“Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.
Bracciano: l'ospedale non chiude
Il Consiglio di Stato sospende la sentenza
Il Consiglio di Stato, con il decreto monocratico n. 691/2012, ha sospeso l'efficacia della sentenza n. 9949/2011 del TAR Lazio che aveva dato il via libera alla chiusura dell'ospedale di Bracciano, caduto sotto la scure dei provvedimenti del 2010 del commissario per la sanità.
In sostanza il supremo giudice amministrativo ha deciso che, almeno fino all'udienza del prossimo 9 marzo, il presidio di Bracciano non sarà chiuso e che, quindi, non avranno esecuzione i decreti del Commissario della regione Lazio 80 e 113 del 2010.
L'appello contro la sentenza del TAR Lazio è stato promosso dai comuni di Bracciano , Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Ladispoli, Canale Monterano e Cerveteri difesi dallo studio Damiani di Roma, che aveva già curato il primo grado, e dallo studio Dal Pozzo di Guardiagrele che ha curato altre azioni legali in difesa degli ospedali nelle regioni commissariate (Guardiagrele, Agnone, Anagni, Pontecorvo, Subiaco).
Il decreto del Consiglio di Stato, depositato nella tarda mattinata di oggi, oltre a rilevare la gravità del pregiudizio derivante dalla chiusura di un ospedale, mette in evidenza una discordanza tra i dati dell'istruttoria che il Tar ordinò e la sentenza stessa.
Il provvedimento ha carettere interinale e conserverà la sua efficacia almeno fino all'udienza del 9 marzo quando, davanti al collegio, sarà discussa l'istanza di sospensione dell'efficacia della sentenza.
Patto per la Salute 2013-2015
I pissoli ospedali saranno chiusi
La conferenza Stato-Regioni nei prossimi giorni inizierà l'esame del testo del nuovo Patto per la Salute. L'accordo, che dovrà regolare il funzionamento del servizio sanitario nazionale negli anni 2013-2015 dovrà essere siglato entro il mese di aprile per evitare che il Governo proceda d'autorità.
La bozza che circola in queste ore parte da alcuni presupposti preoccupanti.
Innanzitutto i tagli delle risorse per gli anni 2012-2014 mettono in crisi, per stessa ammissione delle regioni, la tenuta del sistema. "Un finanziamento decrescente - si legge nelldocumento - pone il problema del mantenimento degli attuali standard assistenziali".
D'altra parte si ritiene che il difficilissimo momento possa costituire, come spesso si dice, una opportunità per "affrontare un processo riformator in grado di mantenere, sia pure con risorse inferiori, lo stesso livello di garanzie e di diritti per i cittadini".
"Risulta francamente difficile conciliare la carenza di fondi con il mantenimento delle garanzie dei diritti", commenta Simone Dal Pozzo, redattore della bozza di documento del Comitato Nazionale "articolo 32" da sottoporre per l'approvazione ai soggetti che fanno parte del comitato e che si sono riuniti a Guardiagrele (CH) lo scorso 11 dicembre.
"In effetti - prosegue - dalla lettura della prima bozza del Patto per la Salute è difficile che dalla situazione attuale si possa addirittura elevare la qualità, soprattutto se si considerano, tra le altre, alcune scelte che la Conferenza si accinge ad esaminare.
Mi riferisco alla decisione di riconvertire tutti gli ospedali italiani con meno di 120 posti letto. Purtroppo l'esperienza delle regioni commissariate ha chiarito che la riconversione dei piccoli ospedali non corrisponde affatto al miglioramento della qualità dei servizi.
Se consideriamo i casi dell'Abruzo e del Lazio, ad esempio, ci si rende conto che le strutture terrotoriali che dovevano sostituire gli ospedali (i presidi di Assistenza in Abruzzo e gli ospedali distrettuali nel Lazio) non hanno mai veramente funzionato come ci si aspettava. E questo è tanto più vero se si considera che gli ospedali che dovevano essere chiusi e che grazie alle azioni legali sono rimasi, almeno per ora aperti, oggi costituiscono la valvola di salvezza per l'assistenza sanitaria.
E' il caso, ad esempio, dell'ospedale di Guardiagrele (CH) o di Anagni (FR) che continuano a ricoverare pazienti affetti da patologie acute, anche di media e alta complessità.
