“Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.
Agnone
Il comitato convoca un incontro
Il comitato "articolo 32" di Agnone (Isernia), ha diffuso una nota in vista della discussione davanti al TAR Campobasso del ricorso presentato contro gli atti che
ridimensionano l'ospedale "Caracciolo".
Ecco il testo del comunicato.
"Cari cittadini, dal 22 gennaio a oggi il Comitato “Art.32” ha realizzato manifestazioni ed incontri per informare e comprendere i temi della riorganizzazione
ospedaliera molisana.
L’adesione a queste iniziative è stata molto sentita e numerosa e il lavoro del comitato ha potuto, partendo dalla legittima protesta, organizzare
non solo delle contestazioni argomentate,ma prevedere delle proposte nella direzione di lotta per il possibile futuro del nostro presidio ospedaliero.
Tutto ciò ha portato finora a una grande presa di coscienza della questione, con l’adesione di migliaia di persone (oltre mille hanno partecipato con la firma agli
atti giuridici).
Con l’aiuto degli avvocati Franco Cianci e Simone Dal Pozzo il Comitato ha presentato al TAR del Molise dei ricorsi (l’ultimo dei quali è stato notificato il 13
aprile) che nell’immediato ha rallentato il criminoso piano di annientamento dell’Ospedale e di riconversione in Residenza Sanitaria per Anziani (RSA).
Il ricorso verrà discusso l'11 maggio presso il TAR di Campobasso.
Certi del consenso di tutte le amministrazioni di questa nostra ampia area svantaggiata a cavallo tra Abruzzo e Molise che ci stanno sostenendo, con delibere e
prese di posizione, nonché sicuri dei candidati Sindaci (con le rispettive formazioni) al Comune di Agnone che ci continueranno ad essere vicini e partecipi anche in questa
occasione, vi invitiamo a una riunione preparatoria che si terrà presso la Sala OFS del convento dei Padri Cappuccini il giorno 5 maggio alle ore 16,00.
L’auspicio di noi tutti è che il TAR accolga le nostre richieste. Sarà così possibile che il Consiglio Regionale del Molise si pronunci su un Piano
di Riorganizzazione che sia aderente alle reali necessità del territorio.
Se le cose non dovessero andare nel verso desiderato naturalmente ricorreremo al Consiglio di Stato. Non intendiamo fare cancellare Agnone dalla mappa dei presidi
ospedalieri della Regione.
Siamo convinti che l’attuale filosofia della politica sanitaria nazionale preveda e possa prevedere su nostra pressione le legittime istanze delle nostre comunità.
E se non lo prevedesse lotteremo fino a quando una nuova politica della sanità ci riconosca il diritto a vivere nelle nostre stupende zone interne del Molise e
dell’Alto Chietino".
Agnone difende il suo ospedale
Incontri per discutere il da farsi
"I guai dell’ospedale Caracciolo di Agnone - si legge su ecodelsangro.it - non sono affatto finiti, a dispetto delle tante promesse ricevute
nei mesi passati. Attualmente la più grande preoccupazione è destata dal rischio, che sarà presto certezza, di perdere il servizio di primo soccorso a causa della carenza di
personale, cioè di radiologi e di anestesisti".
Ad Agnone si è costituito il Comitato Articolo 32 con lo scopo di salvaguardare il rispetto di questo punto della Costituzione, dove si legge che “la Repubblica
tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Il primo incontro per la formazione del Comitato si è tenuto sabato 22 gennaio nella sala OFS dei Cappuccini, per stabilire le modalità di
intervento immediato in favore del rispetto di detta legge.
I promotori dell'iniziativa sono Franco Di Nucci e Armando Sammartino per i quali la lotta è ancora aperta.
La riunione - si legge ancora su ecodelsangro.it - è stata indetta per affrontare queste problematiche e discuterne con chi, in altri centri, ha
promosso iniziative di difesa dei piccoli ospedali, come il caso di Guardiagrele, comune della provincia di Chieti accomunato ad Agnone dalla stessa situazione
drammatica.
L'incontro è stato aggiornato a sabato 29 gennaio.
