“Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.
Patto per la Salute 2013-2015
I pissoli ospedali saranno chiusi
La conferenza Stato-Regioni nei prossimi giorni inizierà l'esame del testo del nuovo Patto per la Salute. L'accordo, che dovrà regolare il funzionamento del servizio sanitario nazionale negli anni 2013-2015 dovrà essere siglato entro il mese di aprile per evitare che il Governo proceda d'autorità.
La bozza che circola in queste ore parte da alcuni presupposti preoccupanti.
Innanzitutto i tagli delle risorse per gli anni 2012-2014 mettono in crisi, per stessa ammissione delle regioni, la tenuta del sistema. "Un finanziamento decrescente - si legge nelldocumento - pone il problema del mantenimento degli attuali standard assistenziali".
D'altra parte si ritiene che il difficilissimo momento possa costituire, come spesso si dice, una opportunità per "affrontare un processo riformator in grado di mantenere, sia pure con risorse inferiori, lo stesso livello di garanzie e di diritti per i cittadini".
"Risulta francamente difficile conciliare la carenza di fondi con il mantenimento delle garanzie dei diritti", commenta Simone Dal Pozzo, redattore della bozza di documento del Comitato Nazionale "articolo 32" da sottoporre per l'approvazione ai soggetti che fanno parte del comitato e che si sono riuniti a Guardiagrele (CH) lo scorso 11 dicembre.
"In effetti - prosegue - dalla lettura della prima bozza del Patto per la Salute è difficile che dalla situazione attuale si possa addirittura elevare la qualità, soprattutto se si considerano, tra le altre, alcune scelte che la Conferenza si accinge ad esaminare.
Mi riferisco alla decisione di riconvertire tutti gli ospedali italiani con meno di 120 posti letto. Purtroppo l'esperienza delle regioni commissariate ha chiarito che la riconversione dei piccoli ospedali non corrisponde affatto al miglioramento della qualità dei servizi.
Se consideriamo i casi dell'Abruzo e del Lazio, ad esempio, ci si rende conto che le strutture terrotoriali che dovevano sostituire gli ospedali (i presidi di Assistenza in Abruzzo e gli ospedali distrettuali nel Lazio) non hanno mai veramente funzionato come ci si aspettava. E questo è tanto più vero se si considera che gli ospedali che dovevano essere chiusi e che grazie alle azioni legali sono rimasi, almeno per ora aperti, oggi costituiscono la valvola di salvezza per l'assistenza sanitaria.
E' il caso, ad esempio, dell'ospedale di Guardiagrele (CH) o di Anagni (FR) che continuano a ricoverare pazienti affetti da patologie acute, anche di media e alta complessità.
Il modello delle regioni commissariate - prosegue Dal Pozzo - che pare essere il riferimento per il nuovo Patto, ha dimostrato di non funzionare ed è questo uno degli aspetti sui quali il Comitato Nazionale intende promuovere la sua azione".
La bozza del nuovo Patto per la Salute, poi, mette in evidenza un'altra grave criticità. Si tratta del tema del personale.
Le Regioni ammettono che sanzionare il deficit con il solo blocco del turn over ha costituito in alcuni casi una lesione dei livelli essenziali di assistenza e che, addirittura, spesso è sono state adottate soluzioni spesso più onerose del problema da risolvere.
"Si chiarisce - aggiunge Dal Pozzo - che è più costoso sopperire a carenze di organico con turni aggiuntivi o convenzionamenti con privati che con nuove assunzioni, tanto che lo stesso legislatore ha previsto la possibilità di intervenire sbloccando il turn over".
Un capitolo interessante della bozza riguarda la proposta di interventi per modificare i poteri dei Commissari "anche per una più idonea difesa davanti al TAR".
"Questa scelta - conclude Simone Dal Pozzo che ha difeso comuni e comitati in tre delle cinque regioni commissariate contro i Programmi Operativi che hanno chiuso i piccoli ospedali - conferma la forza degli argomenti portati davanti al Tribunali, forza alla quale si è cercato di reagire con provvedimenti normativi che hanno annullatoi le sentenze dei TAR".
Nei prossimi giorni il Comitato promuoverà una iniziativa di sensibilizzazione partendo dall'approvazione del "documento base" del Comitato Nazionale (oggi all'esdame dei comuni e dei comitati promotori) e, quindi, sollecitando i Ministeri e la stessa Conferenza Stato-Regioni all'adozione di misure che non aggravino ulteriormente il quadro attuale.