Il modello delle regioni commissariate - prosegue Dal Pozzo - che pare essere il riferimento per il nuovo Patto, ha dimostrato di non funzionare ed è questo uno degli aspetti sui quali il Comitato Nazionale intende promuovere la sua azione".
La bozza del nuovo Patto per la Salute, poi, mette in evidenza un'altra grave criticità. Si tratta del tema del personale.
Le Regioni ammettono che sanzionare il deficit con il solo blocco del turn over ha costituito in alcuni casi una lesione dei livelli essenziali di assistenza e che, addirittura, spesso è sono state adottate soluzioni spesso più onerose del problema da risolvere.
"Si chiarisce - aggiunge Dal Pozzo - che è più costoso sopperire a carenze di organico con turni aggiuntivi o convenzionamenti con privati che con nuove assunzioni, tanto che lo stesso legislatore ha previsto la possibilità di intervenire sbloccando il turn over".
Un capitolo interessante della bozza riguarda la proposta di interventi per modificare i poteri dei Commissari "anche per una più idonea difesa davanti al TAR".
"Questa scelta - conclude Simone Dal Pozzo che ha difeso comuni e comitati in tre delle cinque regioni commissariate contro i Programmi Operativi che hanno chiuso i piccoli ospedali - conferma la forza degli argomenti portati davanti al Tribunali, forza alla quale si è cercato di reagire con provvedimenti normativi che hanno annullatoi le sentenze dei TAR".
Nei prossimi giorni il Comitato promuoverà una iniziativa di sensibilizzazione partendo dall'approvazione del "documento base" del Comitato Nazionale (oggi all'esdame dei comuni e dei comitati promotori) e, quindi, sollecitando i Ministeri e la stessa Conferenza Stato-Regioni all'adozione di misure che non aggravino ulteriormente il quadro attuale.
Diritto alla salute
Convegno domenica 11 dicembre
“Diritto alla salute, diritto calpestato”. Questo
è il titolo del
convegno che si
terrà domenica mattina a Guardiagrele
dalle 10.30 presso il Cinema Garden.
L’iniziativa si pone come momento di confronto tra le esperienze di quattro delle cinque regioni commissariate per il debito sanitario e vedrà la partecipazione qualificata di amministratori pubblici e comitati che
hanno intrapreso azioni legali contro i Commissari regionali e le aziende
sanitarie a causa dei drastici tagli agli ospedali delle zone interne.
L’incontro sarà introdotto dai quattro capigruppo di centrosinistra al
consiglio provinciale: Nicola Tinari (PRC), Eliana
Menna (IdV), Camillo D’Amico (PD) e Giovanni Mariotti
(SEL).
Seguiranno, quindi, gli interventi di Armando Sammartino e Franco Di Nucci del comitato “Articolo 32” di Agnone, in Molise; Alessandro Compagno e Piero Ammanniti, del comitato “Salviamo l’ospedale” di
Anagni, in provincia di Frosinone; Luciano Monticelli, sindaco di Pineto e
Pierluigi Mattucci e Giuseppe Forcella di Atri; Vincenzo Cesareo, Direttore del Dipartimento Ospedaliero degli Ospedali Riuniti
Tirreno-Casentino di Cetraro, in provincia di Cosenza; Francesco Pelliccia
e Claudia Di Pasquali, rispettivamente sindaco e presidente del Consiglio Comunale di Subiaco, in provincia
di Roma.
I lavori saranno conclusi dai consiglieri del gruppo “Guardiagrele il bene in comune” Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando e Gianluca Primavera,
promotori dell’iniziativa.
“La provenienza dei relatori fa comprendere come il problema della tutela dei piccoli ospedali non sia un problema locale, ma nazionale. Il sottotitolo dell’iniziativa, poi,
“difendiamo la sanità pubblica” vuole sottolineare il fatto che non è solo un problema di tutela di piccoli ospedali e, quindi, come in molti accusano, di campanili, ma di un modo
di fare politica sanitaria a scapito di fasce numerose e spesso vulnerabili (per il fatto di risiedere in zone interne, per l’età media non certamente bassa, per la mancanza
assoluta di servizi alternativi o complementari).