Piccoli ospedali: una necessità
Contributo da Guardiagrele
Pubblichiamo un contributo sulla importanza dei piccoli ospedali apparso questa mattina sulla pagina dei lettori del quotidiano regionale abruzzese "Il Centro".
La lettera al direttore del consigliere comunale di Guardiagrele Simone Dal Pozzo, fa riferimento all'intervento del prof. Marco Valenti pubblicata domenica scorsa sul tema della
chiusura dei piccoli ospedali.
"Da troppo tempo su questo argomento si leggono analisi “scientifiche” troppo generali e sprovviste del conforto dei dati e del confronto con la realtà e si pensa che la questione
sia solo oggetto di scontro politico, anche se così non è visto che in queste settimane ci siamo trovati di fronte a battaglie solitarie che non hanno visto la politica fare
sistema.
La mia opinione, che vorrei brevemente illustrare, viene dalla lettura di dati probabilmente poco conosciuti e che, anzi, la stessa stampa ha difficoltà a far
passare perché più presa dalla notizia ad effetto (gente che sale sui tetti, striscioni, attacchi a questo o quel politico).
Vado subito al dunque.
Contesto, innanzitutto, il fatto che la chiusura dei piccoli ospedali sia necessaria per risparmiare denaro e lo dimostro con due dati.
Il Piano Operativo 2010 ci dice chiaramente che “la struttura dei costi fissi (personale dipendente incluso) rimane sostanzialmente invariata” e, almeno per quel
che riguarda la ASL di Chieti, il Direttore Generale ha più volte dichiarato (e mai smentito) che la manovra di riconversione dei piccoli ospedali “non comporta un euro di
risparmio”.
Quanto all’incapacità di trattare patologie complesse, dico che questo non è mai stato un problema dal momento che da sempre i piccoli ospedali, proprio perché strutture
generaliste, hanno avuto una sola mission: quella di garantire un servizio nei rispettivi territori per le acuzie e le post acuzie evitando di caricare le strutture
maggiori (oggi si dice di riferimento) destinate, invece, ad occuparsi delle patologie più complesse, essendo ospedali di eccellenza. Anzi, poiché queste eccellenze sono messe
sempre più in pericolo dalla incapacità di fare fronte alla domanda (le barelle nelle cliniche universitarie di Chieti sono all’ordine del giorno e la mobilità passiva ha ripreso a
salire) è chiaro che la qualità del servizio ne guadagnerebbe se i piccoli ospedali chiusi o da chiudere fossero (stati) messi realmente in grado di dare risposte.
Siamo sicuri, poi, che la riorganizzazione della rete ospedaliera sia stata il frutto di una analisi completa e oggettiva del sistema?
Tralascio il capitolo sui 40 minuti dall’ospedale più vicino che giustificherebbero la chiusura delle piccole strutture e quello sui 60 minuti dal pronto soccorso di
riferimento.
Se leggiamo e confrontiamo gli indicatori di attività ospedaliera delle strutture pubbliche e private, ci rendiamo conto che i criteri che hanno guidato le scelte
dell’ufficio commissariale sono stati manipolati, probabilmente con il preciso scopo di avvantaggiare una parte (quella privata) rispetto all’altra (quella pubblica).
Il Piano Operativo, infatti, mentre ci dice che sono da chiudere i reparti che hanno un tasso di occupazione inferiore all’80% (ciò dimostrerebbe un basso livello di fabbisogno di
ricoveri e prestazioni ospedaliere), ha previsto la disattivazione di strutture che sono ben al di sopra di questi numeri. Questo emerge in maniera chiara leggendo i dati relativi
al 2008 e le tabelle per l’anno 2009 che il subcommissario ha recentemente consegnato nel corso della sua audizione in commissione regionale.
Quanto, poi, alla necessità di una rete territoriale di assistenza, l’analisi sarebbe condivisibile se tenesse conto della realtà di fronte alla quale ci pone il disegno del Piano
Operativo per il 2010.
Le acuzie, infatti, non spariscono insieme all’ospedale e, quindi, con la disattivazione dei piccoli presidi, dovranno trovare altrove una risposta, se la
troveranno. I posti letto di medicina, di geriatria e di medicina sono, infatti, essenziali soprattutto delle zone interne vista l’età della popolazione e le patologie, magari non
complesse ma pur sempre acute; l’elevato tasso di occupazione, poi, rivela che ve ne è necessità.
