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Patto per la Salute 2013-2015

I pissoli ospedali saranno chiusi

29 Gen 12
articolo32.it

La conferenza Stato-Regioni nei prossimi giorni inizierà l'esame del testo del nuovo Patto per la Salute. L'accordo, che dovrà regolare il funzionamento del servizio sanitario nazionale negli anni 2013-2015 dovrà essere siglato entro il mese di aprile per evitare che il Governo proceda d'autorità.

La bozza che circola in queste ore parte da alcuni presupposti preoccupanti.

Innanzitutto i tagli delle risorse per gli anni 2012-2014 mettono in crisi, per stessa ammissione delle regioni, la tenuta del sistema. "Un finanziamento decrescente - si legge nelldocumento - pone il problema del mantenimento degli attuali standard assistenziali".

D'altra parte si ritiene che il difficilissimo momento possa costituire, come spesso si dice, una opportunità per "affrontare un processo riformator in grado di mantenere, sia pure con risorse inferiori, lo stesso livello di garanzie e di diritti per i cittadini".

"Risulta francamente difficile conciliare la carenza di fondi con il mantenimento delle garanzie dei diritti", commenta Simone Dal Pozzo, redattore della bozza di documento del Comitato Nazionale "articolo 32" da sottoporre per l'approvazione ai soggetti che fanno parte del comitato e che si sono riuniti a Guardiagrele (CH) lo scorso 11 dicembre.

"In effetti - prosegue - dalla lettura della prima bozza del Patto per la Salute è difficile che dalla situazione attuale si possa addirittura elevare la qualità, soprattutto se si considerano, tra le altre, alcune scelte che la Conferenza si accinge ad esaminare.

Mi riferisco alla decisione di riconvertire tutti gli ospedali italiani con meno di 120 posti letto. Purtroppo l'esperienza delle regioni commissariate ha chiarito che la riconversione dei piccoli ospedali non corrisponde affatto al miglioramento della qualità dei servizi.

Se consideriamo i casi dell'Abruzo e del Lazio, ad esempio, ci si rende conto che le strutture terrotoriali che dovevano sostituire gli ospedali (i presidi di Assistenza in Abruzzo e gli ospedali distrettuali nel Lazio) non hanno mai veramente funzionato come ci si aspettava. E questo è tanto più vero se si considera che gli ospedali che dovevano essere chiusi e che grazie alle azioni legali sono rimasi, almeno per ora aperti, oggi costituiscono la valvola di salvezza per l'assistenza sanitaria.

E' il caso, ad esempio, dell'ospedale di Guardiagrele (CH) o di Anagni (FR) che continuano a ricoverare pazienti affetti da patologie acute, anche di media e alta complessità.

Il modello delle regioni commissariate - prosegue Dal Pozzo - che pare essere il riferimento per il nuovo Pattoha dimostrato di non funzionare ed è questo uno degli aspetti sui quali il Comitato Nazionale intende promuovere la sua azione".

La bozza del nuovo Patto per la Salute, poi, mette in evidenza un'altra grave criticità. Si tratta del tema del personale.

Le Regioni ammettono che sanzionare il deficit con il solo blocco del turn over ha costituito in alcuni casi una lesione dei livelli essenziali di assistenza e che, addirittura, spesso è sono state adottate soluzioni spesso più onerose del problema da risolvere.

"Si chiarisce - aggiunge Dal Pozzo - che è più costoso sopperire a carenze di organico con turni aggiuntivi o convenzionamenti con privati che con nuove assunzioni, tanto che lo stesso legislatore ha previsto la possibilità di intervenire sbloccando il turn over".

Un capitolo interessante della bozza riguarda la proposta di interventi per modificare i poteri dei Commissari "anche per una più idonea difesa davanti al TAR".

"Questa scelta - conclude Simone Dal Pozzo che ha difeso comuni e comitati in tre delle cinque regioni commissariate contro i Programmi Operativi che hanno chiuso i piccoli ospedali - conferma la forza degli argomenti portati davanti al Tribunali, forza alla quale si è cercato di reagire con provvedimenti normativi che hanno annullatoi le sentenze dei TAR".

