarà sospeso, costituirà una gravissima lesione al diritto alla salute e all’assistenza dei cittadini di un comprensorio di circa 40.000 abitanti.
 
I consiglieri intendono far presente al Prefetto che, con la disattivazione del presidio di Guardiagrele, verrà gravemente compromessa la funzionalità del servizio di emergenza- urgenza dal momento che il progetto prevede lo smantellamento del Pronto Soccorso e la presenza di una sola ambulanza del 118.

Le stesse informazioni e preoccupazioni saranno condivise con il personale dell’ospedale al quale si intende chiedere un incontro e alle associazioni di Guardiagrele.

L’iniziativa dei Consiglieri coincide con il diffondersi sempre più insistente di voci secondo le quali i ricoveri dell’ospedale di Guardiagrele saranno sospesi a partire dal prossimo 15 dicembre; da quella data, secondo la prassi attuata a Casoli e Gissi, quindi, inizieranno le dimissioni fino al sostanziale svuotamento della struttura.

La situazione appare quanto mai grave tanto che, di fronte alle numerose illegittimità sollevate davanti al TAR L’Aquila, il gruppo consiliare non ha escluso il ricorso, sia pure per consultazioni e per un confronto, alla Procura della Repubblica dal momento che sussisterebbero, di fronte alla eliminazione di posti letto e di un intero ospedale senza che il territorio sia garantito e presidiato di servizi sanitari, i presupposti per configurare una interruzione di pubblico servizio e, di fronte alle palesi illegittimità denunciate, quelli di un abuso d’ufficio.

Dal punto di vista dell’iniziativa politica, il gruppo consiliare ha chiesto e chiederà anche la convocazione di Chiodi, Baraldi e Zavattaro davanti alla commissione parlamentare di Inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali alla quale dovranno motivare le ragioni di una procedura che non ha tenuto conto di nessuna concreta valutazione economica, che ha abusato delle previsioni del nuovo patto per la salute tagliando oltre 800 posti letto in più del necessario.

Per i prossimi giorni, intanto, il gruppo annuncia anche iniziative dimostrative che saranno rese note all’indomani del consiglio comunale convocato per martedì 23 settembre.

Sebbene il sindaco e l’amministrazione non abbiano ritenuto opportuno prevedere una discussione sulla situazione dell’ospedale (il consiglio, infatti, è convocato per l’assestamento del bilancio) e neanche di rispondere alle decine di sollecitazioni degli scorsi giorni, i consiglieri solleveranno il problema rinnovando tutte le domande rimaste senza risposte e, in particolare, quella sul ricorso amministrativo che ancora ci si augura presentato, sia pure alla scadenza del termine di legge e, comunque, preceduto dalle iniziative giudiziarie che da settimane hanno impugnato il provvedimento.

Il gruppo, infine, rinnova l’invito al sindaco a rassegnare le dimissioni di fronte al perdurante silenzio data la gravità del momento e la serietà della situazione.

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Chieste le dimissioni del sindaco

A Guardiagrele

19 Nov 10
articolo32.it

Riportiamo un articolo apparso sul quotidiano on line "prima da noi" circa le iniziative del gruppo consiliare di centrosinistra al comune di Guardiagrele.

"Un metodo sicuramente imposto a livello nazionale che ha spiazzato gli amministratori abruzzesi di centrodestra, dai consiglieri e dagli assessori regionali, a quelli provinciali ai sindaci che hanno vinto le elezioni dappertutto presentandosi come difensori dei piccoli ospedali e come paladini di un’assistenza sanitaria di qualità e si sono ritrovati l’imposizione di tagli di cui non sapevano nulla e che ora sono in grosso imbarazzo a difendere - così esordisce il pezzo firmato da Sebastiano Calella, che prosegue:

"Come capita a Guardiagrele, dove le opposizioni di centrosinistra sono scese in campo per chiedere le dimissioni del sindaco di centrodestra Sandro Salvi che ha dovuto subìre la chiusura del locale ospedale (contro cui si era battuto con forza) e che ora, forse per motivi politici, si trova a difendere una scelta impopolare e forse non condivisa".