Basta considerare che i bacini di utenza dei cinque ospedali di Agnone, Anagni, Atri, Subiaco, Cetraro e Guardiagrele si aggirano complessivamente intorno ai cinquecentomila
abitanti (non è, infatti, coinvolta solo la popolazione dei comuni sedi delle strutture). A livello nazionale, quindi, parliamo di milioni di cittadini il cui diritto alla salute
viene messo in crisi dalle scelte dei ministeri (salute ed Economia) e delle regioni.
Tutte le realtà delle quattro regioni coinvolte hanno fatto i conti con i Tribunali per difendere il diritto a mantenere in vita gli essenziali servizi sanitari e in tutti i casi,
almeno fino ad ora, le ragioni del diritto hanno prevalso su quelle dell’economia.
Insomma, alla prova dei fatti, i Programmi Operativi di Abruzzo, Molise, Lazio e Calabria stanno mostrando fortissimi limiti e questo sancisce il fallimento di una politica
sanitaria che non vuole fare i conti con i territori e, quando va male, che si basano su teorie indimostrate o, peggio, fondate su numeri falsi.
Davanti ai Tribunali, infatti, i numeri che giustificherebbero, secondo i commissari, la chiusura degli ospedali, sono stati smentiti. Questo verranno a raccontarci i rappresentanti
delle amministrazioni e dei comitati che, con noi, hanno condiviso la battaglia legale.
L’11 dicembre del 2010, grazie al decreto del Consiglio di Stato, l’ospedale di Guardiagrele era salvato dalla manovra del commissario regionale alla sanità; esattamente a distanza
di un anno da quel traguardo, vengono a Guardiagrele a parlarci di realtà che hanno riacquistato una speranza proprio sulla scia dell’azione legale promossa per il SS.
Immacolata.
Il convegno di domenica non sarà un punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro condiviso con le altre regioni per portare all’attenzione anche del neo ministro una proposta concreta
che tenga realmente conto delle esigenze di popolazioni spesso costrette a rivolgersi lontano, come dimostra la mobilità passiva in Abruzzo.
Sarà interessante verificare come le problematiche del nostro territorio sono praticamente identiche a quelle delle altre regioni: carenza di personale, servizi territoriali che non
funzionano, rete dell’emergenza non idonea, non condivisione delle scelte…
L’incontro di domenica si colloca proprio nel momento in cui la sorte dell’ospedale di Guardiagrele è messa ancora una volta in discussione dall’atto aziendale della ASL di
Chieti.
Contro questo atto oggi stesso abbiamo notificato un nuovo ricorso (il sesto, ormai) e confidiamo che il Tribunale vorrà sospendere tutti i provvedimenti impugnati e trasmettere
finalmente gli atti alla Corte Costituzionale. Alla Consulta chiediamo che venga dichiarata contraria alla Costituzione il decreto legge 98/2011 che, convertendo in legge il
Programma Operativo che il TAR aveva annullato, ha fatto rivivere ciò che il TAR aveva già bocciato”.
Ospedale di Subiaco
Il Consiglio di Stato sospende la chiusura
Il Comune di Subiaco comunica che il Consiglio di
Stato, con provvedimento monocratico in via d’urgenza, ha accolto l’appello cautelare
avverso l’ordinanza del Tar che rigettava la richiesta
di sospensiva riguardo l’efficacia del provvedimento azienzale di chiusura del reparto di terapia intensiva
dell’ospedale “A. Angelucci” di Subiaco.
Lo ha comunicato telefonicamente al
Sindaco Pelliccia l’Avv. Simone Dal Pozzo, incaricato recentemente dai Comuni di Subiaco, Rocca Canterano,
Agosta, Cervara di Roma, Anticoli Corrado,
di curare gli interventi ad adiuvandum nel
ricorso promosso a gennaio scorso dalla
Comunità Montana dell’Aniene; in corso di formalizzazione
anche gli interventi dei Comune di Vallepietra e Rocca Santo
Stefano.