Lettera a Napolitano
Presidente, non promulghi il decreto
I consiglieri comunali di Guardiagrele che hanno lanciato l'allarme nazionale sui contenuti della manovra finanziaria, hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica.
Questo il testo:
"Signor Presidente della Repubblica,
da mesi seguiamo con assiduità le sorti della organizzazione sanitaria della regione Abruzzo e, in modo particolare, quelle dei piccoli ospedali (tra i quali quello
di Guardiagrele, la città nella quale esercitiamo il ministero di consiglieri comunali).
Il Commissario ad acta per il rientro dai disavanzi del settore sanità della regione Abruzzo nell’agosto dello scorso anno approvò il c.d. Programma
Operativo (previsto dalla L. 191/2009) che prevedeva la disattivazione (chiusura) entro il 31 dicembre 2010 dell’ospedale di Guardiagrele, un presidio collocato in zona
montana che serve una popolazione di circa quarantamila abitanti.
Contro quei provvedimenti (si tratta di due delibere commissariali), promuovemmo due ricorsi davanti al TAR. Prima il Consiglio di Stato in sede di
appello cautelare e, quindi, il TAR Abruzzo con due recentissime sentenze del maggio scorso (la n. 263/2011 e la n. 292/2011), hanno dapprima sospeso e, poi, annullato il Programma
Operativo “salvando”, di fatto, l’ospedale di Guardiagrele non ancora chiuso e sancendo la riapertura di altri piccoli ospedali che, intanto, erano stati già disattivati.
Ora, nella bozza della manovra economica che il Governo si accinge ad adottare, si stabilisce l’approvazione del Programma Operativo 2010 che il TAR aveva annullato
perché in contrasto con le Leggi della Regione Abruzzo in tema di organizzazione sanitaria e con lo stesso “Piano di rientro” che il Commissario era chiamato ad adottare. In
sostanza, quegli atti commissariali diventano legge dello Stato e, con legge dello Stato, si stabilisce la chiusura di piccoli ospedali!
Questo provvedimento, che riteniamo illegittimo perché in contrasto con i principi di sussidiarietà, leale collaborazione, uguaglianza, ragionevolezza e separazione
delle competenze e dei poteri, appare lesivo dei diritti dei cittadini perché, con poche righe, trasforma la Costituzione della Repubblica in carta straccia.
Noi ci appelliamo a Lei, Signor Presidente, perché eserciti con vigore tutte le Sue prerogative facendo in modo che il decreto che il Governo si accinge ad approvare non
contenga quella sciagurata previsione e perché, se sarà necessario, non proceda alla sua promulgazione.
Riteniamo, infatti, che qualora la norma dovesse entrare in vigore, in un solo colpo il diritto alla salute di migliaia di cittadini verrebbe letteralmente calpestato.
Confidando nel Suo intervento, salutiamo con deferenza.
I Consiglieri comunali
Gianna Di Crescenzo - Carla Altorio - Simone Dal Pozzo – Angelo Orlando –Gianluca Primavera
L'INVITO E' A SCRIVERE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA LO STESSO TESTO (SE ABRUZZESI) O ADATTANDOLO. LE LETTERE POSSONO ESSERE INVIATE UTILIZZANDO IL LINK "POSTA" IN ALTO A DESTRA SUL SITO QUIRINALE.IT O INVIANDO UN FAX AL NUMERO 06.46993125
Ospedali chiusi per decreto legge
Super poteri ai commissari
La bozza della manovra economica che il governo approverà il 30 giugno contiene alcune previsioni che riguardano direttamente i temi delal tutela della salute e dei piccoli ospedali.
Lo segnalano in un comunicato i consiglieri del gruppo "Guardiagrele il bene in comune" di Guardiagrele, ma è evidente che la previsione è destinata a sortire effetti in tutte le regioni commissariate.
Il Gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" segue con la massima attenzione la questione relativa alla chiusura dei piccoli ospedali prevista dal Programma Operativo 2010 del commissario alla sanità e presidente della regione Abruzzo.
Dopo avere impugnato quel provvedimento ed avere riportato una vittoria in fase cautelare davanti al Consiglio di Stato e, quindi, due vittorie nel merito davanti al TAR Abruzzo, annuncia che l'Ufficio commissariale ha proposto appello contro le sentenze chiedendone la revoca.