La richiesta segue il rinvio al TAR L'Aquila al prossimo 1 dicembre dell'udienza fissata in merito al ricorso proposto dal gruppo consiliare con il quale si denunciano varie illegittimità del piano operativo firmato da Gianni Chiodi e Giovanna Baraldi.

Leggi la notizia.

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Ospedale: decisione il 1° dicembre

Il TAR rinvia

17 Nov 10
articolo32.it

Il TAR Abruzzo ha rinviato al 1° dicembre la discussione sulla sospensiva del programma operativo che decreta la chiusura dell'ospedale di Guardiagrele.

Il ricorso, il secondo promosso dal gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune", tende a bloccare la manovra che, nell'ambito di un complessivo disegno di riorganizzazione della rete ospedaliera, prevede la disattivazione del nosocomio guardiese il prossimo 31 dicembre.

Ancora qualche settimana, quindi, per conoscere il destino della struttura
che è stata domenica scorsa al centro di un dibattito pubblico promosso dalla minoranza al consiglio comunale che sollecita risposte dal sindaco di Guardiagrele.

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Mercoledì udienza al TAR

L'opposizione in piazza a Guardiagrele

15 Nov 10
articolo32.it

Il gruppo consiliare di centrosinistra di Guardiagrele ha illustrato ieri in una pubblica assemblea il lavoro delle ultime settimane sul fronte della tutela dell'ospedale.

Sono stati documentati i tentativi di sostituire all'ospedale un nucleo di cure gestito dai medici di famiglia ed è stata sollecitata l'amministrazione comunale ad informare l'intero consiglio circa l'esito delle discussioni che il sindaco sta portando avanti.

I consiglieri di opposizione hanno anche diffidato l'amministrazione dal portare avanti progetti che, sebbene spacciati per pronto soccorso, in realtà non ne possono avere i caratteri per via del'imminente disattivazione dei reparti per acuti.

Mercoledì prossimo, intanto, il TAR di L'Aquila discuterà il secondo ricorso contro il programma operativo della regione Abruzzo commissariata, promosso dal gruppo "Guardiagrele il bene in comune" e appoggiato dal locale Tribunale per i diritti del malato.

Sul fronte politico è stato messo in evidenza come la programmazione della regione durante la giunta di centrosinistra ha ricevuto un autorevole avallo dalla Corte Costituzionale che ha rigettato la posizione delle cliniche private che ritenevano eccessivi i tagli alla sanità privata.

I consiglieri, infine, hanno pubblicamente mostrato la scheda dei tagli ai primariati (217) prevista dal nuovo piano del commissario Chiodi, piano che la presidente della V commissione regionale, Nicolettà Verì, ha comunicato di non possedere.

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Abruzzo: nuovi tagli

Entro 24 mesi nuovo riordino

10 Nov 10
articolo32.it

Il Piano di riordino della sanità abruzzese va avanti secondo la logica dei tagli ormai collaudata.

La stampa di questi giorni riposra la notizia di tagli alle Unità Operative e ad ospedali che si concretizzeranno entro 24 mesi.

Una delle prospettive è quella della chiusura dell'ospedale di Popoli a partire dal gennaio 2013 secondo un piano che si starebbe concordando a livello nazionale.

I sindacati, da parte loro, lamentano il caos più totale nella gestione della mobilità del personale liberato dagli ospedali già disattivati e, per quanto riguarda la situazione di Chieti, la ingiustificata assunzione di nuovi operatori tramite agenzie interinali.

Il Comitato "articolo32" si accinge a rilanciare la sua strategia proprio mentre aumentano le attenzioni da ogni regione d'Italia su questa iniziativa.