Alla luce del provvedimento odierno, il
reparto di rianimazione non potrà essere dismesso, almeno sino al 13
gennaio, giorno in cui è stata fissata l’udienza sul merito cautelare. “E’ il doveroso riconoscimento
degli sforzi e delle istanze dei cittadini della Valle dell’Aniene;
ora attendiamo con trepidazione e giustificata speranza il provvedimento di merito. Bisogna
continuare a marciare uniti, senza perderci
dietro inutili e dannose schermaglie: questa
rimane l’unica strada per ottenere i risultati
che con grande sacrificio percorriamo quotidianamente, amministratori e cittadini” è il commento del Sindaco dr. Francesco
Pelliccia.
Ufficio Stampa del Comune di Subiaco
L'ospedale di Anagni non chiude
Il Consiglio di Stato sospende gli atti
La terza sezione del Consiglio di Stato, in
accoglimento dell'appello promosso dal comitato
"Salviamo l'ospedale di Anagni" contro l'ordinanza del TAR Lazio che
aveva rigettato la sospensiva degli atti commissariali di chiusura
dell'ospedale di Anagni, ha ribaltato le sorti del presidio
anagnino.
L'ospedale, in base all'ordinanza
depositata oggi all'esito dell'udienza del 26 agosto,
non dovrà chiudere dal 1° ottobre come era previsto nei provvedimenti del
Commissario alla sanità negli atti che sono stati sospesi.
L'esito era stato anticipato all'inizio del mese
quando, con un decreto monocratico, era stato salvato
il pronto soccorso. Oggi la portata del provvedimento
che sospende i provvedimenti commissariali è estesa all'intero presidio ospedaliero.
Il comitato di Anagni è stato rappresentato dall'avvocato Simone Dal Pozzo che ha già ottenuto analoghi risultati a Guardiagrele (in Abruzzo) e ad Agnone (in Molise).
"L'ordinanza del Consiglio di Stato - commenta
l'avvocato Dal Pozzo - coglie nel segno e fa suoi tutti gli
argomenti che avevamo portato alla sua attenzione. Eravamo
convinti che l'ordinanza del TAR di fine maggio fosse
ingiusta poichè considerava esaustiva una istruttoria che oggi,
invece, appare gravemente lacunosa e carente come
avevamo dimostrato negli atti difensivi e con i documenti".
Queste le motivazioni dell'accoglimento:
"Visto che con i provvedimenti impugnati in primo
grado, tra l'altro, è disposta la chiusura dell'ospedale di
Anagni a partire dal 1 ottobre 2011;
Considerato che, allo stato, gli atti di causa suffragano la fondatezza, tra l'altro, della censura di difetto di istruttoria dei
provvedimenti suddetti, risultando una palese
discordanza tra i dati statistici regionali
relativi ad una ridotta utilizzazione della
struttura ospedaliera in questione (al di sotto dei parametri stabiliti come minimi) e quelli rilevabili dalla documentazione allegata daglia ppellanti;
Rilevato che la struttura ospedaliera come attualmrente
organizzata, dotata di unità di terapia intensiva e di varie unità operative, serve un bacino
di 80.000 assistiti circa, residenti in oltre 10 Comuni
della zona;
Considerato, altresì, che, ad un primo esame, la
diversa tipologia di presidi sanitari prevista è idonea a garantire prestazioni sanitarie di portata molto circoscritta;
Ritenuto, pertanto, che la disposta chiusura del
suddetto ospedale arrecherebbe danno grave ed
irreparabile agli appellanti, residenti nella
zona servita da tale struttura ospedaliera, in quanto
li priverebbe dell'accesso, con modalità ragionevoli, ad un
livello di assistenza sanitaria effettivamente
corrispondente alle esigenze terapeutiche richieste
da patologie molto diffuse".
"Come si vede - commenta l'avv. Simone Dal Pozzo - l'ordinanza è
particolarmente articolata perchè prende in considerazione gli aspetti più importanti della
vicenda e sottolinea come gli atti commissariali non
siano sostenuti dalla necessaria istruttoria.
Questo provvedimento chiude la fase cautelare del
giudizio, ma contiene elementi che saranno
certamente utili nella fase di merito, visto che il difetto di istruttoria è uno
dei motivi di
annullamehto dell'atto amministrativo".
L'ordinanza invita il TAR Lazio a fissare sollecitamente l'udienza di merito e quella sarà la sede nella quale verrà emessa la
sentenza definitiva.