Appena dopo le sentenze (maggio 2011), il presidente Chiodi chiese ed ottenne la convocazione di un vertice a Roma per verificare come poter proseguire l'incarico commissariale, a suo avviso ostacolato dai provvedimenti del Giudice Amministrativo.
In quella sede venne annunciato un provvedimento da parte del Governo.
A questo punto, per evitare colpi di mano da parte del Governo nazionale e regionale, lo scorso 1° giugno, il gruppo consiliare ha diffidato il Presidente del Consiglio Regionale dal portare in discussione provvedimenti modificativi del Piano Sanitario del 2008 e il Governo (nelle persone del presidente del Consiglio e dei Ministri dell'Economia e della Salute) dall'adottare atti che potessero attribuire poteri commissariali confliggenti con le norme di legge che dicono che ad altri spetta il potere diprogrammazione sanitaria.
Il gruppo consiliare, che ha agito in giudizio conil patrocinio dell'Avv. Simone Dal Pozzo, ha seguito la fase successiva e anche gli sviluppi degli ultimi giorni
relativi alla manovra economica di cui nella serata del 28 giugno 2011, a seguito del vertice di maggioranza, è stata diffusa una bozza.
Il gruppo, quindi, si rivela ancora una volta una sentinella posta a guardia della tutela degli interssi della comunità e lancia, a un anno dalla prima bozza del Programma
Operativo, l'allarme su un decreto che potrebbe far rivivere quel che il TAR aveva, su nostro ricorso, cancellato.
Dalla lettura del documento emerge che quel che il governo aveva annunciato lo scorso 24 maggio nel vertice romano con i commissari alla sanità si è materializzato
a pagina 24 della bozza di manovra economica discussa il 28 giugno nel vertice di maggioranza e, anzi, quel che il Governo si appresterebbe ad approvare è addirittura peggio di
quanto si potesse immaginare.
"Nella manovra estiva proposta da Tremonti si dicono essenzialmente due cose.
La prima che vale per tutte le regioni commissariate. Se vi sono contrasti tra il Piano di rientro e il Programma Operativo da una parte e, dall'altra, norme regionali, il
Consiglio regionale, rilevato il contrasto anche su indicazione del commissario, è chiamato ad adottare i provvedimenti necessari entro sessanta gionri. Se non lo fa, interviene il
Governo sostituendosi alla regione.
La seconda previsione è quella più pericolosa perchè riserva un trattamento speciale alla regione Abruzzo quale evidente effetto delle sentenze con le quali il TAR
ha salvato i piccoli ospedali.
Il Governo trasforma in una legge dello stato il programma operativo 2010 (quello bocciato dai TAR) e, dopo avergli modificato l'incarico commissariale, dà 60
giorni a Chiodi per approvare il Piano Sanitario regionale 2011 - 2012.
Purtroppo le previsioni di un colpo di mano che ci avevano costretto a diffidare anche il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri delle Finanze e della Salute,
alla luce dei fatti, si sono rivelate fondate. E questo dimostra ancora una volta la forza delle posizioni espresse da ormai un anno dal gruppo consiliare di centrosinistra
"Guardiagrele il bene in comune" che ha condotto una battaglia pionieristica sulla salvaguardia dei piccoli ospedali, aprendo la strada ad un filone che ha fatto scuola anche in
Molise e nel Lazio; una forza che, per essere contrastata, ha richiesto addirittura un intervento del governo nazionale.
Temevamo, in effeti, che il Governo potesse superare quanto il TAR aveva detto e, cioè, che il potere di programmazione sanitaria spetta alla Regione e così, purtroppo, è
stato.
Ovviamente si tratta di una bozza, ma se il tutto si trasformasse nel decreto legge annunciato per giovedì, questo significherebbe che in pochi giorni l'ospedale di
Guardiagrele sarebbe chiuso e quelli che, pur essendo disattivati, sono stati salvati, perderanno definitivamente la speranza di tornare a funzionare.
Un decreto legge, infatti, appena dopo la firma del Presidente della Repubblica, è legge ed ha efficacia immediata anche prima della conversione in legge che deve avvenire in
Parlamento entro sessanta giorni dalla sua adozione.