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Ospedale di comunità

Se ne è parlato in commissione

08 Nov 10
articolo32.it

Riportiamo di seguito un articolo apparso sul sito dell'agenzia di stampa regionale abruzzese (ASTRA) in merito all'audizione della commissione regionale per la sanità dello scorso 15 settembre.

E' interessante il passaggio relativo all'ospedale di comunità che sarebbe già attivo a Pescina. Si tratta di una previsione che, lungi dall'avere le caratteristiche dell'ospedale per acuti, da molti è invece presentata come una alternativa agli ospedali disattivati.

Nella seduta di cui parla la nota dell'agenzia, si è tenuta l’audizione del direttore generale della ASL Lanciano-Vasto-Chieti Francesco Nicola Zavattaro e del direttore generale della ASL Avezzano-Sulmona-L’Aquila Giancarlo Silveri per riferire sull’attuazione del Piano di Riordino Ospedaliero e la riconversione dei piccoli ospedali, con i primi dati dell’attività di monitoraggio.

Per l’ASL 2 Chieti Lanciano Vasto era presente anche il direttore sanitario Amedeo Budassi. Per quanto concerne l’ASL2 il Dottor Zavattaro ha fatto presente che i ricoveri a Gissi e Casoli sono cessati il 23 agosto e sì è iniziata al riconversione: sono state spostate tutte le attività per acuti e non sono più presenti ricoverati.

Al tempo stesso sono iniziate le attività per riaprire, mentre è stata rimandata l’apertura ad Atessa per lavori in corso e le stesse attività sono state dirottate su Lanciano.

Le attività di ricovero dei pazienti provenienti da questi bacini di utenza sono proseguite senza interruzioni poiché il personale infermieristico è stato ricollocato gradualmente. Questo grazie all’adesione di molti operatori che hanno garantito una perfetta continuità nell’assistenza.

Per il personale ancora in esubero si sta procedendo ad una contrattazione sindacale che avrà termine a fine mese.

È ancora a livello di studio anche la possibilità di concedere un bonus economico nei presidi oggetto di riconversione: è stato istituto un punto di accoglienza per informare la popolazione, mentre gli abitanti stanno ricevendo una dettagliata brochure informativa.
Nei prossimi giorni aprirà anche il CUP unico che snellirà ancor più alcuni disagi degli utenti.

Specifica Nicoletta Verì alla luce del lavoro svolto: “Per la ASL dell’Aquila erano presenti il manager Giancarlo Silveri e il direttore sanitario Libero Colitti. Le tre ASL originarie non hanno mai perso mai i propri caratteri specifici: al centro dell’attenzione si è scelto di mettere il cittadino e come protagonisti di questo delicato processo gli operatori di medicina generale, i primi cittadini e tutti i sindacati.

Per rendere più efficiente la riconversione si è studiato un modello di distretto di base come Unità Operativa Complessa territoriale.

Si stanno realizzando dei progetti obiettivi per le liste di attesa ad Avezzano con risultati sorprendenti, L’Aquila si sta avvicinando a risultati molto buoni.

A Pescina è stato portata a termine un accordo con i medici per la realizzazione di un ospedale di comunità: il personale presente si muoverà solo per mobilità volontaria o per anzianità di servizio.

Anche a Pescina la popolazione sta ricevendo degli opuscoli illustrativi; qui le sale operatorie dell’ospedale non saranno smantellate sino al completo rinnovo di quelle di Avezzano ed è stata prevista un’ambulanza disponibile 24 ore al giorno.

Le tensioni che inizialmente avevano caratterizzato l’operazione su Pescina si stanno riassorbendo anche grazie alla collaborazione dei medici e degli operatori.

Nell’ospedale di comunità sarà prevista un’associazione di medici specialisti: l’unica difficoltà denunciata è con il 118 perché la Regione Abruzzo non dispone, per ora, di graduatorie di medici di questa branca.”

Da parte dei consiglieri è stata espressa viva soddisfazione per le modalità di intervento sull’ospedale di Pescina e manifestati apprezzamenti sulle linee di indirizzo che migliorano l’efficienza.