Nei prossimi giorni il Comitato promuoverà una iniziativa di sensibilizzazione partendo dall'approvazione del "documento base" del Comitato Nazionale (oggi all'esdame dei comuni e dei comitati promotori) e, quindi, sollecitando i Ministeri e la stessa Conferenza Stato-Regioni all'adozione di misure che non aggravino ulteriormente il quadro attuale.

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Diritto alla salute

Convegno domenica 11 dicembre

09 Dic 11
articolo32.it

“Diritto alla salute, diritto calpestato”. Questo è il titolo del convegno che si terrà domenica mattina a Guardiagrele dalle 10.30 presso il Cinema Garden.

L’iniziativa si pone come momento di confronto tra le esperienze di quattro delle cinque regioni commissariate per il debito sanitario e vedrà la partecipazione qualificata di amministratori pubblici e comitati che hanno intrapreso azioni legali contro i Commissari regionali e le aziende sanitarie a causa dei drastici tagli agli ospedali delle zone interne.

L’incontro sarà introdotto dai quattro capigruppo di centrosinistra al consiglio provinciale: Nicola Tinari (PRC), Eliana Menna (IdV), Camillo D’Amico (PD) e Giovanni Mariotti (SEL).

Seguiranno, quindi, gli interventi di Armando Sammartino e Franco Di Nucci del comitato “Articolo 32” di Agnone, in Molise; Alessandro Compagno e Piero Ammanniti, del comitato “Salviamo l’ospedale” di Anagni, in provincia di Frosinone; Luciano Monticelli, sindaco di Pineto e Pierluigi Mattucci e Giuseppe Forcella di Atri; Vincenzo Cesareo, Direttore del Dipartimento Ospedaliero degli Ospedali Riuniti Tirreno-Casentino di Cetraro, in provincia di Cosenza; Francesco Pelliccia e Claudia Di Pasquali, rispettivamente sindaco e presidente del Consiglio Comunale di Subiaco, in provincia di Roma.

I lavori saranno conclusi dai consiglieri del gruppo “Guardiagrele il bene in comune” Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando e Gianluca Primavera, promotori dell’iniziativa.

“La provenienza dei relatori fa comprendere come il problema della tutela dei piccoli ospedali non sia un problema locale, ma nazionale. Il sottotitolo dell’iniziativa, poi, “difendiamo la sanità pubblica” vuole sottolineare il fatto che non è solo un problema di tutela di piccoli ospedali e, quindi, come in molti accusano, di campanili, ma di un modo di fare politica sanitaria a scapito di fasce numerose e spesso vulnerabili (per il fatto di risiedere in zone interne, per l’età media non certamente bassa, per la mancanza assoluta di servizi alternativi o complementari).

Basta considerare che i bacini di utenza dei cinque ospedali di Agnone, Anagni, Atri, Subiaco, Cetraro e Guardiagrele si aggirano complessivamente intorno ai cinquecentomila abitanti (non è, infatti, coinvolta solo la popolazione dei comuni sedi delle strutture). A livello nazionale, quindi, parliamo di milioni di cittadini il cui diritto alla salute viene messo in crisi dalle scelte dei ministeri (salute ed Economia) e delle regioni.

Tutte le realtà delle quattro regioni coinvolte hanno fatto i conti con i Tribunali per difendere il diritto a mantenere in vita gli essenziali servizi sanitari e in tutti i casi, almeno fino ad ora, le ragioni del diritto hanno prevalso su quelle dell’economia.

Insomma, alla prova dei fatti, i Programmi Operativi di Abruzzo, Molise, Lazio e Calabria stanno mostrando fortissimi limiti e questo sancisce il fallimento di una politica sanitaria che non vuole fare i conti con i territori e, quando va male, che si basano su teorie indimostrate o, peggio, fondate su numeri falsi.

Davanti ai Tribunali, infatti, i numeri che giustificherebbero, secondo i commissari, la chiusura degli ospedali, sono stati smentiti. Questo verranno a raccontarci i rappresentanti delle amministrazioni e dei comitati che, con noi, hanno condiviso la battaglia legale.

L’11 dicembre del 2010, grazie al decreto del Consiglio di Stato, l’ospedale di Guardiagrele era salvato dalla manovra del commissario regionale alla sanità; esattamente a distanza di un anno da quel traguardo, vengono a Guardiagrele a parlarci di realtà che hanno riacquistato una speranza proprio sulla scia dell’azione legale promossa per il SS. Immacolata.