Insomma, l'ospedale di Guardiagrele chiude per decreto legge: questa è la verità dei fatti di fronte alla quale non ci si può arrendere.
E' vero che in poche sciagurate righe si cancellano mesi e mesi di battaglie e si barattano i diritti per i bilanci che certamente non sono in rosso per i piccoli ospedali, ma è
altrettanto vero che la guerra non è ancora finita. Sbaglia, infatti, il Governo se crede di poter liquidare la pratica con la decretazione d'urgenza.
Resta aperto il fronte giudiziario anche a seguito dell'appello appena notificato dal commissario, appello che, però, potrebbe anche avere una vita breve se il
Consiglio di Stato, alla luce del decreto legge, dovesse dichiarare cessata la materia del contendere visto che il Programma Operativo, come atto amministrativo non esiste più.
Comunque sia, annunciamo sin da ora che queste norme saranno immediatamente impugnate davanti alla Corte Costituzionale.
Resta, poi, aperto anche il fronte della "lotta" politica. Con una nota inviata la scorsa notte al Presidente Napolitano lo abbiamo invitato a non firmare il
decreto legge non solo per salvare il nostro ospedale, ma anche perchè quel provvedimento demolisce in un solo colpo i principi più importanti della Costituzione in tema di
autonomie: sussidiarietà e leale collaborazione.
Se anche su questo decreto legge, qualora fosse approvato così come è, il governo dovesse porre la fiducia, è chiaro che i parlamentari abruzzesi che la votassero, assumerebbero di
fronte all'intera regione una grave responsabilità.
Resta, per ora, l'invito al Governo a stralciare completamente questa parte dal decreto legge con l'invito ad abbandonare la via autoritativa e a rispettare i diritti dei
cittadini.
Il Governo trema
Tutti i commissari a Roma
La sentenza del TAR che riguarda Guardiagrele fa tremare il Governo che convoca a Roma tutti i commissari (Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e
Lazio) forse per informarli del fatto che le leggi regionali e i piani di rientro non si toccano e che, anzi, l'unico compito che hanno è quallo di darvi attuazione.
La riunione si terrà a Roma, martedì prossimo, 24 maggio (ore 10,30 Ministero dell'Economia), per una attenta riflessione sul ruolo dell'organo commissariale e sui
poteri che allo stesso attengono.
La riunione congiunta del Tavolo adempimenti e del Comitato Lea è stata tempestivamente convocata da Francesco Massicci del Dipartimento Ragioneria del
ministero dell'Economia, in recepimento alla richiesta formulata dal presidente della Regione Abruzzo, e Commissario ad acta per la Sanità, Gianni Chiodi.
Il sollecito di un chiarimento generale era stato chiesto da Chiodi a seguito delle ultime sentenze del Tar Abruzzo che hanno di fatto annullato alcune deliberazioni commissariali
inerenti il Programma operativo 2010 e la riorganizzazione della rete ospedaliera abruzzese.
"Con le riferite pronunce viene fra l'altro evidenziato - aveva scritto Chiodi in una nota inviata anche ai ministri Giulio Tremonti, Ferruccio Fazio e Raffaele
Fitto - in relazione al dettato costituzionale (art. 120) ed alla recente sentenza della Corte costituzionale 361/2010, l'impossibilità per l'organo commissariale
di adottare atti in difformità a previsioni legislative regionali previgenti, ovvero di disporre la sospensione di disposizioni in esse contenute".
"Pertanto - sempre il Commissario Chiodi - sembra pregiudicato il potere commissariale di adottare provvedimenti di riordino del complessivo sistema sanitario
regionale".
"Quella del Commissario è una figura che si sta rivelando quantomai complessa - spiega Chiodi - sospesa tra la necessità di adottare provvedimenti atti a risanare il sistema
sanitario ed i bilanci regionali e quella di tener conto dei dettami della recente giurisprudenza.
Non sempre, anzi quasi mai, è possibile conciliare i due aspetti. Per questo - conclude - ho chiesto al Governo un confronto anche con gli altri Commissari e subcommissari d'Italia,
tutti alle prese con dubbi interpretativi che compromettono la normale e più equa gestione della Sanità in Regioni già evidentemente in difficoltà".
Le perplessità del commissario abruzzese saranno probabilmente le stesse del commissario molisano Iorio che la settimana scorsa si è visto sospendere il suo
Programma Operativo con una ordinanza del TAR di Campobasso.