Nicoletta Verì, presidente della Quinta commissione, ha sottolineato come il confronto costruttivo sul territorio e nelle sedi istituzionali porti sempre al conseguimento di soluzioni di qualità pensate per il cittadino ed i suoi bisogni, passando da modelli locali ad un più efficiente e meno dispendioso modello di rete condivisa.

www.agenziastra.it

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Ospedale di Gissi

Oggi la sospensiva al TAR

03 Nov 10
articolo32.it

Il TAR abruzzese oggi decide sul ricorso presentato dal comune di Gissi.

Gli atti impugnati sono quelli adottati dal commissario Chiodi che ha approvato nello scorso mese di agosto il Programma Operativo per la sanità.

Per oggi era fissata l'udienza in camera di consiglio per la sospensiva.

L'esito potrebbe essere scontato a causa del precedente pronunciamento per l'ospedale di Casoli.

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L'ANCI per i piccoli ospedali

Dalla Sardegna

02 Nov 10
articolo32.it

Riprendiamo una notizia dalla Sardegna dove - a quanto pare - i piccoli ospedali sono in pericolo.

"Nel settore della sanità - si legge sulla rassegna stampa ufficiale della Regione Sardegna - non si placano le polemiche, anche all’interno della maggioranza di centrodestra.

I Comuni: «I piccoli ospedali non vanno ridimensionati». L’Anci esprime preoccupazione per la prospettiva di ridimensionamento dei piccoli ospedali.

I sindaci temono che vengano meno servizi essenziali in territori non sempre facili da raggiungere.

L’associazione dei Comuni, pur comprendendo la necessità da parte della Regione di attuare una programmazione sanitaria che possa rispondere ai criteri di efficacia ed efficienza del servizio sanitario regionale, sottolinea che gli ospedali di Bosa, Ghilarza e Sorgono hanno rappresentato finora un importantissimo punto di riferimento per i rispettivi territori.

L’Anci si è impegnata a intraprendere una azione con l’assessore per evitare un ridimensionamento pesante dei reparti che farebbe venir meno i servizi".

Come si vede, in questo caso c'è una presa di posizione netta da parte dell'Associazione dei comuni.

Sanità territoriale in Abruzzo

Chiodi a Sulmona

31 Ott 10
articolo32.it

Riprendiamo da sito della Regione Abruzzo le dichiarazioni di Gianni Chiodi, presidente della regione Abruzzo e commissario per la sanità che ha descritto la sanità del territorio come la soluzione a tutti i problemi del settore in Abruzzo.

L'intervento si riferisce ad un convegno che si è tenuto il 30 ottobre a Sulmona.

"Sin dal primo giorno di insediamento di questo governo regionale abbiamo dovuto affrontare una realtà disdicevole: una sanità che non aveva alcuna prospettiva di qualità per i cittadini e neanche poi a costi sostenibili".

Ha esordito così il presidente della Regione Abruzzo, e Commissario ad acta per la Sanità, Gianni Chiodi, al seminario sull'appropriatezza dell'assistenza sanitaria, promosso a Sulmona dalla Direzione Politiche della Salute della Regione. Chiodi, in un breve excursus, ha ricordato i tristi primati dell'Abruzzo: primo nel debito sanitario (4 miliardi nel 2007) e primo ad essere, per questo, Commissariato.

"Una grave stigmatizzazione da parte di tutto il Paese del comportamento dell'allora classe politica, e non solo, che non ha avuto forza, coraggio e leadership per avviare un serio processo di cambiamento, subendo, altresì, le pressioni di un mondo assai variegato" ha commentato il Presidente, aggiungendo che "5-6 neurochirgie operative e 35 ospedali pubblici e privati erano il chiaro sintomo di una situazione non governata e ormai alla deriva".