Approfitto, infine, per dare un dato che fino ad oggi non ho letto in nessuna analisi.
Il commissario giustifica il taglio degli ospedali con la necessità di dare attuazione al Patto per la Salute firmato lo scorso anno che ha ridotto a 3,5 per mille il numero dei
posti letto per acuti. Nessuno dice, però, che questo livello era stato già raggiunto dalla precedente programmazione sanitaria validata dal piano di rientro del 2007 e che, quindi,
non erano necessari altri tagli.
Se Chiodi avesse seguito il criterio che hanno applicato anche in Lazio e Molise (pure commissariate), calcolando matematicamente il numero dei posti letto in base al numero dei
residenti, scopriremmo che non solo non era necessario tagliare 886 posti letto in più del necessario, ma che, addirittura, visto che la popolazione è aumentata, bisognava
aggiungerne 135 a quelli esistenti".
Calabria: i sindaci protestano
Contro il riordino
I Sindaci della provincia di Cosenza hanno molto da contestare al Piano regionale sanitario di rientro e riequilibrio, sia per i contenuti che per i metodi adottati
per approvarlo.
Lo apprendiamo da un articolo pubblicato sul sito www.cariatiweb.it al quale vi rimandiamo.
Lamentano di non essere stati ascoltati e di aver dovuto subire tagli indiscriminati e contraddittori, non rispettosi degli interessi delle popolazioni.
Pertanto, un Comitato ristretto, composto dai Presidenti delle Conferenze dei Sindaci delle vecchie Asp, oggi accorpate, di Cosenza, Paola, Rossano e Castrovillari,
elaborerà nelle prossime settimane una proposta concreta di modifica del Piano.
Si tratta, come si vede, di un tema ricorrente in tutte le regioni interessate ai piani operativi con i quali i commissari governativi-presidenti delle regioni
stanno stravolgendo le reti ospedaliere.
Piano Sanitario Nazionale
Presentata la bozza
Piccoli ospedali riconvertiti in strutture ponte tra l'ospedale e i medici di famiglia.
Questo l'esordio dell'articolo apparso su "Il sole24ore" dello scorso 15 novembre sul quale si dà conto della bozza del nuovo Piano Sanitario
Nazionale.
Per approfondire la lettura vi consigliamo di leggere l'articolo e la bozza del Piano.
Ecco i link all'articolo e alla bozza.
Nei prossimi giorni pubblicheremo eventuali commenti.
Piccoli ospedali e diritto UE
Uno studio dalla Calabria
L’effettività del diritto alla salute tra norme interne e diritto europeo. Questo il titolo di uno studio di Angela Scerbo pubblicato sul
sito cariatiweb.it.
Angela Scerbo, Dottore di ricerca in Diritto Pubblico Comparato, Università di Siena, e collaboratrice presso la cattedra di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato della
Facoltà di Scienze Politiche dell’Università della Calabria, esamina la configurazione del diritto alla salute sia nel diritto nazionale che nel diritto europeo, dopo
l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ed alla luce della Carta dei diritti UE
A pagina 6 dello studio si cita, a titolo di esempio, la decisione contenuta nel Decreto n. 18 del 22 ottobre 2010 del Commissario ad acta del PDR della Regione
Calabria, che ha per oggetto la riorganizzazione delle tre reti assistenziali (ospedaliera/emergenza-urgenza/rete territoriale) e prevede,
tra le altre cose, mediante la riconversione di due presidi ospedalieri per acuti in ospedali distrettuali (piattaforme territoriali senza posti letto ospedalieri “PL” con Punto di
Primo Intervento per le urgenze minori), una notevole riduzione del numero dei PL per 1000 abitanti nell'area della Sibaritide, non garantendo, in tale territorio,
i livelli essenziali di assistenza (LEA) che prevedono una percentuale più alta di posti letto ospedalieri in rapporto alla popolazione.
http://www.cariatiweb.it/Portals/0/16-11-2010Scerbo-diritto-alla-salute.pdf
Difendiamo l'ospedale di Anagni
Dal Lazio
Anagni e il territorio della Valle del fiume Sacco hanno dato moltissimo allo sviluppo economico della Ciociaria e del Lazio Meridionale, ma attualmente ne stanno
subendo note pesanti conseguenze con l’avvelenamento dell’intero comprensorio fluviale.