Il convegno di domenica non sarà un punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro condiviso con le altre regioni per portare all’attenzione anche del neo ministro una proposta concreta che tenga realmente conto delle esigenze di popolazioni spesso costrette a rivolgersi lontano, come dimostra la mobilità passiva in Abruzzo.

Sarà interessante verificare come le problematiche del nostro territorio sono praticamente identiche a quelle delle altre regioni: carenza di personale, servizi territoriali che non funzionano, rete dell’emergenza non idonea, non condivisione delle scelte…

L’incontro di domenica si colloca proprio nel momento in cui la sorte dell’ospedale di Guardiagrele è messa ancora una volta in discussione dall’atto aziendale della ASL di Chieti.

Contro questo atto oggi stesso abbiamo notificato un nuovo ricorso (il sesto, ormai) e confidiamo che il Tribunale vorrà sospendere tutti i provvedimenti impugnati e trasmettere finalmente gli atti alla Corte Costituzionale. Alla Consulta chiediamo che venga dichiarata contraria alla Costituzione il decreto legge 98/2011 che, convertendo in legge il Programma Operativo che il TAR aveva annullato, ha fatto rivivere ciò che il TAR aveva già bocciato”.

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Lettera a Napolitano

Presidente, non promulghi il decreto

29 Giu 11
articolo32.it

I consiglieri comunali di Guardiagrele che hanno lanciato l'allarme nazionale sui contenuti della manovra finanziaria, hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica.

Questo il testo:

"Signor Presidente della Repubblica,
da mesi seguiamo con assiduità le sorti della organizzazione sanitaria della regione Abruzzo e, in modo particolare, quelle dei piccoli ospedali (tra i quali quello di Guardiagrele, la città nella quale esercitiamo il ministero di consiglieri comunali).

Il Commissario ad acta per il rientro dai disavanzi del settore sanità della regione Abruzzo nell’agosto dello scorso anno approvò il c.d. Programma Operativo (previsto dalla L. 191/2009) che prevedeva la disattivazione (chiusura) entro il 31 dicembre 2010 dell’ospedale di Guardiagrele, un presidio collocato in zona montana che serve una popolazione di circa quarantamila abitanti.

Contro quei provvedimenti (si tratta di due delibere commissariali), promuovemmo due ricorsi davanti al TAR. Prima il Consiglio di Stato in sede di appello cautelare e, quindi, il TAR Abruzzo con due recentissime sentenze del maggio scorso (la n. 263/2011 e la n. 292/2011), hanno dapprima sospeso e, poi, annullato il Programma Operativo “salvando”, di fatto, l’ospedale di Guardiagrele non ancora chiuso e sancendo la riapertura di altri piccoli ospedali che, intanto, erano stati già disattivati.

Ora, nella bozza della manovra economica che il Governo si accinge ad adottare, si stabilisce l’approvazione del Programma Operativo 2010 che il TAR aveva annullato perché in contrasto con le Leggi della Regione Abruzzo in tema di organizzazione sanitaria e con lo stesso “Piano di rientro” che il Commissario era chiamato ad adottare. In sostanza, quegli atti commissariali diventano legge dello Stato e, con legge dello Stato, si stabilisce la chiusura di piccoli ospedali!

Questo provvedimento, che riteniamo illegittimo perché in contrasto con i principi di sussidiarietà, leale collaborazione, uguaglianza, ragionevolezza e separazione delle competenze e dei poteri, appare lesivo dei diritti dei cittadini perché, con poche righe, trasforma la Costituzione della Repubblica in carta straccia.

Noi ci appelliamo a Lei, Signor Presidente, perché eserciti con vigore tutte le Sue prerogative facendo in modo che il decreto che il Governo si accinge ad approvare non contenga quella sciagurata previsione e perché, se sarà necessario, non proceda alla sua promulgazione.

Riteniamo, infatti, che qualora la norma dovesse entrare in vigore, in un solo colpo il diritto alla salute di migliaia di cittadini verrebbe letteralmente calpestato.

Confidando nel Suo intervento, salutiamo con deferenza.