Ha rimproverato Chiodi, ai suoi precedessori, di non aver capito i segni del cambiamento, nel 2000, ("come si sta facendo adesso col federalismo") e di essersi cullati "sul paga Pantalone" e sulla firma di cambiali mefistofeliche.

Ed ha rimproverato, soprattutto, di aver speso, in primis nella sanità, più di quanto prodotto "rubando alle giovani generazioni quote di speranza e di futuro". Ha bacchettato, infine, il modus operandi di assumere più "generali" che "soldati", in tutta la pubblica amministrazione.

"Il percorso di risanamento cha abbiamo avviato - ha detto poi il Presidente/Commissario - è giusto e inevitabile perchè prioritario rispetto allo sviluppo. In nessuna comunità, in nessuna parte del Mondo, si investe senza risanare".

Chiodi ha, infine, rammentato il positivo riconoscimento del rating da parte di Moody's ed il plauso ottenuto dal Tavolo di monitoraggio nazionale per la bontà e l'innovazione del Piano operativo della Sanità.

"Il futuro della sanità in Abruzzo è negli ospedali che hanno competenze professionali, che investono nelle apparecchiature diagnostiche e nella tecnologia, che possono vantare una casistica rilevante.

Il futuro è anche negli ospedali di comunità e nella medicina sul territorio. Il futuro deve essere, in una, un mix di interventi sanitari in favore dei cittadini, così come hanno fatto tante altre Regioni italiane e con successo".

"In Abruzzo - ha osservato il Presidente - non c'è mai stata una sanità territoriale, ma solo una ospedalizzazione incredibile, con elevati costi per i cittadini/pazienti e senza adeguata qualità, con liste di attesa enormi".

"Il modello che intendiamo perseguire, attraverso il Piano di razionalizzazione delle rete ospedaliera - ha aggiunto Chiodi - non ha certo il crisma dell'originalità, essendo già operativo da tempo in altre realtà, ma è l'unico che può consentire prestazioni all'altezza, pagando tasse eque".

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Pescina impugna il Piano Operativo

A novembre la discussione

28 Ott 10
articolo32.it

Anche il comune di Pescina ricorre contro il Programma Operativo del commissario alla sanità per la regione Abruzzo.

Il ricorso è stato depositato il 27 ottobre e la sospensiva sarà certamente discussa nell'ultima udienza utile di novembre.

L'Ospedale di Pescina è uno dei cinque per il quale il Programma Operativo ha previsto la disattivazione.

Il comune di Pescina segue le iniziative dei comuni di Casoli e di Gissi che hanno impugnato le stesse delibere commissariali.

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Solidarietà dal web

Per allargare il comitato

27 Ott 10
articolo32.it

La solidarietà arriva grazie al web.

Questo è l'appello pubblicato sul sito www.dirittoallasalute.it.

"Anche in Abruzzo i tagli alla sanità sono all'ordine del giorno.Per questo è nato Articolo 32 - comitato nazionale per la tutela della salute e dei piccoli ospedali.

Chiedete e fate richiedere amicizia su fb...il profilo è "Comitato nazionale articolotrentadue".

Anche questo è uno strumento utile per dimostrare la forza del Comitato.

Il Comitato si sta allargando e c'è già chi propone un incontro a Roma per discutere sul problema".

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Ospedale di Tagliacozzo

Cittadini sul tetto per protesta

24 Ott 10
articolo32.it

E' di oggi la notizia che, dopo il sindaco nei mesi scorsi, ieri un gruppo di cittadini di Tagliacozzo è salito sul tetto dell'ospedale e si è incatenato per protestare contro la chiusura dell'ospedale che, insieme a quello di Pescina, insiste nel Distretto n. 2 della provincia (e ASL) di L'Aquila.

Ecco uno stralcio della pagina del Programma Operativo che giustificherebbe la chiusura dell'ospedale di Pescina insieme a quello di Tagliacozzo.