Va sottolineato come dei 24 ospedali per i quali i
decreti della Polverini prevedevano la chiusura,
quello di Anagni è probabilmente l'unico che viene
interamente salvato grazie all'azione giudiziaria.
L'ordinanza non può essere impugnata , ma solo eseguita dalle Amministrazioni
interessate. Regione, Commissario e ASL dovranno, quindi, assicurare la
funzionalità dell'ospedale di Anagni che, in questo modo, potrà
continuare ad assolvere la sua funzione di tutela della salute dei
cittadini dell'intero comprensorio.
"La situazione di Anagni - aggiunge l'Avv. Simone
Dal Pozzo - mi spinge ad un confronto con la regione
Abruzzo, nella quale risiedo. Da noi, a causa di una previsione nella
recente manovra finanziaria, gli atti del
Commissario che chiudevano i piccoli ospedali,
inizialmente annullati dal TAR sono stati trasformati in legge. Se questa norma fosse stata scritta anche per la regione
Lazio, oggi non avremmo ottenuto questo risultato".
Ceprano
Il Consiglio di Stato boccia la ASL
Il Consiglio di Stato ha rigettato l'appello promosso dalla ASL di Frosinone contro l'ordinanza del TAR che aveva dato ragione a tre medici dell'ospedale di
Ceprano.
I sanitari si erano scagliati contro la decisione della ASL di eliminare il punto di Primo Soccorso quando tale previsione non era contemplata dai provvedimenti
regionali.
La ASL di Frosinone, che aveva deciso di impugnare l'ordinanza perchè decisa ad andare avanti nel suo disegno, si vede ora impossibilitata a farlo perchè il Consiglio di Stato ha
sostanzialmente detto che questo non è possibile.
Insomma, l'Azienda Sanitaria, che voleva fare addirittura di più di quello che la Regione aveva deciso, si trova di fronte ad una solenne bocciatura.
La situazione dell'ospedale di Ceprano, però, non è assimilabile a quella degli ospedali dei quali è, invece, prevista la chiusura totale, come Anagni e Pontecorvo
che attendono nelle prossime settimane le decisioni sui ricorsi da loro presentati.
Infatti, in questi ultimi casi, oggetto del ricorso sono gli atti commissariali che hanno deciso la disattivazione degli ospedali. Il caso di Ceprano, invece, riguarda il solo servizio di emergenza che, sebbene salvato dalla Regione, era messo in pericolo da una ingiustificata previsione della ASL.
Piccoli ospedali
Il punto sui ricorsi
Il movimento creato intorno alla tutela dei piccoli ospedali ha
prodotto impegni, in termini di azioni legali, nelle diverse regioni
commissariate che si sono trovate di fronte a provvedimenti
fortemente penalizzanti.
Grazie all'azione del comitato "articolo 32", che ha fatto conoscere l'azione
portata avanti dal gruppo consiliare di opposizione al comune di
Guardiagrele, altre iniziative giudiziarie sono nate ed attendono il pronunciamento dell'Autorità
Giudiziaria.
Il comitato "articolo 32" di Agnone attende per il prossimo 11 maggio la discussione davanti al TAR Molise del ricorso
presentato contro una pluralità di provvedimenti adottati tanto dal Commissario quanto dal Direttore Generale dell'Azienda
Regionale. Il ricorso è stato curato dagli avvocati Franco Cianci di Termoli e Simone Dal Pozzo di Guardiagrele.
Per il 25 maggio, invece, si attende la decisione sulla sospensiva chiesta dal comitato in difesa dell'ospedale
di Anagni che ha impugnato i provvedimenti del Commissario alla sanità che prevedono la chiusura del
presidio anagnino. Il ricorso, anche in questo caso curato dall'Avvocato Simone Dal Pozzo, è stato presentato in una pubblica assemblea lo scorso 22 aprile e giovedì 11 maggio sarà
probabilmente oggetto di discussione anche davanti al consiglio comunale convocato sul tema dell'ospedale.
In Abruzzo, il comune di Pineto ha presentato ricorso contro il ridimensionamento dell'ospedale di Atri e la discussione
davanti al TAR è fissata per il prossimo 22 giugno anche se le insistenti voci di provvedimenti immediati fanno pensare che vi potrà essere un
pronunciamento anche prima di quella data.