Piccoli ospedali
Il punto sui ricorsi
Il movimento creato intorno alla tutela dei piccoli ospedali ha
prodotto impegni, in termini di azioni legali, nelle diverse regioni
commissariate che si sono trovate di fronte a provvedimenti
fortemente penalizzanti.
Grazie all'azione del comitato "articolo 32", che ha fatto conoscere l'azione
portata avanti dal gruppo consiliare di opposizione al comune di
Guardiagrele, altre iniziative giudiziarie sono nate ed attendono il pronunciamento dell'Autorità
Giudiziaria.
Il comitato "articolo 32" di Agnone attende per il prossimo 11 maggio la discussione davanti al TAR Molise del ricorso
presentato contro una pluralità di provvedimenti adottati tanto dal Commissario quanto dal Direttore Generale dell'Azienda
Regionale. Il ricorso è stato curato dagli avvocati Franco Cianci di Termoli e Simone Dal Pozzo di Guardiagrele.
Per il 25 maggio, invece, si attende la decisione sulla sospensiva chiesta dal comitato in difesa dell'ospedale
di Anagni che ha impugnato i provvedimenti del Commissario alla sanità che prevedono la chiusura del
presidio anagnino. Il ricorso, anche in questo caso curato dall'Avvocato Simone Dal Pozzo, è stato presentato in una pubblica assemblea lo scorso 22 aprile e giovedì 11 maggio sarà
probabilmente oggetto di discussione anche davanti al consiglio comunale convocato sul tema dell'ospedale.
In Abruzzo, il comune di Pineto ha presentato ricorso contro il ridimensionamento dell'ospedale di Atri e la discussione
davanti al TAR è fissata per il prossimo 22 giugno anche se le insistenti voci di provvedimenti immediati fanno pensare che vi potrà essere un
pronunciamento anche prima di quella data.
A fine aprile, nel Lazio, il ricorso presentato dal comune di Bracciano per scongiurare la chiusura dell'ospedale ha ottenuto un primo
successo grazie alla sospensiva concessa a causa della inadeguata istruttoria sul tema della tutela dell'emergenza sanitaria.
Il comune e il comitato di Pontecorvo (FR), invece, si sono visti rigettare la sospensiva sulla
base della presunta obbligatorietà dell'azione del Commissario che sarebbe tenuto ad adottare i provvedimenti che ridimensionano la sanità
pubblica a causa del piano di rientro sottoscritto con il governo nazionale.
Esito negativo anche per l'ospedale di Trebisacce, in Calabria, che, a fine gennaio, si è vista respinta la sospensiva degli
atti commissariali che, con il patrocinio dell'Avv. Giuseppe Mormandi, erano stati impugnati.
Tornando in Abruzzo, va segnalato che è attesissima la sentenza di merito del TAR davanti al quale il 23 marzo sono stati
discussi vari ricorsi relativi alla disattivazione dell'ospedale di Guardiagrele. Ricorsi sono stati presentati dai comuni
di Casoli, Pescina,. Gissi, Tagliacozzo e Guardiagrele. Anche il gruppo consiliare di centrosinistra aveva impugnato
gli atti commissariali ottenendo, unico caso in Italia, una sospensiva dal Consiglio di Stato lo scorso 14 gennaio.
Come si vede, ci troviamo di fronte ad un quadro composito che, per ora, consegna la sensazione che, per
difendere il diritto alla salute, sia necessario rivolgersi alla Magistratura e non alla politica.
150° dell'Unità d'Italia
Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Calabria: i sindaci protestano
Contro il riordino
I Sindaci della provincia di Cosenza hanno molto da contestare al Piano regionale sanitario di rientro e riequilibrio, sia per i contenuti che per i metodi adottati
per approvarlo.
Lo apprendiamo da un articolo pubblicato sul sito www.cariatiweb.it al quale vi rimandiamo.
Lamentano di non essere stati ascoltati e di aver dovuto subire tagli indiscriminati e contraddittori, non rispettosi degli interessi delle popolazioni.
Pertanto, un Comitato ristretto, composto dai Presidenti delle Conferenze dei Sindaci delle vecchie Asp, oggi accorpate, di Cosenza, Paola, Rossano e Castrovillari,
elaborerà nelle prossime settimane una proposta concreta di modifica del Piano.