I Consiglieri comunali

Gianna Di Crescenzo - Carla Altorio - Simone Dal Pozzo – Angelo Orlando –Gianluca Primavera
 

L'INVITO E' A SCRIVERE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA LO STESSO TESTO (SE ABRUZZESI) O ADATTANDOLO. LE LETTERE POSSONO ESSERE INVIATE UTILIZZANDO IL LINK "POSTA" IN ALTO A DESTRA SUL SITO QUIRINALE.IT O INVIANDO UN FAX AL NUMERO 06.46993125

Ospedali chiusi per decreto legge

Super poteri ai commissari

29 Giu 11
articolo32.it

La bozza della manovra economica che il governo approverà il 30 giugno contiene alcune previsioni che riguardano direttamente i temi delal tutela della salute e dei piccoli ospedali.

Lo segnalano in un comunicato i consiglieri del gruppo "Guardiagrele il bene in comune" di Guardiagrele, ma è evidente che la previsione è destinata a sortire effetti in tutte le regioni commissariate.

Il Gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" segue con la massima attenzione la questione relativa alla chiusura dei piccoli ospedali prevista dal Programma Operativo 2010 del commissario alla sanità e presidente della regione Abruzzo.

Dopo avere impugnato quel provvedimento ed avere riportato una vittoria in fase cautelare davanti al Consiglio di Stato e, quindi, due vittorie nel merito davanti al TAR Abruzzo, annuncia che l'Ufficio commissariale ha proposto appello contro le sentenze chiedendone la revoca.

Appena dopo le sentenze (maggio 2011), il presidente Chiodi chiese ed ottenne la convocazione di un vertice a Roma per verificare come poter proseguire l'incarico commissariale, a suo avviso ostacolato dai provvedimenti del Giudice Amministrativo.

In quella sede venne annunciato un provvedimento da parte del Governo.

A questo punto, per evitare colpi di mano da parte del Governo nazionale e regionale, lo scorso 1° giugno, il gruppo consiliare ha diffidato il Presidente del Consiglio Regionale dal portare in discussione provvedimenti modificativi del Piano Sanitario del 2008 e il Governo (nelle persone del presidente del Consiglio e dei Ministri dell'Economia e della Salute) dall'adottare atti che potessero attribuire poteri commissariali confliggenti con le norme di legge che dicono che ad altri spetta il potere diprogrammazione sanitaria.

Il gruppo consiliare, che ha agito in giudizio conil patrocinio dell'Avv. Simone Dal Pozzo, ha seguito la fase successiva e anche gli sviluppi degli ultimi giorni relativi alla manovra economica di cui nella serata del 28 giugno 2011, a seguito del vertice di maggioranza, è stata diffusa una bozza.
Il gruppo, quindi, si rivela ancora una volta una sentinella posta a guardia della tutela degli interssi della comunità e lancia, a un anno dalla prima bozza del Programma Operativo, l'allarme su un decreto che potrebbe far rivivere quel che il TAR aveva, su nostro ricorso, cancellato.
 
Dalla lettura del documento emerge che quel che il governo aveva annunciato lo scorso 24 maggio nel vertice romano con i commissari alla sanità si è materializzato a pagina 24 della bozza di manovra economica discussa il 28 giugno nel vertice di maggioranza e, anzi, quel che il Governo si appresterebbe ad approvare è addirittura peggio di quanto si potesse immaginare.
 
"Nella manovra estiva proposta da Tremonti si dicono essenzialmente due cose.
 
La prima che vale per tutte le regioni commissariate. Se vi sono contrasti tra il Piano di rientro e il Programma Operativo da una parte e, dall'altra, norme regionali, il Consiglio regionale, rilevato il contrasto anche su indicazione del commissario, è chiamato ad adottare i provvedimenti necessari entro sessanta gionri. Se non lo fa, interviene il Governo sostituendosi alla regione.
 
La seconda previsione è quella più pericolosa perchè riserva un trattamento speciale alla regione Abruzzo quale evidente effetto delle sentenze con le quali il TAR ha salvato i piccoli ospedali.
 
Il Governo trasforma in una legge dello stato il programma operativo 2010 (quello bocciato dai TAR) e, dopo avergli modificato l'incarico commissariale, dà 60 giorni a Chiodi per approvare il Piano Sanitario regionale 2011 - 2012.
 