A fine aprile, nel Lazio, il ricorso presentato dal comune di Bracciano per scongiurare la chiusura dell'ospedale ha ottenuto un primo
successo grazie alla sospensiva concessa a causa della inadeguata istruttoria sul tema della tutela dell'emergenza sanitaria.
Il comune e il comitato di Pontecorvo (FR), invece, si sono visti rigettare la sospensiva sulla
base della presunta obbligatorietà dell'azione del Commissario che sarebbe tenuto ad adottare i provvedimenti che ridimensionano la sanità
pubblica a causa del piano di rientro sottoscritto con il governo nazionale.
Esito negativo anche per l'ospedale di Trebisacce, in Calabria, che, a fine gennaio, si è vista respinta la sospensiva degli
atti commissariali che, con il patrocinio dell'Avv. Giuseppe Mormandi, erano stati impugnati.
Tornando in Abruzzo, va segnalato che è attesissima la sentenza di merito del TAR davanti al quale il 23 marzo sono stati
discussi vari ricorsi relativi alla disattivazione dell'ospedale di Guardiagrele. Ricorsi sono stati presentati dai comuni
di Casoli, Pescina,. Gissi, Tagliacozzo e Guardiagrele. Anche il gruppo consiliare di centrosinistra aveva impugnato
gli atti commissariali ottenendo, unico caso in Italia, una sospensiva dal Consiglio di Stato lo scorso 14 gennaio.
Come si vede, ci troviamo di fronte ad un quadro composito che, per ora, consegna la sensazione che, per
difendere il diritto alla salute, sia necessario rivolgersi alla Magistratura e non alla politica.
150° dell'Unità d'Italia
Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Anagni manifesta a Roma
Lo scorso 13 ottobre
Riportiamo la notizia apparsa sul sito anagnimiacitta.net su un manifestazione che si è svolta a Roma lo scorso 13 ottobre.
L'iniziativa è stata promossa contro il nuovo Piano Sanitario Regionale che prevede il taglio di diversi ospedali del territorio, tra cui quello anagnino, secondo
il disegno della Presidente della Regione Lazio Renata Polverini.
Molti manifestanti sono scesi in piazza per dire No a quest’ennesimo attacco alla sanità pubblica locale che sta pagando notevolmente questo “riordino”
che metterà fortemente in ginocchio il servizio ospedaliero della provincia di Frosinone.
Interessante, in tale contesto, il commento di Alessandro Compagno, presidente dell’Associazione Das (Diritto alla Salute) che da tempo combatte contro queste
perpetuate scelte aziendali e che commenta in tal modo la vicenda, legando indissolubilmente la violenza ambientale sul territorio con l’attuale piano di privazione sanitaria.
"Anagni e il territorio della Valle del Sacco hanno dato moltissimo allo sviluppo economico della Ciociaria e del Lazio Meridionale, ma attualmente ne stanno
subendo pesanti conseguenze con l’avvelenamento dell’intero comprensorio fluviale.
Questo sta comportando un continuo e indiscutibile incremento delle patologie tumorali, respiratorie e cardiovascolari. Anagni e il suo territorio hanno
dunque bisogno di una maggiore presenza della Sanità Pubblica. Ridimensionare o lasciare morire l’Ospedale di Anagni significa impoverire la Sanità Ciociara
senza, nel contempo, offrire alternative praticabili a chi vive, lavora, studia e trascorre il suo tempo libero sul nostro territorio.
Per questo ci si attendeva che la Regione Lazio invertisse la tendenza fin qui rovinosa per la Sanità nella Provincia di Frosinone. Ora è arrivato il nuovo piano
Polverini che smantella gran parte degli ospedali esistenti in Ciociaria, ma in cambio di cosa? se ancora neanche funziona il nuovo ospedale di Frosinone di cui non si conosce
esattamente la vera natura.
Ormai sembra che i tagli siano inevitabili, anche se ci attendevamo scelte piu’ trasparenti e concertate con i rappresentanti del territorio. I ciociari in generale
e gli anagnini, in particolare, sono abituati ai sacrifici, ma vogliono che questa volta i risparmi derivanti dai sacrifici rimangano nel territorio e servano per rilanciare
veramente un nuovo modello di sanità incentrato sui servizi territoriali e sulla prevenzione, come è stato ampiamente promesso negli ultimi anni".