Si tratta, come si vede, di un tema ricorrente in tutte le regioni interessate ai piani operativi con i quali i commissari governativi-presidenti delle regioni
stanno stravolgendo le reti ospedaliere.
Piccoli ospedali e diritto UE
Uno studio dalla Calabria
L’effettività del diritto alla salute tra norme interne e diritto europeo. Questo il titolo di uno studio di Angela Scerbo pubblicato sul
sito cariatiweb.it.
Angela Scerbo, Dottore di ricerca in Diritto Pubblico Comparato, Università di Siena, e collaboratrice presso la cattedra di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato della
Facoltà di Scienze Politiche dell’Università della Calabria, esamina la configurazione del diritto alla salute sia nel diritto nazionale che nel diritto europeo, dopo
l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ed alla luce della Carta dei diritti UE
A pagina 6 dello studio si cita, a titolo di esempio, la decisione contenuta nel Decreto n. 18 del 22 ottobre 2010 del Commissario ad acta del PDR della Regione
Calabria, che ha per oggetto la riorganizzazione delle tre reti assistenziali (ospedaliera/emergenza-urgenza/rete territoriale) e prevede,
tra le altre cose, mediante la riconversione di due presidi ospedalieri per acuti in ospedali distrettuali (piattaforme territoriali senza posti letto ospedalieri “PL” con Punto di
Primo Intervento per le urgenze minori), una notevole riduzione del numero dei PL per 1000 abitanti nell'area della Sibaritide, non garantendo, in tale territorio,
i livelli essenziali di assistenza (LEA) che prevedono una percentuale più alta di posti letto ospedalieri in rapporto alla popolazione.
http://www.cariatiweb.it/Portals/0/16-11-2010Scerbo-diritto-alla-salute.pdf
I tagli in Calabria
La scure del commissario
Riportiamo un brano dell'articolo apparso sul sito della Gazzetta el Sud che riferisce dei tagli alla sanità pubblica in
Calabria.
Due ore di appassionate enunciazioni per illustrare - e difendere - una manovra sanitaria che dovrà farsi strada tra «grandi strumentalizzazioni». E che è già
partita. La sfida del presidente Giuseppe Scopelliti, commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro, è tutta nei numeri di un'operazione strategica e
complessa che, presentata ieri in una Casa delle Culture gremita all'inverosimile, entro marzo 2011 avrà trasformato la geografia della rete ospedaliera
calabrese e sarà portata a breve al vaglio dei ministeri dell'Economia e della Salute.
La manovra prevede la riconversione di diciotto ospedali in due fasi, 1.200 posti letto da tagliare (dagli attuali 7.600 a 6.400), 100 mila ricoveri in meno (dagli
attuali 400 mila a 300 mila), e una riorganizzazione della rete ospedaliera che prevede tre ospedali Hub (Catanzaro, Cosenza e Reggio), otto Spoke (ospedali di medio
calibro) localizzati a Vibo, Crotone, Lamezia, Locri, Polistena, Corigliano-Rossano, Castrovillari e Paola-Cetraro); quattro ospedali generali (ancora in via di
individuazione), quattro montani (Acri, S. Giovanni in Fiore, Soveria Mannelli e Serra San Bruno) e 14 ospedali distrettuali. Si tratta dei presìdi di Taurianova,
Palmi, Siderno, Chiaravalle, San Marco Argentano, Soriano (che entro il prossimo marzo non avranno più funzioni ospedaliere), e ancora i presìdi di Rogliano, Mormanno,
Trebisacce, Cariati, Praia a Mare, Lungro, Scilla, Oppido Mamertina.
Questi ultimi otto saranno "riconvertiti" in ospedali distrettuali entro il 31 marzo del 2012. L'obiettivo è la razionalizzazione della rete ma anche la sicurezza:
«Vogliamo evitare – avverte il Governatore – che la gente muoia passando da un ospedale all'altro».
Gemellaggio Lazio-Calabria
Dal web
Erano diverse centinaia i sindaci e i cittadini laziali che si sono riuniti il 13 ottobre sotto il Ministero dell'Economia, a Roma.
Centri più o meno piccoli, delle province di Viterbo e Frosinone in primis, colpiti dal piano regionale per il rientro dal deficit sanitario varato dalla giunta di
Renata Polverini.
In via XX settembre si sono raccolte numerose associazioni e sigle sindacali, in primo luogo la Cgil della Pubblica amminisitrazione.