Purtroppo le previsioni di un colpo di mano che ci avevano costretto a diffidare anche il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri delle Finanze e della Salute, alla luce dei fatti, si sono rivelate fondate. E questo dimostra ancora una volta la forza delle posizioni espresse da ormai un anno dal gruppo consiliare di centrosinistra "Guardiagrele il bene in comune" che ha condotto una battaglia pionieristica sulla salvaguardia dei piccoli ospedali, aprendo la strada ad un filone che ha fatto scuola anche in Molise e nel Lazio; una forza che, per essere contrastata, ha richiesto addirittura un intervento del governo nazionale.
 
Temevamo, in effeti, che il Governo potesse superare quanto il TAR aveva detto e, cioè, che il potere di programmazione sanitaria spetta alla Regione e così, purtroppo, è stato.

Ovviamente si tratta di una bozza, ma se il tutto si trasformasse nel decreto legge annunciato per giovedì, questo significherebbe che in pochi giorni l'ospedale di Guardiagrele sarebbe chiuso e quelli che, pur essendo disattivati, sono stati salvati, perderanno definitivamente la speranza di tornare a funzionare.
 
Un decreto legge, infatti, appena dopo la firma del Presidente della Repubblica, è legge ed ha efficacia immediata anche prima della conversione in legge che deve avvenire in Parlamento entro sessanta giorni dalla sua adozione.
 
Insomma, l'ospedale di Guardiagrele chiude per decreto legge: questa è la verità dei fatti di fronte alla quale non ci si può arrendere.
 
E' vero che in poche sciagurate righe si cancellano mesi e mesi di battaglie e si barattano i diritti per i bilanci che certamente non sono in rosso per i piccoli ospedali, ma è altrettanto vero che la guerra non è ancora finita. Sbaglia, infatti, il Governo se crede di poter liquidare la pratica con la decretazione d'urgenza.
 
Resta aperto il fronte giudiziario anche a seguito dell'appello appena notificato dal commissario, appello che, però, potrebbe anche avere una vita breve se il Consiglio di Stato, alla luce del decreto legge, dovesse dichiarare cessata la materia del contendere visto che il Programma Operativo, come atto amministrativo non esiste più. Comunque sia, annunciamo sin da ora che queste norme saranno immediatamente impugnate davanti alla Corte Costituzionale.
 
Resta, poi, aperto anche il fronte della "lotta" politica. Con una nota inviata la scorsa notte al Presidente Napolitano lo abbiamo invitato a non firmare il decreto legge non solo per salvare il nostro ospedale, ma anche perchè quel provvedimento demolisce in un solo colpo i principi più importanti della Costituzione in tema di autonomie: sussidiarietà e leale collaborazione.
 
Se anche su questo decreto legge, qualora fosse approvato così come è, il governo dovesse porre la fiducia, è chiaro che i parlamentari abruzzesi che la votassero, assumerebbero di fronte all'intera regione una grave responsabilità.
 
Resta, per ora, l'invito al Governo a stralciare completamente questa parte dal decreto legge con l'invito ad abbandonare la via autoritativa e a rispettare i diritti dei cittadini.
 

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Il Governo trema

Tutti i commissari a Roma

20 Mag 11
articolo32.it

La sentenza del TAR che riguarda Guardiagrele fa tremare il Governo che convoca a Roma tutti i commissari (Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Lazio) forse per informarli del fatto che le leggi regionali e i piani di rientro non si toccano e che, anzi, l'unico compito che hanno è quallo di darvi attuazione.

La riunione si terrà a Roma, martedì prossimo, 24 maggio (ore 10,30 Ministero dell'Economia), per una attenta riflessione sul ruolo dell'organo commissariale e sui poteri che allo stesso attengono.

La riunione congiunta del Tavolo adempimenti e del Comitato Lea è stata tempestivamente convocata da Francesco Massicci del Dipartimento Ragioneria del ministero dell'Economia, in recepimento alla richiesta formulata dal presidente della Regione Abruzzo, e Commissario ad acta per la Sanità, Gianni Chiodi.

Il sollecito di un chiarimento generale era stato chiesto da Chiodi a seguito delle ultime sentenze del Tar Abruzzo che hanno di fatto annullato alcune deliberazioni commissariali inerenti il Programma operativo 2010 e la riorganizzazione della rete ospedaliera abruzzese.