Grazie a questo e altri contributi ci aspettiamo che il comitato nazionale si allarghi.
www.anagnimiacitta.net
Gemellaggio Lazio-Calabria
Dal web
Erano diverse centinaia i sindaci e i cittadini laziali che si sono riuniti il 13 ottobre sotto il Ministero dell'Economia, a Roma.
Centri più o meno piccoli, delle province di Viterbo e Frosinone in primis, colpiti dal piano regionale per il rientro dal deficit sanitario varato dalla giunta di
Renata Polverini.
In via XX settembre si sono raccolte numerose associazioni e sigle sindacali, in primo luogo la Cgil della Pubblica amminisitrazione.
Presenti anche Legambiente e il partito di Rifondazione Comunista-Comunisti italiani.
Sul palco, a dar man forte ai sindaci e ai rappresentanti dei cittadini, l'ex vicepresidente della giunta regionale, Esterino Montino.
Perché non promuovere un gemellaggio, piccoli ospedali della Regione Lazio e piccoli ospedali della Calabria?
L'equazione è subito fatta: Regione Lazio sta a Regione Calabria come Scopelliti sta alla Polverini...risultato assistenza zero e cittadini incazzati.
Questo il breve comunicato sul sito www.rossocetraro.blogspot.com
Solidarietà dal web
Per allargare il comitato
La solidarietà arriva grazie al web.
Questo è l'appello pubblicato sul sito www.dirittoallasalute.it.
"Anche in Abruzzo i tagli alla sanità sono all'ordine del giorno.Per questo è nato Articolo 32 - comitato nazionale per la tutela della
salute e dei piccoli ospedali.
Chiedete e fate richiedere amicizia su fb...il profilo è "Comitato nazionale articolotrentadue".
Anche questo è uno strumento utile per dimostrare la forza del Comitato.
Il Comitato si sta allargando e c'è già chi propone un incontro a Roma per discutere sul problema".
Difendiamo l'ospedale di Anagni
Dal Lazio
Anagni e il territorio della Valle del fiume Sacco hanno dato moltissimo allo sviluppo economico della Ciociaria e del Lazio Meridionale, ma attualmente ne stanno
subendo note pesanti conseguenze con l’avvelenamento dell’intero comprensorio fluviale.
Questo sta comportando un continuo e indiscutibile incremento delle patologie tumorali, respiratorie e cardiovascolari. Anagni e il suo territorio hanno dunque bisogno di una
maggiore presenza della Sanità Pubblica.
Ridimensionare o lasciare morire l’Ospedale di Anagni significa impoverire la Sanità Ciociara senza, nel contempo, offrire alternative praticabili a chi vive,
lavora, studia e trascorre il suo tempo libero sul nostro territorio. Per questo ci si attendeva che la Regione Lazio invertisse la tendenza fin qui rovinosa per la
Sanità nella Provincia di Frosinone.
Ora è arrivato il nuovo piano Polverini che smantella gran parte degli ospedali esistenti in Ciociaria, ma in cambio di cosa? se ancora neanche funziona il nuovo
ospedale di Frosinone di cui non si conosce esattamente la vera natura.
Ormai sembra che i tagli siano inevitabili, anche se ci attendevamo scelte piu’ trasparenti e concertate con i rappresentanti del territorio. I
ciociari in generale e gli anagnini, in particolare, sono abituati ai sacrifici, ma vogliono che questa volta i risparmi derivanti dai sacrifici rimangano nel territorio e servano
per rilanciare veramente un nuovo modello di sanità incentrato sui servizi territoriali e sulla prevenzione, come è stato ampiamente promesso negli ultimi anni.
Alessandro Compagno
Presidente Associazione Diritto alla Salute
http://www.dirittoallasalute.com
Articolo 32
Nasce il Comitato Nazionale
"Articolo 32” non è solo un richiamo alla norma costituzionale che riconosce il fondamentale diritto alla salute. E’ uno spazio nato dall’esigenza di mettere in comunicazione quanti si impegnano nella battaglia di civiltà e legalità contro la chiusura dei piccoli ospedali; è un comitato aperto all’adesione di chiunque intenda condividere questa battaglia.