Questo sta comportando un continuo e indiscutibile incremento delle patologie tumorali, respiratorie e cardiovascolari. Anagni e il suo territorio hanno dunque bisogno di una
maggiore presenza della Sanità Pubblica.
Ridimensionare o lasciare morire l’Ospedale di Anagni significa impoverire la Sanità Ciociara senza, nel contempo, offrire alternative praticabili a chi vive,
lavora, studia e trascorre il suo tempo libero sul nostro territorio. Per questo ci si attendeva che la Regione Lazio invertisse la tendenza fin qui rovinosa per la
Sanità nella Provincia di Frosinone.
Ora è arrivato il nuovo piano Polverini che smantella gran parte degli ospedali esistenti in Ciociaria, ma in cambio di cosa? se ancora neanche funziona il nuovo
ospedale di Frosinone di cui non si conosce esattamente la vera natura.
Ormai sembra che i tagli siano inevitabili, anche se ci attendevamo scelte piu’ trasparenti e concertate con i rappresentanti del territorio. I
ciociari in generale e gli anagnini, in particolare, sono abituati ai sacrifici, ma vogliono che questa volta i risparmi derivanti dai sacrifici rimangano nel territorio e servano
per rilanciare veramente un nuovo modello di sanità incentrato sui servizi territoriali e sulla prevenzione, come è stato ampiamente promesso negli ultimi anni.
Alessandro Compagno
Presidente Associazione Diritto alla Salute
http://www.dirittoallasalute.com
Articolo32 per l'ospedale di Cariati
Dalla Calabria
Il Comitato Nazionale "articolo32" inizia ad allargarsi.
Giungono i primi contributi dalle altre regioni colpite dai provvedimenti commissariali che prevedono la chiusura dei piccoli ospedali e, con essi, la storia di
intere comunità.
Pubblichiamo il documentario giunto da Cariati (da cariatiweb.it, per la precisione), comune in provincia di Cosenza, a metà strada tra Crotone e Sibari.
"Cariati è la città della tarantella - si legge in un articolo pubblicato il 23 ottobre su "Il Manifesto" - Un luogo di musica e di musicisti.
Come Cataldo Perri, virtuoso della chitarra e tra i più affermati esponenti della musica popolare calabrese. Nonché ideatore de L'Alba della Tarantella che in estate convoglia nel borgo jonico decine di migliaia di turisti. Nella lotta contro la chiusura dell'ospedale "Vittorio Cosentino", Perri è presente nella tripla veste di vicesindaco, attivista del comitato e, soprattutto, come medico".
La parola a Cariati, quindi
Ecco il link.
Ospedale Casoli: il TAR dice no
Rigettata la sospensiva
Dunque il TAR "valutata l'integrale attuazione dei provvedimenti impugnati", ha rigettato la richiesta di sospensiva formulata dal comune di Casoli nel suo
ricorso contro il Programma Operativo dela Regione Abruzzo.
Con questo provvedimento, quindi, si chiude la prima fase del giudizio che, iniziata davanti al TAR di Pescara, è stato trasferito davanti al collegio del
Capoluogo per competenza dal momento che ci troviamo di fronte a provvedimenti a carattere generale.
La decisione del TAR conferma, in qualche modo, un indirizzo già manifestato dalla sede di Pescara che aveva affermato, nell'ordinanza dello scorso
settembre, che non vi era il pericolo che i danni si agravassero visto che i provvedimenti del commissario avevano già prodotto i loro effetti.
In questo modo si apre uno spiraglio per l'ospedale di Guardiagrele che non è stato ancora definitivamente disattivato e, quindi, non ha ancora subito la piena
esecuzione dei provedimenti del commissario Chiodi.
Articolo32 seguirà le vicende dei piccoli ospedali della regione Abruzzo e delle altre regioni commissariate.
In questi giorni è stato attivato anche un profilo su facebook, il più diffuso tra i social network, per attrarre maggiore attenzione sul problema. il nome è
"Comitato nazionale articolotrentadue".