"Con le riferite pronunce viene fra l'altro evidenziato - aveva scritto Chiodi in una nota inviata anche ai ministri Giulio Tremonti, Ferruccio Fazio e Raffaele Fitto - in relazione al dettato costituzionale (art. 120) ed alla recente sentenza della Corte costituzionale 361/2010, l'impossibilità per l'organo commissariale di adottare atti in difformità a previsioni legislative regionali previgenti, ovvero di disporre la sospensione di disposizioni in esse contenute".

"Pertanto - sempre il Commissario Chiodi - sembra pregiudicato il potere commissariale di adottare provvedimenti di riordino del complessivo sistema sanitario regionale".

"Quella del Commissario è una figura che si sta rivelando quantomai complessa - spiega Chiodi - sospesa tra la necessità di adottare provvedimenti atti a risanare il sistema sanitario ed i bilanci regionali e quella di tener conto dei dettami della recente giurisprudenza.

Non sempre, anzi quasi mai, è possibile conciliare i due aspetti. Per questo - conclude - ho chiesto al Governo un confronto anche con gli altri Commissari e subcommissari d'Italia, tutti alle prese con dubbi interpretativi che compromettono la normale e più equa gestione della Sanità in Regioni già evidentemente in difficoltà".

Le perplessità del commissario abruzzese saranno probabilmente le stesse del commissario molisano Iorio che la settimana scorsa si è visto sospendere il suo Programma Operativo con una ordinanza del TAR di Campobasso.

150° dell'Unità d'Italia

17 Mar 11
articolo32.it
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Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
 

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Piccoli ospedali e diritto UE

Uno studio dalla Calabria

16 Nov 10
articolo32.it

L’effettività del diritto alla salute tra norme interne e diritto europeo. Questo il titolo di uno studio di Angela Scerbo pubblicato sul sito cariatiweb.it.

Angela Scerbo, Dottore di ricerca in Diritto Pubblico Comparato, Università di Siena, e collaboratrice presso la cattedra di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università della Calabria, esamina la configurazione del diritto alla salute sia nel diritto nazionale che nel diritto europeo, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ed alla luce della Carta dei diritti UE
 
A pagina 6 dello studio si cita, a titolo di esempio, la decisione contenuta nel Decreto n. 18 del 22 ottobre 2010 del Commissario ad acta del PDR della Regione Calabria, che ha per oggetto la riorganizzazione delle tre reti assistenziali (ospedaliera/emergenza-urgenza/rete territoriale) e prevede, tra le altre cose, mediante la riconversione di due presidi ospedalieri per acuti in ospedali distrettuali (piattaforme territoriali senza posti letto ospedalieri “PL” con Punto di Primo Intervento per le urgenze minori), una notevole riduzione del numero dei PL per 1000 abitanti nell'area della Sibaritide, non garantendo, in tale territorio, i livelli essenziali di assistenza (LEA) che prevedono una percentuale più alta di posti letto ospedalieri in rapporto alla popolazione.

http://www.cariatiweb.it/Portals/0/16-11-2010Scerbo-diritto-alla-salute.pdf

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L'ANCI per i piccoli ospedali

Dalla Sardegna

02 Nov 10
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Riprendiamo una notizia dalla Sardegna dove - a quanto pare - i piccoli ospedali sono in pericolo.

"Nel settore della sanità - si legge sulla rassegna stampa ufficiale della Regione Sardegna - non si placano le polemiche, anche all’interno della maggioranza di centrodestra.

I Comuni: «I piccoli ospedali non vanno ridimensionati». L’Anci esprime preoccupazione per la prospettiva di ridimensionamento dei piccoli ospedali.

I sindaci temono che vengano meno servizi essenziali in territori non sempre facili da raggiungere.

L’associazione dei Comuni, pur comprendendo la necessità da parte della Regione di attuare una programmazione sanitaria che possa rispondere ai criteri di efficacia ed efficienza del servizio sanitario regionale, sottolinea che gli ospedali di Bosa, Ghilarza e Sorgono hanno rappresentato finora un importantissimo punto di riferimento per i rispettivi territori.

L’Anci si è impegnata a intraprendere una azione con l’assessore per evitare un ridimensionamento pesante dei reparti che farebbe venir meno i servizi".

Come si vede, in questo caso c'è una presa di posizione netta da parte dell'Associazione dei comuni.

Articolo 32

Nasce il Comitato Nazionale

20 Ott 10

"Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.

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