Presenti anche Legambiente e il partito di Rifondazione Comunista-Comunisti italiani.
Sul palco, a dar man forte ai sindaci e ai rappresentanti dei cittadini, l'ex vicepresidente della giunta regionale, Esterino Montino.
Perché non promuovere un gemellaggio, piccoli ospedali della Regione Lazio e piccoli ospedali della Calabria?
L'equazione è subito fatta: Regione Lazio sta a Regione Calabria come Scopelliti sta alla Polverini...risultato assistenza zero e cittadini incazzati.
Questo il breve comunicato sul sito www.rossocetraro.blogspot.com
L'ANCI per i piccoli ospedali
Dalla Sardegna
Riprendiamo una notizia dalla Sardegna dove - a quanto pare - i piccoli ospedali sono in pericolo.
"Nel settore della sanità - si legge sulla rassegna stampa ufficiale della Regione Sardegna - non si placano le polemiche, anche all’interno della maggioranza di
centrodestra.
I Comuni: «I piccoli ospedali non vanno ridimensionati». L’Anci esprime preoccupazione per la prospettiva di ridimensionamento dei piccoli ospedali.
I sindaci temono che vengano meno servizi essenziali in territori non sempre facili da raggiungere.
L’associazione dei Comuni, pur comprendendo la necessità da parte della Regione di attuare una programmazione sanitaria che possa rispondere ai criteri di efficacia
ed efficienza del servizio sanitario regionale, sottolinea che gli ospedali di Bosa, Ghilarza e Sorgono hanno rappresentato finora un importantissimo punto di riferimento
per i rispettivi territori.
L’Anci si è impegnata a intraprendere una azione con l’assessore per evitare un ridimensionamento pesante dei reparti che farebbe venir meno i servizi".
Come si vede, in questo caso c'è una presa di posizione netta da parte dell'Associazione dei comuni.
Praia a Mare sarà ospedale di comunità?
Dalla Calabria
Praia a Mare è una delle località "colpite" dai provvedimenti commissariali che stanno disattivando in questi mesi i piccoli ospedali.
Si tratta di un comune in provincia di Cosenza di poco più di 6500 abitanti.
Riprendiamo la notizia dal sito cariatiweb.it secondo la quale i decreti di Scopelliti trasformerebbero l'ospedale di Praia a Mare in
un "ospedale di comunità".
Il sito rimanda anche ad un'intervista del direttore sanitario, Tullio Laino, il quale sostiene che, invece, la notizia non sarebbe vera.
Solidarietà dal web
Per allargare il comitato
La solidarietà arriva grazie al web.
Questo è l'appello pubblicato sul sito www.dirittoallasalute.it.
"Anche in Abruzzo i tagli alla sanità sono all'ordine del giorno.Per questo è nato Articolo 32 - comitato nazionale per la tutela della
salute e dei piccoli ospedali.
Chiedete e fate richiedere amicizia su fb...il profilo è "Comitato nazionale articolotrentadue".
Anche questo è uno strumento utile per dimostrare la forza del Comitato.
Il Comitato si sta allargando e c'è già chi propone un incontro a Roma per discutere sul problema".
Articolo32 per l'ospedale di Cariati
Dalla Calabria
Il Comitato Nazionale "articolo32" inizia ad allargarsi.
Giungono i primi contributi dalle altre regioni colpite dai provvedimenti commissariali che prevedono la chiusura dei piccoli ospedali e, con essi, la storia di
intere comunità.
Pubblichiamo il documentario giunto da Cariati (da cariatiweb.it, per la precisione), comune in provincia di Cosenza, a metà strada tra Crotone e Sibari.
"Cariati è la città della tarantella - si legge in un articolo pubblicato il 23 ottobre su "Il Manifesto" - Un luogo di musica e di musicisti.
Come Cataldo Perri, virtuoso della chitarra e tra i più affermati esponenti della musica popolare calabrese. Nonché ideatore de L'Alba della Tarantella che in estate convoglia nel borgo jonico decine di migliaia di turisti. Nella lotta contro la chiusura dell'ospedale "Vittorio Cosentino", Perri è presente nella tripla veste di vicesindaco, attivista del comitato e, soprattutto, come medico".
La parola a Cariati, quindi
Ecco il link.
Articolo 32
Nasce il Comitato Nazionale
"Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.