"Il Distretto 2 dell’Aquila si compone di 26 comuni in cui risiedono circa 71.000 abitanti. 17 comuni (pari al 65% dei comuni del Distretto) presentano una popolazione inferiore ai 2.500 abitanti (6 comuni inferiore ai 1.000), mentre i comuni di Tagliacozzo e Pescina, ove sono situate le 2 strutture pubbliche del Distretto, hanno rispettivamente 6.800 e 4.400 abitanti. Sul territorio del Distretto insistono anche 2 strutture private.

Nelle strutture del Distretto trova risposta il 26% dei ricoveri dei residenti, mentre si evidenzia che il 50% dei casi trova soddisfacimento presso le strutture del Distretto 3 dove sono situati il Presidio di Avezzano e altre due case di cura di questa città".

L'ospedale, secondo il cronoprogramma alegato al Programma Operativo del commissario regionale, è stato disattivato lo scorso 30 settembre.

Il programma Operativo Abruzzo

La delibera 44/2010 del commissario Chiodi

23 Ott 10
articolo32.it

Questo è il link che vi porta alla delibera 44 del 3 agosto 2010 con la quale il Commissario straordinario per il rientro dai disavanzi del settore sanitario ha approvato il programma operativo.

L'allegato spiega come in Abruzzo sarà smantellato il seizio sanitario che la regione aveva costruito in perfetta aderenza al piano di rientro sottoscritto nel 2007.

Questa è una delle delibere contro le quali i consiglieri comunali di opposizione di Guardiagrele hanno fatto ricorso.

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Ospedale Casoli: il TAR dice no

Rigettata la sospensiva

22 Ott 10

Dunque il TAR "valutata l'integrale attuazione dei provvedimenti impugnati", ha rigettato la richiesta di sospensiva formulata dal comune di Casoli nel suo ricorso contro il Programma Operativo dela Regione Abruzzo.

Con questo provvedimento, quindi, si chiude la prima fase del giudizio che, iniziata davanti al TAR di Pescara, è stato trasferito davanti al collegio del Capoluogo per competenza dal momento che ci troviamo di fronte a provvedimenti a carattere generale.

La decisione del TAR conferma, in qualche modo, un indirizzo già manifestato dalla sede di Pescara che aveva affermato, nell'ordinanza dello scorso settembre, che non vi era il pericolo che i danni si agravassero visto che i provvedimenti del commissario avevano già prodotto i loro effetti.

In questo modo si apre uno spiraglio per l'ospedale di Guardiagrele che non è stato ancora definitivamente disattivato e, quindi, non ha ancora subito la piena esecuzione dei provedimenti del commissario Chiodi.

Articolo32 seguirà le vicende dei piccoli ospedali della regione Abruzzo e delle altre regioni commissariate.

In questi giorni è stato attivato anche un profilo su facebook, il più diffuso tra i social network, per attrarre maggiore attenzione sul problema. il nome è "Comitato nazionale articolotrentadue".

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Presentato il comitato

Intanto il TAR decide

20 Ott 10

E' stato presentato alla stampa stamattina il Comitato Nazionale "articolo 32" promosso dai consiglieri comunali di Guardiagrele del gruppo "Guardiagrele il bene in comune"

Con l'occasione è stato fatto il punto sulla situazione attuale che coinvolge l'ospedale di Guardiagrele di cui vi informeremo nei prossimi giorni.

L'attenzione si è concentrata sulla sentenza 289/2010 della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibile e infondato il ricorso delle cliniche private stabilendo il fondamentale principio che la programmazione regionale del 2007/2008 era perfettamente legittima e che la ridistribuzione die posti letto è stata operata correttamente senza nessun pregiudizio per le cliniche private.

Stamattina, intanto, al TAR di L'Aquila è stata discussa la sospensiva chiesta dal comune di Casoli.

Nelle prossime settimane, intanto, sarà discusso anche il ricorso dei consiglieri di minoranza di Guardiagrele.

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Articolo 32

Nasce il Comitato Nazionale

20 Ott 10

"Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.

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